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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 19:33

Auditorium, il paradosso pronto da mesi ma chiuso Bloccati i 3 milioni del sultano

di NINNI PERCHIAZZI
BARI - Auditorium Nino Rota rimesso a nuovo e pronto ma sempre chiuso. Il paradosso continua. La stasi frutto della prova di forza tra il Ministero dell’Istruzione, università e ricerca (Miur) e il Conservatorio N. Piccinni non sembra avere evoluzioni rapide: dalla Capitale non arriva il pagamento dell’ultima tranche dei lavori di recupero e ristrutturazione della struttura, così l’impresa appaltatrice che ha rimesso a nuovo l’auditorium continua a non procedere con i collaudi tecnici
Auditorium, il paradosso pronto da mesi ma chiuso Bloccati i 3 milioni del sultano
di Ninni Perchiazzi

BARI - Auditorium Nino Rota rimesso a nuovo e pronto ma sempre chiuso. Il paradosso continua. La stasi frutto della prova di forza tra il Ministero dell’Istruzione, università e ricerca (Miur) e il Conservatorio N. Piccinni non sembra avere evoluzioni rapide: dalla Capitale non arriva il pagamento dell’ultima tranche dei lavori di recupero e ristrutturazione della struttura, così l’impresa appaltatrice che ha rimesso a nuovo l’auditorium continua a non procedere con i collaudi tecnici richiesti dalla legge utili ai fini della dichiarazione di agibilità.

Un brutto pasticcio che rende tutti responsabili. «L’Auditorium Nino Rota annesso al Conservatorio Niccolò Piccinni è chiuso da oltre vent’anni privando l’Ico di Bari e l’Orchestra del Conservatorio della loro naturale “Casa della musica”. Eppure i lavori sono terminati nel settembre 2014», afferma l’on. Nuccio Altieri, che ha inviato un’interrogazione parlamentare al ministro Stefania Giannini per risolvere la vicenda.

«Ad oggi, nel completo silenzio del Ministero e Conservatorio, assistiamo al paradosso di avere una struttura completa (finanche negli arredi) ma non fruibile -afferma Altieri -. Tale paradosso comporta per gli enti e i cittadini che hanno contribuito con propri fondi al recupero, ulteriori spese per la locazione di spazi adeguati allo svolgimento di concerti e manifestazioni culturali, come è evidente nel caso dell’Ico della Città Metropolitana di Bari». L’on. Altieri fa quindi pressing sul Ministro Giannini al fine di capire «quali urgenti iniziative voglia mettere in campo per assicurare l’apertura dell’Auditorium “Nino Rota”. Un tema davvero caldo – assicura il deputato - su cui non siamo disponibili ad attendere un giorno di più perché se i tagli del Governo Renzi si tramutano esclusivamente in tagli alla cultura si sta commettendo un grave danno al Paese e in particolare alla nostra Regione che di turismo e cultura può vivere».il protocolloIl protocollo d’intesa siglato dall’allora ministro Mussi con la Regione Puglia, la Provincia di Bari e il Conservatorio «Piccinni» risale al 2006: il Miur si impegnava a finanziare la ristrutturazione dell’Auditorium con 2 milioni di euro, ma a tutt’ottoggi è inadempiente avendo versato solo 780mila euro corrisposti in tre distinte rate, rispettivamente nel 2008, nel 2009 e nel 2013. Hanno invece onorato i propri impegni, la Regione con 3 milioni e 631.450 euro e la Provincia con 2 milioni e 840.719. Il Miur nello scorso autunno ha versato al Conservatorio ulteriori 350mila euro. La cifra, però è ritenuta del tutto insufficiente a onorare gli impegni con l’azienda appaltatrice: infatti nei calcoli «ballano» più di 800mila euro sui quali nessuno intende recedere.L’ultimo tentativo di venire a capo della vicenda, risale allo scorso dicembre, dopo il fallimento del tentativo di inaugurazione organizzato dallo stesso Altieri nel mese di novembre, quando le ragioni della burocrazia e le polemiche hanno prevalso su buonsenso e bene comune. Da allora a nulla sono valsi trattative, scambi epistolari e minacce di dimissioni, che hanno coinvolto il consiglio di amministrazione del Conservatorio barese, il ministro Giannini e il sottosegretario Angela D’Onghia.

Cosi, come detto, dopo più di 23 anni di oblio lo storico auditorium del capoluogo è a disposizione della collettività, ma burocrazia e cecità ne impediscono la fruizione. Adesso ci riprova l'on. Altieri, uno degli artefici, con l'assessore regionale Angela Barbanente, dello sblocco e della conclusione dei lavori.organo Intanto lo storico organo a canne, uno dei più grandi d’Italia, è ancora in fase di restauro (dovrebbe essere in via di ultimazione) presso la ditta specializzata Zanin, a Codroipo, in Alto Adige. «Sarà pronto entro un mesetto, abbiamo deciso di apportare alcune modifiche per migliorarne struttura e prestazioni», spiega il maestro Enzo Filacaro, titolare di Organo e composizione organistica al Conservatorio barese, che cura la progettualità dello strumento composto da ben sessanta «registri» (ovvero file di canne).

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