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Giovedì 23 Novembre 2017 | 01:08

In lista d’attesa da 75 giorni muore davanti a Cardiologia

di LUCA BARILE
BARI - Aspettava l’esame cardiologico con l’«Holter» da 75 giorni ed è morto poco prima di sottoporsi al controllo, all’ingresso della Cardiologia dell’ospedale San Paolo. Vittima un camionista di Modugno, di 63 anni, gravemente malato. La Asl replica: sulla richiesta del’esame non era indicata urgenza. Il manager Montanaro: è stata una tragica fatalità, stiamo comunque lavorando per ridurre i tempi d’attesa
In lista d’attesa da 75 giorni muore davanti a Cardiologia
di Luca Barile

BARI - All’improvviso, il personale dell’ambulatorio di Cardiologia ha sentito bussare all’ingresso con violenza e ripetutamente. Dall’altra parte della porta, una coppia di pazienti implorava aiuto a squarciagola, sconvolti da quello che avevano appena visto in sala d’attesa. Un uomo era stramazzato al suolo in un istante, sbattendo con la faccia a terra, mentre aspettava seduto il proprio turno. Il sopracciglio rotto nell’impatto, il sangue che scorreva a fiotti sopra il pavimento, il grosso corpo immobile che non dava più segni di vita. Sequenza di una tragedia che si è consumata di primo mattino lo scorso giovedì, nell’ospedale San Paolo.

Un arresto cardiaco ha colto Giuseppe Petruzzella, un camionista di 63 anni residente a Modugno, il giorno stesso in cui dovevano applicargli un holter cardiaco, dispositivo per tenere sotto osservazione il suo cuore malandato.

Aspettava di sottoporsi a quell’esame da due mesi e mezzo, ma il destino è stato più veloce della lista d’attesa. È morto poco dopo nel reparto di Rianimazione.

Fin qui, la cronaca di una tragedia così come l’hanno ricostruita i testimoni oculari, i medici e gli infermieri che erano in servizio alla Cardiologia.

Ma le testimonianze ed i referti non chiariscono il perché un uomo cardiopatico, obeso ed iperteso, fosse in attesa da tanto tempo per una prestazione specialistica.

La sua prenotazione, effettuata attraverso uno sportello del Cup, era stata registrata il 18 dicembre scorso. Due mesi e mezzo prima.

La direzione dell’Asl Bari, alla quale il San Paolo fa capo, fa sapere che sulla ricetta medica non c’era alcuna indicazione di urgenza. Il che equivale ad affermare che l’azienda sanitaria non avrebbe colpe di eventuali inefficienze del sistema. Il medico curante, da parte sua, precisa che si trattava di un paziente con un quadro clinico già molto compromesso, poco sollecito nel prendersi cura di se stesso, probabilmente sottoposto a stress da lavoro, nonostante alcuni infarti già avuti in passato.

Sta di fatto che si era andati oltre i sessanta giorni di attesa, nonostante gli accordi tra Regione e sindacati di categoria per l’abbattimento dei tempi.

Dal racconto dei testimoni oculari, la tragedia si è consumata verso le 7,45 nel locale adiacente all’ambulatorio di Cardiologia. In attesa di aprire al pubblico, il personale sanitario si trovava all’interno come tutte le mattine, per i preparativi della giornata. Un particolare che richiama anche la recente polemica nello stesso ospedale San Paolo, sollevata dai sindacalisti dell’Usppi. L’occasione è stato il ritrovamento nella sala di pronto soccorso della Cardiologia di una videocamera, a quanto pare non autorizzata (la direzione sanitaria sta facendo delle verifiche interne), che trasmetteva immagini su un monitor posizionato nella guardiola della terapia intensiva. I rappresentanti sindacali hanno sollevato questioni di privacy, invitando la direzione ospedaliera a video sorvegliare, piuttosto, aree non presidiate normalmente dal personale sanitario.

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