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Domenica 19 Novembre 2017 | 17:15

LA SENTENZA

Bari, lady Asl reclutò
investigatore privato
per coprirsi da indagini

LEA COSENTINO

BARI - Lea Cosentino, l’ex direttore generale della Asl di Bari condannata nel novembre scorso a 3 anni e tre mesi di reclusione per peculato e falso, secondo il Tribunale di Bari non meritava le attenuanti generiche che le avrebbero ridotto la condanna per «la superficialità con la quale ha affrontato le questioni oggetto dell’odierno processo». Lo scrivono i giudici della prima sezione penale nelle motivazioni della sentenza con cui hanno condannato per la stessa vicenda, la cosiddetta spy-story, anche l’ex capo area della Gestione Patrimonio dell’Asl di Bari Antonio Colella (2 anni e 3 mesi di reclusione) e l’investigatore privato Antonio Coscia «dall’indole truffaldina» dicono i giudici (3 anni e 4 mesi di reclusione).

Nel ripercorrere le fasi del processo, per il Tribunale "l'attività di Coscia non era relativa alla verifica della sicurezza ambientale degli uffici della Asl, ma a quella di tutelare la Cosentino dai suoi nemici. Appare certo che Coscia non svolse l’attività per la quale venne pagato - spiegano i giudici baresi - e assai credibile che invece venne ingaggiato dalla Cosentino, preoccupata delle indagini penali in materia di sanità, per vedere se ci fossero intercettazioni ambientali in corso».

Al centro del processo c'era anche la vicenda delle presunte irregolarità nella selezione per un posto da primario di allergologia nell’Ospedale di Altamura (vinto dal dottor Eustacchio Nettis). Per questa vicenda è stato condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione (pena sospesa) per il reato di falso l'ex direttore sanitario della Asl di Bari Giuseppe Lonardelli. Nelle motivazioni i giudici si soffermano anche sulla questione della intercettazione ambientale del settembre 2007, risultata inesistente, ma attribuita in fase di indagine alla Cosentino e persino messa a fondamento del suo arresto nel 2010. Il tribunale la definisce una «inesattezza» nella perizia e per questo «per prudenza» non le si è attribuito «rilievo probatorio».

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