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Venerdì 24 Novembre 2017 | 21:12

All’iper o in salumeria ecco la spesa della crisi

di VALENTINO SGARAMELLA
BARI - Davvero non è più di moda l’ipermercato? La domanda è pertinente a seguito della vertenza sindacale durissima di Bariblu, a Triggiano, in cui Auchan smobilita. Prima ancora c’era stata la crisi in qualche modo risolta all’Auchan di Casamassima nei mesi scorsi. E poi, l’abbandono di Puglia e Basilicata da parte del gigante francese Carrefour per non parlare di altre situazioni che potrebbero esplodere
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All’iper o in salumeria ecco la spesa della crisi
di VALENTINO SGARAMELLA

BARI - Davvero non è più di moda l’ipermercato? La domanda è pertinente a seguito della vertenza sindacale durissima di Bariblu, a Triggiano, in cui Auchan smobilita. Prima ancora c’era stata la crisi in qualche modo risolta all’Auchan di Casamassima nei mesi scorsi. E poi, l’abbandono di Puglia e Basilicata da parte del gigante francese Carrefour per non parlare di altre situazioni che potrebbero esplodere da un momento all’altro.
È certo che il numero degli ipermercati si è moltiplicato a dismisura in un territorio ristretto, aumentando la concorrenza ma non la clientela. In secondo luogo, la nascita di centri commerciali specializzati e settoriali, come per l’arredamento (Ikea) o il settore audiovisivi e telematici (Mediaworld) ed altri ha indebolito l’ipermercato. Poi è esplosa la crisi che produce una competizione al ribasso sui prezzi.

Siamo andati a vedere questi prezzi per confrontare quelli di un ipermercato con quelli di un supermercato e infine l’antica piccola salumeria. Quanto costa fare la spesa oggi? Auchan a Casamassima. È una normale mattinata di lavoro, non c’è il pienone. Non per caso, su 52 casse dove i clienti dovrebbero mettersi in coda per pagare la merce acquistata sono aperte appena 19, di cui 5 sono automatiche, ossia senza la commessa.
Cominciamo dal rinnovo del guardaroba. In uno dei tanti negozi di abbigliamento per uomo un giaccone costa 259 euro, scontato del 30% per via dei saldi; si aggiungono altri 39 euro per la camicia e 59 per i pantaloni. Le scarpe da 167 euro calano a 83,50. Il totale fa 440,50 euro. Se poi si aggiunge un giaccone bisogna sommare altri 92,50 euro. Per una donna, i prezzi sono simili. Una giacca del valore di 74,50 euro (costava 149), una borsa di 84 euro (dai 280 ante saldi), una blusa a fantasia che dai 205 scende a 61,50 euro. Per un totale di 220 euro. Quindi, una coppia di coniugi con marito appena licenziato o in cassa integrazione ed una moglie con lavoro precario spende in vestiti 660 euro. Proibitivo! Meglio provvedere all’essenziale: il cibo.
Si comincia dalla pasta. Gli gnocchi hanno un costo che oscilla da un massimo di 4,20 euro al chilo ad un minimo di 2,78 euro. Tuttavia, gli gnocchi di patate Auchan costano 2 euro. Una signora dice a suo marito: «La farina di riso è farina di riso, non puoi confrontarla con altre». Nel settore della carne si passa dai 14,90 euro al chilo per nodini di cinghiale agli 11,90 della salsiccia di cinghiale. Le confezioni sono da 500 grammi circa con prezzi dimezzati. Mezzo chilo circa di involtini di suino costa 4,31 euro. Le fettine di cavallo per 300 grammi sono al prezzo 3,12 euro. La salsiccia lucanica costa invece 4,44 euro per 700 grammi.

Un anziano risponde alle nostre domande: «C’è una scelta vastissima, uno approfitta dell’offerta più bassa». Un litro di vino bianco varia da 4,89 a 2,49 euro per bottiglia. Il rosso oscilla invece da 15 euro a 5 euro a bottiglia. Un chilo di pane varia dai 2,29 ai 2,79 euro. Tre pizze margherita sono al costo di 2,87 euro. E il pesce? I calamari costano 11,90 euro al chilo mentre i gamberi al prezzo di 18,90 al chilo. Stesso prezzo per una spigola. Il merluzzo è poco al di sotto, 15,90. Peperoni gialli, arance e mele sono intorno all’euro per chilo. Una Fanta da un litro e mezzo costa 1 euro. Una bottiglia di acqua minerale in media vale 0,39 euro. Una torta oscilla da 10 a 13 euro. Una coppia ha scelto un film in Dvd a 2 euro. La moglie a suo marito: «L’abbiamo visto un sacco di volte risparmia e scegli altro». Per il latte, un litro costa 1,34 euro. Pochi i carrelli pieni al colmo. Per lo più, la gente acquista l’e ssenziale.

Seconda tappa a Bari, in via Abate Gimma. C’è un supermercato della Simply: il prezzo della pasta crolla. Per mezzo chilo di spaghetti, penne lisce o paternostri il costo oscilla 0,49 a 0,69 euro. Il cliente usa il piccolo carrello per acquistare quel poco che serve in un negozio molto più piccolo. I clienti sono spesso riconosciuti per cui si instaura un rapporto confidenziale. La frutta costa un po’ di più. Arance ad 1,59 euro al chilo e banane ad 1,69 euro. Tre vini in cassetta sono al costo di 8,41 euro. Il prezzo del latte oscilla da 1,25 a 2,15 euro a litro. Per 366 grammi di salame piccante si spendono 4,08 euro. Invece, 125 grammi di burro costano 1,39 euro. Ma vuoi mettere il fascino dell’antica salumeria? In via Vallisa, a Bari vecchia, resiste Gaetano Montecassino. È qui da 52 anni e per la prima volta anche lui, che tutti chiamano Nino, avverte i morsi della crisi: «Lo scriva che stiamo soffrendo, la gente non consuma più e aggiunga che i i vigili urbani sono inflessibili le multe alle auto scoraggiano i clienti».
Qui tutto si vende all’etto. La scamorza ad un euro, quella affumicata ad 1,60, lo stracchino ad 1,80. Mezzo chilo di pennoni rigati costa 2,50 euro. Un litro di vino rosso Botromagno costa 18,50 euro. Un etto di mortadella, 1,80 euro. Mezzo litro di latte costa 0,84 euro mentre un chilo di pane di Laterza vale 3 euro. La signora alla cassa ci chiede: «Siete del Comune? Dovete controllare i prezzi? Ditelo che qui non facciamo più affari».

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