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Giovedì 23 Novembre 2017 | 19:19

Professione di Manila? «Amante della birra»

di EMANUELE CAPUTO
BARI - «Beer»: basterebbe il tatuaggio sul suo polso sx per descrivere una passione totalizzante. Manila Benedetto, 33 anni, giornalista esperta in comunicazione enogastronomica (tecnicamente consulente di food&beverage marketing e comunicazione, food&wine writer) e degustatrice, da un decennio dedica la maggior parte del suo tempo al mondo dell’enogastronomia con un occhio di riguardo per la birra artigianale di cui si è appena conclusa la festa nazionale durata una settimana.
Professione di Manila? «Amante della birra»
di Emanuele Caputo

«Beer»: basterebbe il tatuaggio sul suo polso sx per descrivere una passione totalizzante. Manila Benedetto, 33 anni, giornalista esperta in comunicazione enogastronomica (tecnicamente consulente di food&beverage marketing e comunicazione, food&wine writer) e degustatrice, da un decennio dedica la maggior parte del suo tempo al mondo dell’enogastronomia con un occhio di riguardo per la birra artigianale di cui si è appena conclusa la festa nazionale durata una settimana.

«Ho specializzato – afferma Manila – le mie due passioni: il lavoro nella comunicazione e la conoscenza del buon bere. Ho iniziato con il vino da degustatore ufficiale Ais e Onav, passando per l’olio come assaggiatrice Amedoo (Associazione meridionale estimatori e degustatori olio) della Camera di commercio di Bari prima di diventare degustatrice UnionBirrai (associazione che organizza il premio “Birra dell’anno”) e responsabile regionale dei beertester. Contestualmente è iniziata la collaborazione con “Slow food” per la guida delle birre d’Italia, per coordinare la rubrica “birra” del blog Slow wine e insegnare nei corsi dedicati».

Una passione quasi nata con lei: «Nei racconti d’infanzia – ricorda la Benedetto – spiccano i miei terribili pianti, all’età di due anni, per reclamare la birra mentre mio padre ne beveva un po’. Pianti poi aumentati per averne sempre di più. Intorno ai 10 anni ero attratta dai diversi colori, curiosità che ho cominciato a colmare solo da degustatrice e grazie ad internet, vera e propria culla del sapere per la birra artigianale. Determinante è stato però l’incontro nel 2006 con il genovese Kuaska, al secolo Lorenzo Dabove, fra i massimi esperti italiani del settore che sarà in Puglia dal 17 al 19 aprile in occasione di un concorso per homebrewer promosso dall’associazione Luppulia».

Puglia, regione in fermento: «In una terra votata all’olio e al vino in cui la cultura della birra non c'è mai stata – afferma Manila – la situazione brassicola è soddisfacente con una quarantina fra birrifici artigianali, beerfirm ed etichette (beerbusiness) non sempre, come in tutti i campi, di ottima qualità. Per questo occorre educare il mercato e il consumatore per valorizzare e premiare chi lo merita smascherando i furbetti.

I nostri birrai hanno fatto scelte controcorrente per inseguire i propri sogni, hanno spesso lasciato lavori sicuri per un’incognita burocratizzata e con notevoli costi fiscali, per via delle accise assenti in settori affini come quello enologico. Il tutto in un arido contesto in cui i consumatori hanno bisogno di essere guidati fra qualità, costi e valorizzazione. Noi cerchiamo di fare del nostro meglio con i corsi base di slow food o i più tecnici di Unionbirrai per la formazione dei degustatori, giudici o panel test. Non siamo ancora ai livelli professionali del vino ma è un mondo in crescita».

Un mondo anche relativamente giovane: «Il 2014 è stato l’anno della maggiore età – spiega – per la birra artigianale italiana nata nel 1996 con Teo Musso e la sua Baladin. In Puglia il pioniere è stato il barese Vito Lisco con il Birrificio Svevo che nei 45 mq di via Castromediano (ora è nella zona industriale di Modugno) ha segnato la strada. Per una serie di coincidenze Castellana è un centro nevralgico della cultura birraia pugliese visto che qui è nato Nicola “Nix” Grande, fra i migliori mastri birrai italiani attualmente impegnato in Lombardia, qui vive il blogger Angelo “Jarrett” Ruggiero che ha ideato il seguitissimo berebirra.blogspot.it e opera l’azienda di Leonino Mastromarino che, unica del centro-sud, da vita ai microbirrifici in acciaio inox in cui sono nate molte delle birre artigianali pugliesi fra cui quelle di Donato De Palma (Birranova) – quarto fra i birrai dell’anno e produttore di Margose, birra acida premiata con l’argento nell’edizione 2015 di “birra dell’anno” – a cui va un plauso per la decisione di reinvestire in qualità la maggior parte dei non elevati utili».

Il futuro passa anche per le innovazioni: «Le diciture legali – conclude la Benedetto – non hanno alcuna relazione con la realtà: non esiste alcuna birra realizzata con il doppio del malto. Evidentemente le conoscenze in materia sono carenti anche nei legislatori, per questo sarà necessario rivedere le leggi partendo dalla riduzione delle accise inspiegabilmente appena aumentate e dalla burocrazia che in paesi come il Belgio è decisamente meno aggressiva.

Eppure basterebbe uniformarsi a settori analoghi come quello del vino. Poi, fermo restando la qualità, si potrebbe mutuare il motto statunitense “Support your local brewery”: la birra artigianale sta entrando sulle tavole e non è più sorella minore del vino. Occorre però maggiore chiarezza sulle etichette dove potrebbe essere indicato se si tratta di birra artigianale, beerfirm o beerbusiness: i consumatori sono disorientati e i birrai pugliesi stanno pensando ad un’associazione per linee guida e, perché no, un marchio di qualità».

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