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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 04:34

Addio telefono pubblico vorrei salvarti ma non ho la pec

di DANIELA D'AMBROSIO
BARI - Poche idee e ben confuse. La Telecom decide di mandare in pensione i vecchi e simpatici telefoni pubblici che hanno segnato un’epoca, quelli da cui abbiamo parlato per ore con i fidanzati/e, quelli che ci hanno salvato nei momenti del bisogno prima dell’avvento dei telefonini, ma prima di farlo decide di chiedere il parere dei cittadini. Ora non è chiaro se la richiesta si basi su motivi nostalgici o su ragioni di pubblica utilità
Addio telefono pubblico vorrei salvarti ma non ho la pec
di DANIELA D'AMBROSIO

BARI - Poche idee e ben confuse. La Telecom decide di mandare in pensione i vecchi e simpatici telefoni pubblici che hanno segnato un’epoca, quelli da cui abbiamo parlato per ore con i fidanzati/e, quelli che ci hanno salvato nei momenti del bisogno prima dell’avvento dei telefonini, ma prima di farlo decide di chiedere il parere dei cittadini. Ora non è chiaro se la richiesta si basi su motivi nostalgici o su ragioni di pubblica utilità. È certo, però, che il cartello che fa bella mostra di sé sul «guscio» degli apparecchi lascia qualche dubbio interpretativo.

Cominciamo dalla data. Sul grande adesivo rosso si legge: «Data di affissione 16/04/2015» e già questo ci manda nel panico. Ma che giorno è oggi? Dopo una breve riflessione arriviamo a una certezza: oggi è 7 marzo. La Telecom ha la macchina del tempo o si è portata avanti con il lavoro? Va bene, passi, nell’azienda telefonica sono tutti zelanti. Continuiamo la lettura: «Questa cabina sarà rimossa dal giorno 16/06/2015». E fin qui va bene, ok, ci state avvisando. Segue ancora il cartello: «Gentile utente, per chiedere che questo telefono pubblico resti attivo, può inviare una posta elettronica certificata all’indirizzo cabinatelefonica@cert.agcom.it entro 30 giorni dalla data di affissione di questo avviso, indicando i sui dati, l’indirizzo della cabina e la motivazione della richiesta».

«#salvauntelefono». Sul francobollone rosso firmato Telecom sono indicati la delibera di riferimento e una serie di numeri di telefono e fax a cui rivolgersi per chiedere informazioni. E ancora un link a cui ci si può collegare per trovare la mappa dettagliata dei telefoni pubblici d’Italia.

Signora Telecom, signori dirigenti Telecom, vogliate accettare un messaggio anche se non viaggia a mezzo pec: gli utilizzatori di un telefono pubblico sono evidentemente persone che non dispongono di un telefono a casa e meno che mai di un telefonino. Saranno rimasti in pochi, è vero, perché il telefonino è l’apparecchio elettronico più diffuso anche nelle famiglie in cui non si riesce a mettere in croce il pranzo con la cena, ma evidentemente ancora qualcuno c’è. Bene. Se qualche poveraccio non può permettersi un telefono privato, qualcuno vuole spiegarci in virtù di quale mistero dovrebbe possedere una pec?

Un’altra ipotesi: il messaggio è indirizzato ai possessori di pec, leggasi giornalisti, avvocati, commercialisti o comunque professionisti in genere, amministratori, enti pubblici o, in ogni caso, persone che hanno dimestichezza con il mezzo elettronico e informatico. Per quale motivo dovrebbero volere che resti attivo un telefono pubblico? Per quale motivo dovrebbero usarlo o spendersi a inviare una pec per mantenerlo in vita? Per atti illegali, in modo da non essere intercettati? Per telefonare alla «commara», o «compare» che sia nel rispetto della parità di genere, senza lasciare traccia sul proprio telefonino? Che fra l’altro va detto che chiunque abbia una «commara» o un «compare» sa come far sparire le tracce delle telefonate....

Ancora: si spera che rispondano all’appello salvatelefono gli studenti evoluti e dotati di pec. Forse perché esiste ancora l’abitudine tanto cara negli anni ‘70 di telefonare alla segreteria della scuola dalla cabina per annunciare la presenza, rigorosamente falsa, di una bomba nell’istituto? O pensate che scriveranno i terroristi per conservarsi un luogo dove lasciare le loro missive? O qualcuno che voglia lasciare ai posteri traccia dei tempi in cui chiamava la fidanzata/il fidanzato lontano dalle orecchie di mamma? O chi vuole proporre alla Telecom l’acquisto di un apparecchio rimosso da installare nel corridoio di casa come pezzo di modernariato? Si potrebbe andare avanti all’infinito con il cosiddetto «cazzeggio».

Invece il fatto è assolutamente serio. Il telefono pubblico è un servizio pubblico, appunto, destinato, in quanto tale, soprattutto a coloro che non hanno i mezzi per averne uno privato. E questi poveretti la pec non ce l’hanno di sicuro, che si parli di extracomunitari o della vecchina che con i suoi 500 euro/mese di pensione non riesce nemmeno a fare la spesa tutti i giorni. Il servizio pubblico è per loro e dovrebbe essere sacro, forse bisogna trovare altri mezzi per monitorarne il bisogno, oltre la buona volontà di qualche nostalgico acculturato che si prenda il fastidio di scrivere.

E se poi il messaggio è stato affisso perché il sindaco o il presidente del Municipio possano rispondere a tutela dei cittadini meno abbienti, gentili funzionari della Telecom, invece di spendere i soldi con le affissioni, non avreste fatto prima a fare una telefonata per chiederne il parere?

Un’ultima domanda: nel caso, dove sarà il cimitero dei telefoni rimossi? Avete intenzione di aprire un museo? Li metterete da qualche parte sotto la tutela della soprintendenza ai beni archeologici? Farli funzionare ancora no?

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