Cerca

Sabato 18 Novembre 2017 | 18:54

Coop, il presidente Mario Zucchelli: «Tagli per il rilancio» La Uil in agitazione "Esclusi i sindacati"

di LIA MINTRONE
BARI - Dopo Auchan, Carrefour, Mercatone Uno, un altro colosso della grande distribuzione si ritrova a fronteggiare le difficoltà del mercato. Coop Estense non chiuderà i punti vendita pugliesi (4 quelli baresi) ma dovrà sfoltire il personale. Lo ha spiegato ieri Mario Zucchelli, il numero uno della cooperativa più famosa d’Italia. Ecco la situazione. Ed ecco come i consumatori si destreggiano nella giungla del risparmio possibile.
Coop, il presidente Mario Zucchelli: «Tagli per il rilancio» La Uil in agitazione "Esclusi i sindacati"
di LIA MINTRONE
BARI - «La Coop siamo noi’ recita il famoso slogan del colosso italiano della grande distribuzione. Eppure, quel noi, è notevolmente diminuito negli ultimi anni, almeno in Puglia, dove la situazione è diventata particolarmente difficile. Sono 50 i milioni di euro persi negli ultimi cinque anni, 12 solo nel 2014. Un crollo del volume d’affari pazzesco tanto da costringere Mario Zucchelli, presidente della Coop Estense, a venire a Bari per comunicare la prossima mobilità per 200 lavoratori.

D’altronde, quello attuale non è un buon momento per la grande distribuzione, se si pensa all’uscita dalla scena pugliese di catene internazionali come Carrefour e Rewe e alla crisi che sta mettendo a rischio i lavoratori di Auchan, Euronics e del Mercatone Uno.

Ma Zucchelli che, a differenza dei dirigenti di altri gruppi, è venuto personalmente a metterci la faccia, non demorde e si mette a disposizione dei sindacati, con i quali si incontrerà dopo il 25 febbraio, per vedere se esistono alternative per salvare la cooperativa da un lato e i posti di lavoro dall’altro. Nel frattempo, ha già in mano un piano per il recupero della perdita e per il rilancio delle vendite nei dieci ipermercati e nei due supermercati presenti in Puglia

Presidente Zucchelli, cos’è accaduto?

«È accaduto che 50 milioni di perdita sono tanti e purtroppo il dato annuale del 2014, 12 milioni di euro, non è più coperto dagli utili emiliani, 9 milioni di euro».

Quali sono le cause?

«In primis la concorrenza sleale»

Sarebbe?

«Lavoro nero, elusione, evasione, frodi. Comportamenti non episodici di operatori che sempre più spesso ricorrono a forme illegittime di concorrenza. E non lo dico io ma l’Istat che ha registrato un aumento del lavoro irregolare in Puglia dal 13% al 16% fino al 20% nel settore del commercio. E, sempre in Puglia, si registra un’evasione fiscale del 50% più alta della media italiana e pari al 26% rispetto al Pil della regione.

In soldoni, che significa?

«Che noi abbiamo sempre operato nella legalità, i nostri dipendenti sono tutti assunti a tempo indeterminato e non evadiamo il fisco. Tutto il resto è concorrenza sleale contro la quale non abbiamo armi da usare se non quelle legali»

Lei ha detto che, in genere, è l’Italia che ha problemi nel ritrovare la fiducia. C’è paura nello spendere?

«Assolutamente, basti pensare che il risparmio è aumentato di decine di miliardi nel 2014. Questo significa che la capacità c’è ma non diventa né investimento né consumo. C’è tanta paura per quello che può succedere domani o dopodomani. D’altronde, in Puglia il 50% dei giovani è senza lavoro e vive in famiglia. È chiaro che qui c’è ancora più paura che altrove».

Dove rilevate le situazioni peggiori?

«Puglia e Calabria».

Ora che intendete fare?

«Non vogliamo dover chiudere punti di vendita, ma abbiamo il dovere di tutelare il patrimonio aziendale. Per farlo occorrerà agire rilanciando le vendite e riducendo i costi, compreso quello del lavoro. Per questo, il cda di Coop Estense ha deliberato un piano di interventi con l’obiettivo di portare alla fine del 2017 al pareggio economico in Puglia. La scelta è cercare risultati agendo su tutti i capitoli gestionali: politica commerciale, costi operativi, costo del lavoro. Le linee commerciali definite per il 2015 si pongono l’obiettivo di produrre un forte incremento delle vendite, che contribuisca al miglioramento del risultato netto per almeno 1,5 milioni di euro».

Che strumenti metterete in campo?

«La qualificazione dell’offerta, l’ investimento in promozionalità e fidelizzazione e il rafforzamento del rapporto con la produzione locale. Sono queste le leve sulle quali interverremo unitamente all’allargamento del servizio attraverso un ulteriore sviluppo della rete di distributori di carburante».

Però c’è l’annunciata mobilità per 230 lavoratori...

«Sì, a partire da aprile e interesserà in una prima fase 150 lavoratori addetti all’allestimento e, successivamente, altre 80 persone in servizio nelle pescherie. Per questi settori passeremo alla esternalizzazione . Attraverso queste modifiche si stima di generare un contributo di circa 1,3 milioni di euro che, unitamente al recupero delle vendite e al contenimento degli altri costi, ridurrà del 30% la perdita del 2014, avviando così un percorso che intende, come detto, portare la cooperativa al pareggio alla fine del 2017».

Eppure, non è ancora tutto perduto. Da parte vostra c’è grande apertura ai sindacati

«Certamente, siamo disponibili a confrontarci da subito per valutare, entro marzo, se esistono forme alternative di recupero di costi grazie alle quali, a parità di risultato, sia possibile non intaccare i livelli occupazionali interni e quindi evitare la procedura di mobilità. Quello a cui non vogliamo rinunciare è la conferma della nostra presenza nella regione e la difesa dei posti di lavoro che ne derivano. La chiusura è l’ultima strada qualora le misure di risanamento non dovessero dare i risultati necessari».

Altri hanno messo i lavoratori davanti al fatto compiuto...

«La chiusura di punti vendita intaccherebbe il rapporto con la base sociale. La Coop è un’impresa sociale a proprietà collettiva, con doveri specifici nei confronti dei territori in cui è insediata e dei soci che in questi territori risiedono. Qualche anno fa la grande distribuzione era stata accusata di aver contribuito all’agonia dei singoli rivenditori. Oggi sembra che stia accadendo il contrario, è tornato il commercio di prossimità a scapito dei centri commercialiCertamente un po’ avrà giocato anche l’aumento del costo del carburante per cui si è tornati ad approvvigionarsi dai negozi vicino casa piuttosto che prendere l’auto. Ma non credo che questo abbia modificato così profondamente la struttura dei consumi. Credo piuttosto che oggi l’idea di scorta, motivo per cui si andava nei centri commerciali, sia inesistente. La verità è che si ha paura di spendere».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione