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Domenica 19 Novembre 2017 | 08:00

Indagine al Comune di Bari sulla tutela di gay e lesbiche «Non siamo omofobi, però...»

Indagine al Comune di Bari sulla tutela di gay e lesbiche «Non siamo omofobi, però...»
BARI - Nessuna discriminazione nei confronti di gay e lesbiche. Ma se il rapporto dall’ambito lavorativo si trasferisce nella sfera privata i pregiudizi prendono il sopravvento, soprattutto se fra gli ospiti della festa alla quale si partecipa c’è un transessuale. È la sintesi della prima indagine pilota condotta fra i dipendenti del Comune che dal 16 maggio al 4 giugno scorso hanno risposto a un questionario anonimo online.

Il campione riguarda soltanto il 30 per cento del personale che ha aderito all’iniziativa, la cui età media si aggira sui cinquant’anni, che nel 49 per cento dei casi ha una laurea e nel 45 per cento un diploma di scuola superiore.

L’87 per cento degli intervistati dichiara di non avere difficoltà a lavorare con colleghi omosessuali; questa percentuale scende al 70% quando il collega è un trans. Il 67 per cento non avrebbe difficoltà ad avere un capo ufficio omosessuale (basta che sia competente), mentre è problematico averlo transessuale per il 15,5 per cento. Il 65% non ritiene l’omosessualità una minaccia alla famiglia, mentre il transessualismo lo sarebbe per il 50 per cento del personale. L’80 per cento ritiene di poter essere un buon genitore se avesse un figlio omosessuale, ma la percentuale scende al 65 per cento nel caso di un figlio transessuale. Le stesse percentuali di lavoratori hanno assicurato di non avere preclusioni nel caso in cui i propri figli avessero insegnanti omosessuali e transessuali. Per l’83 per cento degli intervistati l’omosessualità non è una malattia e per il 60 per cento la transessualità non è una perversione. Il 60 per cento è d’accordo con l’iscrizione negli elenchi anagrafici delle unioni civili anche delle persone omosessuali.

L’indagine è stata sollecitata dal tavolo tecnico LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali), istituito tre anni dall’ex sindaco Michele Emiliano. L’anno successivo fu inaugurato l’Ufficio LGBTQI del Comune.

«La città di Bari, dopo Bologna - dice il sindaco Antonio Decaro - è la seconda in Italia ad aver realizzato questo tipo di ricerca scientifica con l’obiettivo di contrastare eventuali forme di discriminazione all’interno dei luoghi di lavoro. Vogliamo capire con quali strumenti possiamo cominciare a rendere le istituzioni luoghi dei diritti e dei doveri uguali per tutti. Le istituzioni devono essere luoghi dove tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento o dall’identità sessuale, possono sentirsi riconosciute e tutelate».

La ricerca è stata condotta da un gruppo di lavoro formato da Alessandro Taurino, docente di Psicologia clinica dell’Università, Luca Quagliarella, psicoterapeuta e componente dell’equipe psicologica del Day-Hospital Disturbi identità di genere dell’Università, e da Elena Laterza, che dal 2012 al giugno 2014 ha coordinato, nella veste di portavoce di Emiliano, i lavori del tavolo e dell’ufficio LGBTQI.

Decaro vorrebbe esportare tale metodologia di conoscenza in tutti i Comuni dell’area metropolitana: «Vogliamo rendere un servizio di civiltà al nostro Paese. Un bambino che cresce sentendosi libero di essere quello che è, diventa un adulto felice, che vive, studia, lavora e contribuisce alla crescita di una società sana. Riconoscere la libertà di ognuno significa rispettare quella di tutti».

Le associazioni chiedono che a tutte le coppie omosessuali venga garantita la possibilità di ottenere un permesso in caso di malattia del compagno, così come avviene per le famiglie tradizionali.

ant. fan.

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