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Giovedì 23 Novembre 2017 | 06:21

«Sud Est, quelle consulenze erano tangenti per Incalza»

BARI - L’ipotesi è che anche i soldi pagati dalle Ferrovie Sud-Est sottoforma di consulenze si trasformassero, almeno in parte, in tangenti destinate all’ingegnere brindisino Ercole Incalza e al suo collaboratore Sandro Pacella. È per questo che ieri i carabinieri del Ros, su disposizione della Procura di Firenze, hanno messo agli arresti domiciliari gli imprenditori Salvatore Adorisio e Angelantonio Pica
«Sud Est, quelle consulenze erano tangenti per Incalza»
BARI - L’ipotesi è che anche i soldi pagati dalle Ferrovie Sud-Est sottoforma di consulenze si trasformassero, almeno in parte, in tangenti destinate all’ingegnere brindisino Ercole Incalza e al suo collaboratore Sandro Pacella. È per questo che ieri i carabinieri del Ros, su disposizione della Procura di Firenze, hanno messo agli arresti domiciliari gli imprenditori Salvatore Adorisio e Angelantonio Pica, presidente e amministratore delegato della Green Field System: l’accusa, in concorso con Incalza (ex capo dell’Unità di missione del ministero delle Infrastrutture, già in carcere da due settimane) è di corruzione.

L’arresto è conseguenza del ritrovamento nella sede della Gsf, durante le perquisizioni di metà marzo, di due buste con circa 2.000 euro e della «contabilità» di circa 50mila euro che - secondo l’accusa - erano destinati a Incalza e Pacella. Questo perché, sempre secondo i magistrati fiorentini, la Gsf era un «canale tramite il quale grosse somme di denaro sono transitate dalle Ferrovie del Sud-Est» verso Incalza e Pacella, che anzi avrebbero intascato «buona parte delle uscite della società Green Field»: dalle Sud-Est, la Gsf ha ottenuto consulenze per 2,4 milioni dal 2006 al 2014. «I proventi derivanti da tale società, circa 700.000 euro, hanno pertanto costituito per Ercole Incalza la principale fonte di reddito negli anni 1999-2012 - scrive il gip -. Occorre, infatti, rilevare che il medesimo ha guadagnato di più dalla Green Field Systems che dallo stesso ministero delle Infrastrutture».

L’ordinanza cautelare eseguita ieri, e motivata con il rischio di inquinamento delle prove da parte di Adorisio e Pica, fa dunque fare un salto di qualità al fascicolo fiorentino sulle grandi opere che ha già portato alle dimissioni del ministro Maurizio Lupi, non indagato ma finito nella bufera per l’assunzione del figlio da parte di un imprenditore arrestato. L’ipotesi di base è che Incalza riuscisse a orientare verso l’ingegner Stefano Perotti gli incarichi di direzione lavori dei più grandi appalti affidati negli ultimi anni, in cambio di lucrose consulenze. Ma anche - questa è la novità - di tangenti «tradizionali», ovvero soldi in contanti. Il gip ritiene che Gsf sia stata costituita proprio per «mediare i rapporti di natura corruttiva fra Perotti, Incalza e Pacella, con l’erogazione di somme di denaro per questi ultimi due». Le indagini hanno stabilito che dopo aver lasciato il ministero delle Infrastrutture, a dicembre, Incalza stava per spostare il proprio ufficio proprio nella sede della Gsf. I carabinieri del Ros, a questo proposito, hanno intercettato una conversazione tra Pica e Pacella, con il primo che si offre di aiutare Incalza per il trasloco e il secondo che gli chiede «porta pure i saluti finali». I «saluti», secondo gli investigatori, erano tangenti: «Eh la Madonna - è la risposta di Pica - siete voraci, siete siete come le lumache». E il ritrovamento dei soldi durante le perquisizioni è stato considerato la dimostrazione del teorema accusatorio.

Nell’inchiesta di Firenze sono coinvolti anche i vertici delle Sud-Est. Sia l’amministratore unico, il tarantino Luigi Fiorillo, che il direttore tecnico Luciano Rizzo sono infatti accusati di due episodi di turbativa d’asta, uno relativo a una società riconducibile a Perotti e l’altro proprio alla Gsf. Ed è per questo che nelle perquisizioni delegate dall’autorità giudiziaria toscana, i Ros hanno acquisito anche le consulenze affidate dalle Sud-Est, oggi al vaglio per capire se si tratti di prestazioni effettivamente effettuate oppure di contratti stipulati per mascherare altre tangenti.

Due giorni fa, parlando con la «Gazzetta», il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha chiesto al premier Renzi il commissariamento delle Sud-Est. Ieri fonti vicine al governo giudicavano «molto probabile» e «imminente» la sostituzione di Fiorillo. Sul fronte giudiziario, invece, è possibile lo spacchettamento dell’inchiesta di Firenze: una buona parte potrebbe finire a Roma, mentre Bari potrebbe avere competenza sugli ipotizzati reati commessi dai vertici delle Sud-Est.

m.scagl.

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