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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 21:30

Bari, reclama un lavoro sfonda la porta del sindaco

di LIA MINTRONE
BARI - Una storia di ordinaria follia dettata dalla disperazione e dal disagio quella accaduta, ieri, a Bari. Giubbotto nero, pantaloni neri, scarpe da ginnastica, borsa a tracolla, capelli legati a coda di cavallo. È entrata nel portone del Comune e ha sostato nell’atrio, vicino alla guardiania dove c’è il piantone dei vigili urbani. Poi, in uno strettissimo dialetto, ha iniziato a gridare e a inveire contro il sindaco, Antonio Decaro, e tutta l’amministrazione
Bari, reclama un lavoro sfonda la porta del sindaco
di LIA MINTRONE

BARI - Una storia di ordinaria follia dettata dalla disperazione e dal disagio quella accaduta, ieri, a Bari. Giubbotto nero, pantaloni neri, scarpe da ginnastica, borsa a tracolla, capelli legati a coda di cavallo. È entrata nel portone del Comune e ha sostato nell’atrio, vicino alla guardiania dove c’è il piantone dei vigili urbani. Poi, in uno strettissimo dialetto, ha iniziato a gridare e a inveire contro il sindaco, Antonio Decaro, e tutta l’amministrazione.

Lei, una donna del quartiere Libertà di soli 31 anni, chiedeva un lavoro per il marito. Un nucleo familiare composto da quattro persone. Maria, nome di fantasia della donna, il marito disoccupato, una figlia di 17 anni, avuta da Maria quando aveva appena 14 anni, e una bambina di 2 anni. Nessun reddito. Di qui l’angoscia che si è trasformata in furia. Maria è riuscita ad eludere il piantone dei vigili urbani ed è salita al primo piano dove c’è la stanza del sindaco. Ma prima di scagliarsi contro la porta del Capo di Gabinetto, ha mandato in frantumi la vetrata di accesso al piano. A quel punto non si è capito più niente. Per calmare la donna sono arrivati il capo di Gabinetto Vito Leccese, il consigliere Francesco Giannuzzi, e il giovane vicecapo di Gabinetto, Francesco Paolicelli.

«Purtroppo, casi come quello della signora, sono all’ordine del giorno - ci dice Leccese -. La gente disperata crede di poter ottenere dal Comune tutto e subito, dal lavoro alla casa all’assistenza sociale, ma questo non è possibile, qui non abbiamo la bacchetta magica». La signora Maria, quando è riuscita a calmarsi, ha spiegato che non vuole che il marito faccia la stessa fine dei suoi fratelli che sono tutti in galera. Lei vuole semplicemente che il marito abbia un lavoro onesto per poter mantenere la famiglia. «La signora l’avevo già incontrata a Natale- ci racconta Francesco Paolicelli -. Tamponammo l’emergenza del momento facendole pervenire, tramite l’assessorato al Welfare, alcuni pacchi di vari generi alimentari. Nel frattempo, le facemmo fare la richiesta per ottenere il sussidio mensile del minimo vitale che ammonta a circa 150 euro. Poi, la signora è tornata ieri ed è successo quello che sappiamo».

La domanda è, ma quattro persone possono vivere con 150 euro al mese? Paolicelli ci spiega che la signora Maria non può neanche accedere al progetto dei «Cantieri di cittadinanza attiva» ( il bando rivolto alle aziende che intendono attivare i tirocini formativi, della durata di 6 mesi, rivolti ai disoccupati destinatari dell’intervento, ndr) perché non ha neanche la licenza media, una delle clausole previste dal bando. «A volte, quando proponiamo la soluzione delle case-famiglia o l’intervento dei servizi sociali, queste persone hanno paura e non accettano perché temono che vengano allontanati i minori - ci spiegano Leccese e Paolicelli -. E le risorse a disposizione del Comune sono sempre più esigue».

Intanto, mentre raccogliamo dichiarazioni, un’altra famiglia sta sostando davanti all’ingresso del Comune: cerca una casa perché quella in cui vive è occupata abusivamente.

Ogni giorno, quasi, davanti a quel palazzo, sfila gente in preda alla disperazione più cupa. Bari è una città dove si registra una povertà sempre più diffusa e allarmante e, spesso, né il Comune né lo Stato sono in grado di dare risposte o, meno che mai, soluzioni. La conferma ci arriva dall’assessore comunale al Welfare: «I casi di povertà e di disagio sociale, che spesso sfociano in atti di violenza, aumentano ogni giorno nei confronti del Comune, degli Assessorati, dei Servizi sociali e dei Municipi», dichiara Francesca Bottalico. «Atti che aumentano proporzionalmente ai tagli inferti al welfare - aggiunge -. Proprio ieri sono stata, a Roma, dal ministro Alfano che ci ha comunicato nuovi tagli sia all’infanzia che agli anziani. E, tutto ciò, si aggiunge ai tagli che il welfare ha già fortemente subito. Ma il problema è che ora il disagio sta colpendo anche le categorie medie per colpa della perdita dei posti di lavoro».

Sì, assessore, ma che le mandiamo a dire alla signora Maria? «Sono disponibile ad affrontare il caso, chiederò di incontrare la signora e vediamo come possiamo intervenire».

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