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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 23:20

Appalti a Bari, proposta società di Degennaro  patteggiamento 4 mln

Appalti a Bari, proposta società di Degennaro  patteggiamento 4 mln
BARI – Una proposta di patteggiamento alla pena pecuniaria di complessivi 4,2 milioni di euro è stata avanzata da parte delle cinque società del gruppo Degennaro coinvolte nel procedimento penale su presunti appalti truccati banditi dal Comune di Bari. L’indagine è quella relativa alla realizzazione dei due parcheggi interrati di piazza Cesare Battisti e piazza Giulio Cesare e del centro direzionale del rione San Paolo. I difensori delle società, tra le quali anche la Dec Spa, hanno raggiunto un accordo con la Procura sulla quantificazione del presunto profitto illecito. Le somme corrispondenti alla pena concordata – che dovrà essere ratificata da un giudice – sono attualmente sotto sequestro e in caso di patteggiamento saranno confiscate.

Le cinque società sono imputate ai sensi della legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, insieme con 28 persone fisiche. Imprenditori, professionisti e funzionari del Comune di Bari e della Regione Puglia, rischiano un processo per i reati, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione, falso materiale e ideologico, truffa e frode in pubbliche forniture. Tra i 28 imputati per i quali il pm Renato Nitti ha chiesto il rinvio a giudizio ci sono i costruttori baresi Daniele Giulio, Gerardo e Vito Michele Giacomo Degennaro, all’epoca amministratori della Dec Spa e Giovanni Degennaro, presidente del Consorzio Sviluppo e Costruzioni. Rischiano il processo anche l’allora dirigente del settore Urbanistica del Comune di Bari, Vito Nitti, il responsabile della procedura Via dell’assessorato all’ecologia della Regione Puglia, Gennaro Russo e i direttori dei cantieri, dipendenti della Dec, Raffaele Contessa e Michele Corona.

Secondo la Procura di Bari esisteva un vero e proprio "sistema Degennaro" che tra il 2004 e il 2007 ha pilotato gli appalti. L’indagine nel marzo 2012 portò all’arresto di sette indagati, tra cui i fratelli Daniele e Gerardo Degennaro.

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