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Sabato 18 Novembre 2017 | 22:09

«Varichina» essere gay a Bari negli Anni ‘70

«Varichina» essere gay a Bari negli Anni ‘70
BARI - Sono iniziate le riprese del docu-film Varichina – La vera storia della finta vita di Lorenzo De Santis, di Mariangela Barbanente ed Antonio Palumbo. Un film che nasce dall’inchiesta di Alberto Selvaggi (è l’unica mai realizzata), giornalista della «Gazzetta», sul famoso «popolano» gay barese degli Anni ‘70 ed ‘80. Difatti le sue «ricerche sul campo» nel quartiere Libertà e per Bari costituiscono un po’ il filo conduttore del racconto poi sviluppato dai due registi e sceneggiatori. Pertanto lo stesso Selvaggi è stato chiamato, come dicono Barbanente e Palumbo, «a recitare se stesso» nel film, che si avvale del contributo della Apulia Film Commission.

La Barbanente, una specialista in documentari fin dai lavori realizzati per l’Enea, sceneggiatrice per film e serie tv su Rai e Mediaset (Eravamo solo Mille, La squadra ecc…) e Palumbo, attore con Virzì e Vanzina, autore di geniali video, cliccatissimi su Youtube, hanno scelto Totò Onnis come protagonista, per impersonare il mitico Varichina per il quale Selvaggi nel suo citatissimo articolo propose, provocatoriamente, un busto di bronzo quale «pioniere del Gay Pride solitario stradaiolo trash».

Onnis, lo si sa, è attore di grande esperienza teatrale, con Luca Ronconi e Giuseppe Patroni Griffi, al fianco di Valeria Moriconi, Adriana Asti, Giuliana De Sio, e attualmente con Umberto Orsini, ma anche cinematografica, con Roberto Benigni o Federico Fellini. E si dichiara «molto felice di interpretare un mito come fu Lorenzo, che incontravo spesso sotto casa quando vivevo a Bari, perfino in carrozzella. Un uomo che è stato, a suo modo, un combattente senza paura».

«Io e Antonio leggemmo l’articolo di Selvaggi – spiega Barbanente – e lo trovammo di grande impatto. E pensammo subito di farci un film». «Viviamo ambedue a Roma, io da tanto e Mariangela praticamente da sempre – dice Palumbo – e chiamammo insieme Alberto per andare a conoscerlo, proponendogli la nostra idea: vorremmo fare un film sul tuo fantastico racconto. Lui rispose: “mah, fate ciò che volete”. Non immaginava che lo avremmo trasformato, suo malgrado, in una specie di attore di se stesso, sul set». «Francamente, non so come gli sia venuto in mente – conferma Selvaggi mentre la troupe lo sistema sotto telecamera in via Fieramosca, vestito tutto di verde –, però effettivamente nei mesi successivi mi chiamarono altri con la stessa proposta. Poi altri due registi per altre cose». E ironizza: «Reciterò anche in una scena porno con un contributo di Rocco Siffredi».

«Stiamo cercando di fare un buon film, anche se è stato un incubo perfino ricostruire gli occhiali di Lorenzo. Abbiamo scavato nel personaggio mediante le voci più vicine a lui», dice Palumbo. Molti infatti gli intervistati, amici, testimoni, vicini di casa. Tra le location, via Garruba, Piazza Cesare Battisti, con un ingresso in grande stile di Selvaggi tra la gente, piazza Umberto, il teatro di Mola, dove è stato studiato una specie di «film nel film». Ciò che il protagonista Onnis chiama «un racconto disincantato, ma anche dolente, per un eroe che almeno dopo la morte merita la nostra piccola ricompensa».

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