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Giovedì 23 Novembre 2017 | 12:26

«Omicidio Labriola» Gup: crimine feroce tristemente annunciato

BARI – L'omicidio della psichiatra barese Paola Labriola, uccisa da un paziente mentre era al lavoro nel Centro di Salute Mentale di via Tenente Casale a Bari il 4 settembre 2013, è stato un crimine "di autentica ferocia indegna di un essere umano" ma "tristemente annunciato" perchè gli organi preposti non hanno "mai previsto alcun tipo di pur minimo assetto o presidio di sicurezza a tutela del personale". Lo scrive il gup del Tribunale di Bari Roberto Oliveri del Castillo nelle motivazioni della sentenza
«Omicidio Labriola» Gup: crimine feroce tristemente annunciato
BARI – L'omicidio della psichiatra barese Paola Labriola, uccisa da un paziente mentre era al lavoro nel Centro di Salute Mentale di via Tenente Casale a Bari il 4 settembre 2013, è stato un crimine "di autentica ferocia indegna di un essere umano" ma "tristemente annunciato" perchè gli organi preposti non hanno "mai previsto alcun tipo di pur minimo assetto o presidio di sicurezza a tutela del personale". Lo scrive il gup del Tribunale di Bari Roberto Oliveri del Castillo nelle motivazioni della sentenza con cui nel novembre scorso ha condannato l’omicida, Vincenzo Poliseno, a 30 anni di reclusione.

Il giudice sottolinea la circostanza che "il centro era frequentato quotidianamente da soggetti con gravi turbe psichiche o con disagi del comportamento, anche già sottoposti a procedimenti penali per fatti violenti, come lo stesso Poliseno, che potevano in qualunque momento dar luogo ad esplosioni di rabbia incontrollata nei confronti di chiunque e specialmente di operatori sanitari". Su questo aspetto il pm Baldo Pisani ha chiuso nei giorni scorsi l’indagine sulle presunte responsabilità della Asl di Bari, contestando a dirigenti e funzionari i reati di concussione, omissione di atti d’ufficio, falso e abuso d’ufficio. Gli accertamenti sulle responsabilità della pubblica amministrazione devono essere "a tutela sia della memoria della vittima – scrive il gup – sia di chi continua ad operare quotidianamente in posti di frontiera, siano essi scuole, ospedali o presidi di salute mentale, nell’interesse della collettività e nel disinteresse della Pubblica amministrazione, salvo poi esprimere cordoglio e lutto nei casi di omicidi di servitori dello Stato che muoiono nell’adempimento del proprio dovere quotidiano".

Per il giudice quindi "resta da approfondire la questione legata ad eventuali negligenze da parte degli organi competenti" a garantire la sicurezza, "al fine di rendere la tragedia un monito affinchè in futuro non vi siano altre vittime del proprio dovere lasciate in balia degli eventi". Nel ripercorrere la vicenda, il gup riporta ampi stralci della perizia psichiatrica che aveva evidenziato la "visione sofferta dei rapporti interpersonali" di Poliseno, affetto da "disturbo antisociale e borderline di personalità", ma "capace di intendere e volere". Movente dell’omicidio, secondo il giudice, sarebbero stati futili motivi dovuti "a risentimento rabbioso per il trattamento medico ricevuto". "Avrebbe potuto suicidarsi Poliseno – si legge nelle motivazioni – e ha invece attuato un omicidio efferato e violento" che "potrebbe essere considerato il prodotto di una letale miscela". Un delitto eseguito con crudeltà, perchè l’assassino "ha sferrato ben 70 coltellate, infierendo in modo disumano e brutale contro la vittima, incurante e indifferente alle sue urla".

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