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Sabato 18 Novembre 2017 | 16:45

Prezzo dei medicinali proposta della Puglia «Stop favori alle lobby»

Prezzo dei medicinali proposta della Puglia «Stop favori alle lobby»
di Massimiliano Scagliarini

BARI - La proposta del ministro Beatrice Lorenzin rischia di scaricare sui cittadini i 2,3 miliardi di euro di tagli sul Patto della Salute, con un meccanismo che scarica sui cittadini i maggiori costi dei farmaci. E così anche la Puglia si accoda alle critiche di Piemonte e Veneto sul raggiungimento dell’Intesa di cui si discuterà oggi a Roma in conferenza dei presidenti. Ma i tecnici del governatore Nichi Vendola hanno alzato il tiro: se non passerà il loro emendamento sulla farmaceutica, già fatto proprio dalle altre Regioni, anche la Puglia si schiererà per il «no» all’accordo.

In ballo c’è il meccanismo per recuperare i 2,3 miliardi di minori trasferimenti (la Puglia perderà circa 260 milioni) sul fondo sanitario 2015. Il ministero ha proposto in sostanza di limitare il rimborso alla confezione con il prezzo al pubblico più basso: chi va in farmacia per l’Aulin, ad esempio, potrà ottenere gratuitamente un generico nimesulide (che costa 1 euro), ma se vuole l’originale griffato ci rimette di tasca propria 20 centesimi. Per altri farmaci (ad esempio quelli basati sul Telmisartan) la differenza con il griffato può superare i 15 euro a confezione.

«Si tratta - secondo l’assessorato pugliese alla Salute - di un modo per non toccare i fatturati delle case farmaceutiche, scaricando sul cittadino i maggiori costi». E così i tecnici guidati dal direttore Vincenzo Pomo hanno presentato un contro-emendamento piuttosto tecnico ma che può essere banalizzato così: lasciare in fascia A (a rimborso pieno) soltanto il farmaco con il prezzo di riferimento inferiore, e spostare in fascia C (dunque a pagamento) tutti gli altri. Nell’esempio di prima, il cittadino che vorrà l’Aulin dovrà pagarlo per intero e sarà dunque indotto a scegliere il generico. «In questo modo - è la posizione della Puglia - le case farmaceutiche saranno portate ad abbassare i prezzi dei griffati, facendo risparmiare il sistema».

È evidente che, trattandosi di una proposta di buon senso, non passerà mai. Ma all’emendamento pugliese si sono accodate moltre altre Regioni che ritengono, come Vendola, che la proposta Lorenzin sia un regalo alle lobby.

L’altro tema sul tavolo, anche questo molto sentito, riguarda la responsabilità patrimoniale dei medici in caso di prescrizioni inappropriate. La proposta del ministero, per come è formulata, si applica solo ai medici dipendenti che rischiano di pagare l’inappropriatezza con un taglio del salario accessorio. Le Regioni (la Puglia si è allineata) hanno però detto che, se responsabilità dev’essere, allora il principio va esteso anche ai medici di famiglia: l’idea è che un farmaco prescritto con troppa leggerezza (o una Tac di troppo) possa portare la Asl ad addebitarla al medico che l’ha richiesta, a prescindere se si tratta di un convenzionato o di uno strutturato.

L’intesa delle Regioni è insomma molto lontana. Anche per quello che riguarda i cosiddetti farmaci innovativi (ad esempio quelli per l’epatite C) che il ministero vorrebbe escludere dal tetto dei rimborsi: il risultato è che finirebbero per intero a carico delle Regioni, senza nemmeno il contributo delle aziende farmaceutiche. In Puglia i 260 milioni di minori trasferimenti dovrebbero essere assorbiti in quota parte con minori spese correnti e per il resto con una riduzione degli investimenti in conto capitale. Entro fine mese dovrebbe essere pronto il Dief, già annunciato a gennaio e poi rimandato per l’impossibilità di far quadrare i conti.

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