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Martedì 21 Novembre 2017 | 01:54

«Una malattia poco nota mi ha sconvolto la vita»

di TOMMASO FORTE
BARI - Michele Caputo, 42 anni è un bravo chef con esperienze in tutta Italia. Una bella famiglia, due figli di 12 e 7 anni. Ha scoperto, purtroppo, di avere un linfedema primario, una rara malattia che gli impedisce di stare in piedi per troppe ore e, quindi, non può più lavorare. Il linfedema primario è una malattia non ancora protocollata
«Una malattia poco nota mi ha sconvolto la vita»
di TOMMASO FORTE

BARI - Michele Caputo, 42 anni è un bravo chef con esperienze in tutta Italia. Una bella famiglia, due figli di 12 e 7 anni. Ha scoperto, purtroppo, di avere un linfedema primario, una rara malattia che gli impedisce di stare in piedi per troppe ore e, quindi, non può più lavorare. Il linfedema primario è una malattia non ancora protocollata. Non risultano esserci specialisti in zona, nessuna copertura sanitaria se non per analisi e/o farmaci. La patologia riguarda un malfunzionamento del sistema linfatico, nel quale si formano ostruzioni per infiammazione, provocando un gonfiore abnorme, che a sua volta blocca il sistema venoso provocando un travaso del siero nei tessuti, fino a uscirne dai pori cutanei e creando infezioni, lesioni, ulcere.

LA STORIA - «A marzo del 2012 - spiega Caputo - a causa di una piccola abrasione al polpaccio sinistro, dopo un gonfiore improvviso (che nei 2 anni precedenti aveva interessato piede e caviglia), la ferita diventa un’ulcera. Mi reco presso il mio dermatologo di fiducia, che mi riscontra un linfedema primario dell’ar to sinistro. Da qui le prime cure e medicazioni praticamente giornaliere, senza esito alcuno, in quanto la lesione si ingrandiva e si estendeva. Non potendo permettermi di pagare le medicazioni specialistiche mi sono rivolto al Policlinico, al reparto di chirurgia plastica, che ha continuato senza successo le medicazioni per un altro mese. A giugno mi metto in malattia: le lesioni, molto dolorose, si erano propagandate tutta la gamba, dal ginocchio alpiede».

LE CURE - «Mi sono rivolto alla chirurgia vascolare del Policlinico, equipe del prof. Regina, che ha preso davvero a cuore la mia situazione. Sono guarito solo temporaneamente, ma ho continuato ad avere problemi di dolore e gonfiore. Nel frattempo mi sono dovuto adattare a lavori precari, aggiungendo mortificazione al dolore. A maggio 2014 una piccola ferita sulla parte frontale della tibia ha scatenato di nuovo i problemi».

LA SOLIDARIETÀ - «Conosco un bravo medico, siamo a ottobre 2014, ho 40 di febbre. Mi reco da lui e scopro che a distanza di pochi giorni avrei rischiato l’amputazione. Cura il mio dolore bisettimanalmente con grande professionalità e soprattutto senza costi. Un amico, insomma, che mi ha salvato. In Italia non esiste il protocollo per questa malattia, che stranamente non riconosciuta. Oggi senza lavoro e senza salute, davvero ho poca possibilità di sostentare la mia famiglia con tutti i problemi familiari e psicologici che ne conseguono. Ho iniziato una serie di controlli al Policlinico. Ma nel frattempo, però, la gamba peggiora. Chiedo aiuto a tutti e spero che qualcuno mi tenda una mano. Vivo un profondo disagio, però, continuo a sperare».

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