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Sabato 18 Novembre 2017 | 13:16

Psichiatra uccisa a Bari: 14 indagati per carenze sicurezza

BARI – La Procura di Bari ha chiuso le indagini sulle presunte responsabilità della Asl relative alla sicurezza nei centri di salute mentale dopo l’omicidio della psichiatra barese Paola Labriola, uccisa il 4 settembre 2013 mentre era al lavoro nel Csm di via Tenente Casale al quartiere Libertà di Bari. Per il delitto è stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione Vincenzo Poliseno.
Psichiatra uccisa a Bari: 14 indagati per carenze sicurezza
BARI – La Procura di Bari ha chiuso le indagini sulle presunte responsabilità della Asl relative alla sicurezza nei centri di salute mentale dopo l’omicidio della psichiatra barese Paola Labriola, uccisa il 4 settembre 2013 mentre era al lavoro nel Csm di via Tenente Casale al quartiere Libertà di Bari. Per il delitto è stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione Vincenzo Poliseno.

Nel fascicolo del pm Baldo Pisani sulla sicurezza dei Csm sono indagate 14 persone accusate, a vario titolo, di concussione, omissione di atti d’ufficio, falso e abuso d’ufficio. All’ex direttore generale della Asl di Bari Domenico Colasanto sono contestati i reati di omissione di atti d’ufficio per aver "omesso la predisposizione di un sistema di sorveglianza", di concussione per induzione, per aver indotto il funzionario della Asl di Bari Alberto Gallo, "paventando un trattamento deteriore" della sua posizione lavorativa, "a redigere falsi dvr (documenti di valutazione dei rischi) dei centri di salute mentale".

Documentazione falsa che sarebbe stata materialmente effettuata dallo stesso Gallo per il centro di via Tenente Casale e da altri due funzionari Asl, Baldassarre Lucarelli e Pasquale Bianco, per gli altri Csm (i tre rispondono di falso).

Il reato di concussione per induzione è contestato anche al segretario di Colasanto, Antonio Ciocia e ad un altro dipendente della Asl di Bari, Giorgio Saponaro, per aver "pressato con insistenza" Gallo nella predisposizione dei falsi Dvr. L’ex dg Colasanto, in concorso con l’allora capo di gabinetto della Regione Puglia Davide Pellegrino, risponde anche di abuso d’ufficio. I due avrebbero concordato la sospensione di Colasanto per 60 giorni dall’incarico di direttore generale della Asl, dopo che questi aveva ricevuto dalla magistratura barese l’avviso di garanzia.

L'avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato ad altre sette persone per una vicenda non legata al delitto Labriola. Dagli accertamenti disposti dal pm Pisani sarebbe infatti emerso che a dicembre 2013 Colasanto, già sospeso dall’incarico, in concorso con sei tra dirigenti e medici dell’ospedale San Paolo di Bari, avrebbe consentito ad una paziente di scavalcare le liste d’attesa per un intervento al seno. Per questa vicenda otto persone rispondono di abuso d’ufficio mentre la paziente anche di truffa per non aver pagato il ticket.

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