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Martedì 21 Novembre 2017 | 15:04

Scontro D'Alema-cronista: mi dia il nome, la denuncio «Offende per 2mila bottiglie» «Mi spiace, collega ha detto cose false» Il giornalista: mia domanda lecita Il «lider maximo» e i giornalisti

ROMA – "Lei ha detto che ho venduto il vino durante una convention del Pd, come si chiama lei, scusi? Devo trasmettere al mio avvocato questa informazione. La prego di mandare questa registrazione, avrà una denuncia". E’ scontro - secondo quanto si vede in un video pubblicato - tra l’ex premier Massimo D’Alema e un giornalista del programma di Rai Due "Virus", Filippo Barone. "Sarebbe abbastanza bizzarra l’idea che in questo scandalo, dove c'è un sindaco che viene accusato di avere avuto un tangente, non so se sia vero, di 320mila euro, io possa essere acquistato per duemila bottiglie di vino. Mi pare oltretutto francamente offensivo". (foto Luca Turi)
Ordine giornalisti: no a minacce
Fnsi: sbagliato minacciare querele
Porro: sinistra si risparmi querele
Scontro D'Alema-cronista: mi dia il nome, la denuncio «Offende per 2mila bottiglie» «Mi spiace, collega ha detto cose false» Il giornalista: mia domanda lecita Il «lider maximo» e i giornalisti
ROMA – "Lei ha detto che ho venduto il vino durante una convention del Pd, come si chiama lei, scusi? Devo trasmettere al mio avvocato questa informazione. La prego di mandare questa registrazione, avrà una denuncia". E’ scontro - secondo quanto si vede in un video pubblicato - tra l’ex premier Massimo D’Alema e un giornalista del programma di Rai Due "Virus", Filippo Barone.

 Il contesto è un convegno della Fondazione Italianieuropei, a Bari, al termine del quale, inevitabilmente, D’Alema viene 'inondatò da domande relative alle intercettazioni emerse nell’ambito dell’inchiesta di Ischia. E i toni si fanno subito accesissimi.

Ci sono molte cooperative tra i suoi clienti?", viene chiesto all’esponente Pd. "Ci sono molti cittadini, moltissimi", risponde D’Alema, accompagnando con un sorriso la sua replica. Poi è il turno della domanda 'incriminatà. "Qualcuno ha ritenuto inopportuno mischiare una convention del Pd con una vendita di 2000 bottiglie di vino...", premette il giornalista di Virus, che viene dapprima interrotto da D’Alema, che, mostrando di non aver compreso bene la domanda si avvicina e chiede che sia ripetuta.

 E, dopo che Barone la riformula, d’Alema lo blocca e sbotta. "Quegli acquisti sono avvenuti nel corso di due anni non in una convention del Pd. Lei dice delle cose sciocche perchè quegli acquisti, come risulta chiaramente dalle fatture sono avvenuti nel corso di due anni, sono stati regolarmente fatturati, sono avvenuti in prossimità delle festività evidentemente per fare molti regali come fanno molte imprese e sono stati fatturati con trattamento di favore, diciamo, perchè con fatture a 4 mesi", spiega, ribadendo: le bottiglie "non sono state vendute nel corso di una convention del Pd, quindi la pregherei, siccome sto denunciando, oggi, diversi giornali, denuncio anche lei, con l'occasione".

 Sull'incontro tra D’Alema e i giornalisti cala quindi il gelo. Qualcuno chiede "Come mai hanno chiamato la Fondazione per parlare del vino? La Fondazione non c'entra niente", chiede un cronista. "Bene, veniamo a noi", è la gelida replica di D’Alema, che, una volta terminato l’incontro con i cronisti si rivolge ancora al cronista di Virus: "Lei ha detto che ho venduto il vino durante una convention del Pd, come si chiama lei, scusi?

Devo trasmettere al mio avvocato questa informazione. La prego di mandare questa registrazione, avrà una denuncia". Poco dopo arriva la replica via Facebook, di Nicola Porro, conduttore di Virus. "Il nostro giornalista Filippo Barone fa una domanda a D’Alema sui vini: giusta, sbagliata, impertinente? ma pur sempre solo una domanda", scrive su facebook.

DENUNCERO' CHI DICE IL FALSO - Quello che sta accadendo “mi costringe a denunciare, cosa che cominceremo a fare da oggi, quanti organi di stampa, televisioni e radio, singoli giornalisti, si sono esercitati a dire cose false e palesemente diffamatorie”. Lo ha detto Massimo D’Alema in relazione alle notizie che lo riguardano pubblicate sulla inchiesta di Ischia.

A DISPOSIZIONE MAGISTRATURA - "Io sono sempre a disposizione della giustizia. Sinceramente non ho nulla da dire. Quello che avevo da dire l’ho già detto ai giornali, ma non c'era nessun segreto particolare". Così Massimo D’Alema a Bari a proposito della possibilità che i pm vogliamo ascoltarlo come persona informata sui fatti relativi alle tangenti per le opere di metanizzazione a Ischia.

"Se ritenessero tuttavia – ha aggiunto – di dovermi sentire, sono sempre stato a disposizione della giustizia in qualsiasi circostanza abbiamo ritenuto di dovermi sentire. Questo è accaduto diverse volte come testimone". "Qualche volta – ha aggiunto parlando con i giornalisti a margine di un incontro che si tiene a Bari – è accaduto anche come indagato che poi è stato prosciolto, magari dopo molto tempo. E poi sempre per vie legali si è rivalso perchè questo fortunatamente consente la legge nei confronti di chi aveva compiuto degli abusi nei suoi riguardi".

D'ALEMA: URGE INTERVENTO PER TUTELARE ONORABILITA' - "Questo episodio conferma quanto sia urgente ciò che dice oggi il vicepresidente del Csm, e cioè che occorre un intervento legislativo per la onorabilità delle persone che non sono indagate, che vengono chiamate in causa per vicende cui sono del tutto estranee, con evidente esclusivo scopo di promuovere delle campagne diffamatorie". Lo ha detto a Bari Massimo D’Alema. "Ho avuto modo ieri – ha aggiunto – di esprimere indignazione per il fatto che siano state divulgate notizie che riguardano la mia persona o altre persone che collaborano con me. E sono state messe in collegamento con una indagine penale con cui questi fatti non hanno nessuna attinenza". "Infatti – ha sottolineato - io non sono indagato nè alcune delle persone della fondazione 'Italianieuropeì".

E' FALSO IO BENEFICIARIO BONIFICI -  "E' evidentemente falso e diffamatorio dire che io sono stato beneficiario di bonifici per 85mila euro". Lo ha detto Massimo D’Alema oggi a Bari. "Innanzitutto - ha spiegato ai cronisti – per quanto attiene ai contributi alla fondazione 'Italianieuropeì. La fondazione 'Italianieuropeì è una istituzione culturale che non è mia. Io non ne sono proprietario. C'è una associazione che comprende molte personalità che non voglio stare qui a nominare, ma che è veramente offensivo ritenere siano riassumibili nella mia persona". "Io – ha precisato – non ne sono amministratore, non ne sono neppure rappresentante legale. E non sono beneficiario in alcun modo dei contributi versati alla fondazione 'Italianieuropeì di cui io sono soltanto il presidente pro tempore, e lo sono stati anche altri, con l’incarico di assicurare l’indirizzo politico-culturale della fondazione". "Attività che svolgo – ha ricordato – a titolo gratuito. Quindi indicarmi come beneficiario di contributi è falso e chiaramente diffamatorio". "Quindi", ha concluso, non so "come si possa dire ottantamila euro a D’Alema: è chiaramente un falso di cui chi si è reso responsabile risponderà di fronte alla giustizia, perchè la pazienza ha un limite".

«COSA C'ENTRA VENDITA VINI CON INCHIESTA GIUDIZIARIA» -  "Che noi abbiamo venduto dei vini alla cooperativa Cpl è vero, però non ho capito perchè questo debba essere contenuto in un atto giudiziario dal momento che non è un reato". Lo ha detto a Bari Massimo D’Alema. "Non sono indagato per nessun reato – ha aggiunto – allora perchè si devono rendere pubbliche in un atto giudiziario cose private di persone, tra l'altro in questo caso si tratta di mia moglie, che non sono indagate, che non hanno compiuto alcun reato, e che vengono semplicemente gettate in pasto così all’opinione pubblica per poter essere diffamate?". "Occorre – ha concluso – una tutela delle persone che non sono indagate".

BIZZARRA IDEA IO SIA COMPRATO PER 2MILA BOTTIGLIE - "Sarebbe abbastanza bizzarra l’idea che in questo scandalo, dove c'è un sindaco che viene accusato di avere avuto un tangente, non so se sia vero, di 320mila euro, io possa essere acquistato per duemila bottiglie di vino. Mi pare oltretutto francamente offensivo". Lo ha sottolineato Massimo D’Alema parlando con i giornalisti oggi a Bari.
"L'azienda 'Madeleinè – ha spiegato – di cui sono proprietari i miei figli e altri amici, e che mia moglie amministra, ha ricevuto dei regolari ordini, svariati, fortunatamente tanti, tra cui anche da parte di questa azienda  (la cooperativa Cpl, ndr). Tra l’altro per noi si trattava di una cooperativa normale, nessuno poteva immaginare che questa azienda poi sarebbe stata coinvolta in un’indagine giudiziaria, altrimenti non gliel'avremmo dato il vino".
"Abbiamo ricevuto degli ordini scritti – ha ricordato D’Alema - a cui hanno corrisposto delle regolari fatture, non abbiamo ricevuto regali". "Un rapporto del tutto normale, trasparente - ha concluso – del tutto documentato e documentabile che non si configura in alcun modo come un dono o come un regalo".

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