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Martedì 21 Novembre 2017 | 11:11

Azzannato da pitbull mentre i presenti plaudivano entusiasti

di GIANLUIGI DE VITO
BARI - Un richiedente asilo afghano è stato aggredito da tre pitbull mentre faceva rientro al Cara di Palese, ma l'agghiacciante particolare nella sua denuncia è che dalle ville vicine alcune persone presenti applaudivano e incitavano i cani. Il dolore di Ahid: «Non sono un animale. Non merito di essere sbranato». Qui gli unici «animali» sono quelli che si definiscono «umani». (nella foto una delle ferite riportate dall'uomo colpito ad entrambe le braccia e gambe)
Azzannato da pitbull mentre i presenti plaudivano entusiasti
di GIANLUIGI DE VITO
BARI - È sopravvissuto ai talebani che lo volevano kamikaze in Afghanistan. Ha rivisto la morte in faccia a Palese, azzannato da tre pitbull in via Cangiano, mentre tornava al Centro richiedenti asilo (Cara), dopo un pomeriggio trascorso a scuola per imparare a masticare un italiano di sopravvivenza. Ahid racconta: «Il dolore delle ferite è insopportabile. Ho male dappertutto. Ma la cosa peggiore è la paura. Non dormo la notte. Non capisco. Perché quando i cani mi sbranavano c’era gente che applaudiva? Perché?».

Ahid ha raccontato tutto ai carabinieri: «Erano le 18,30. Rientravo da Bari al Cara di Palese e percorrevo a piedi strada Cangiano. Notavo il cancello di una villa aperto, e contemporaneamente uscire tre cani, di cui uno di grossa taglia, di razza probabilmente pitbull, e due, sempre della stessa razza, ma di taglia media, mi aggredivano azzannandomi ad entrambi gli arti inferiori e superiori. A questo punto cercavo di difendermi e di coprirmi il volto poiché l’animale, quello più grosso, ha tentato in più riprese di colpirmi al volto. Con le braccia mi coprivo il viso. Venivo ripetutamente azzannato riportando lesioni».

Il dolore più grande di Ahid non è per i canini che s’infilzano. La rabbia che continua a mordere dentro è in altri dettagli: «Notavo nel cortile della villa due uomini e tre donne che incitavano gli animali battendo le mani. Notavo anche alcun bambini». L’umiliazione non si cicatrizza: «Non sono un animale. Non merito di essere sbranato da cani».
E da strada Cangiano, una donna in pigiama sbotta: «Qui non ne possiamo più di questi immigrati»

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