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Sabato 25 Novembre 2017 | 00:52

Bari, allarme sifilide 5 nuovi casi al mese

di LIA MINTRONE
BARI - Si riteneva debellata ed invece la sifilide - malattia trasmessa da un batterio attraverso rapporti sessuali, latte materno o saliva - si è riaffacciata, con una media di cinque nuovi ammalati al mese. L’allarme viene dalla Clinica dermatologica dell’Università di Bari, al Policlinico. Sotto osservazione i «turisti sessuali», clienti di prostitute ed alcuni immigrati provenienti da Paesi dove non esiste prevenzione sanitaria.
Bari, allarme sifilide 5 nuovi casi al mese
LIA MINTRONE 
Si pensava che fosse una malattia ormai debellata e, invece, il bilancio è di quattro o cinque nuovi casi ogni mese. L’allarme sifilide, a Bari, arriva direttamente dalla Clinica dermatologica dell’Università di Bari-Policlinico diretta dalla professoressa Caterina Foti. 

Le cause scatenanti della ricomparsa di questa malattia sessualmente trasmessa sono, ovviamente, la promiscuità, i rapporti non protetti, il turismo sessuale e, molto probabilmente, anche la massiccia presenza di extracomunitari provenienti da Paesi dove non c’è né la nostra diagnostica né la nostra informazione sul problema. 

Ma anche i mass-media hanno giocato un ruolo fondamentale, tutti abbiamo abbassato la guardia sul fronte della comunicazione dopo l’exploit dell’Aids. E non avremmo dovuto. 

Allora, professoressa Foti, a Bari è ricomparsa la sifilide, una malattia che rievoca i bordelli del secolo scorso e che si credeva ormai debellata.
«Purtroppo sì, la sifilide è riapparsa dopo un periodo in cui era diminuito il contagio delle malattie veneree. Dal 1985 al 2005 c’è stato un abbattimento delle malattie sessualmente trasmesse e a fare da deterrente era stato lo spettro dell’Aids che aveva portato una modifica nei costumi sessuali . Sostanzialmente, c’era stata una notevole diminuzione dei rapporti promiscui».
E , poi, cosa è successo?
«Dal 2005 in poi abbiamo assistito ad una nuova impennata delle malattie sessualmente trasmesse, tra cui la sifilide. Fino a quegli anni si è avuto paura dell’Aids ma, quando la scienza ha iniziato a sperimentare cure, è come se la gente avesse iniziato a pensare che sia l’Aids che altre malattie veneree non fossero più mortali e che pertanto si potesse rischiare».

Questa ricomparsa della sifilide a cosa è dovuta?
«A parte a una nuova modifica dei costumi sessuali, anche alla presenza di extracomunitari che provengono da Paesi in cui non c’è grande informazione né prevenzione su questi temi».

Chiaramente parliamo di prostitute.
«Sì, e il problema è che ci sono tanti uomini che vanno con le prostitute avendo rapporti non protetti. Le prostitute potenzialmente possono infettare tante persone. Sa che significa questo?».

Lo immaginiamo, ma lo dica lei.
«Che non solo l’uomo si espone al contagio della malattia ma mette a rischio, a secondo dei casi, anche la moglie, la fidanzata o la compagna, vittime inconsapevoli».

Ma, in tal senso, c’è anche il turismo sessuale.
« Certo, in particolare riscontriamo il Brasile e l’Oriente. Ma, ripeto, solo una delle cause è il rapporto non protetto con prostitute, il resto riguarda anche persone, uomini e donne, provenienti da altri Paesi dove è quasi inesistente l’informazione su questa malattia e pertanto la diagnosi, quando avviene, è tardiva».

Chi si rivolge al vostro laboratorio?
«Baresi , persone della provincia e anche del resto della Puglia».

Si è abbassata la guardia sulle malattie sessualmente trasmesse vero?
«Assolutamente, fino al 2000 la paura dell’Aids è stata un forte deterrente, c’era un uso maggiore di contraccettivi. Poi, quando si è visto che l’Aids era più curabile, i costumi sessuali si sono nuovamente modificati in modo scapricciato e sconvolgente. Sul fronte dell’informazione tutti hanno abbassato la guardia, dai medici ai media. Questo è stato l’errore».

Come si riconosce la sifilide?
«Nella fase iniziale è facilmente riconoscibile, si riscontra un nodulo indolente e duro a livello interno dei genitali per l’uomo ed esterni per la donna, ma può interessare anche la cervice uterina. Ci possono essere anche localizzazioni atipiche perché la sifilide si trasmette anche con i rapporti orali. Inoltre, la madre infetta può trasmettere l’infezione al feto ed al neonato durante la gravidanza e il parto. Nella seconda fase, la malattia può manifestarsi con delle macchie soprattutto sul tronco del corpo. Nello stadio avanzato, invece, si possono avere danni a tutti gli organi, soprattutto a cuore, cervello, cute, ossa, fegato e arterie».

Come possiamo rialzare il livello di guardia vista la ricomparsa di questa malattia?
«Vanno informati soprattutto i giovani su questa malattia e su tutte quelle sessualmente trasmesse, bisognerebbe parlarne nelle scuole e promuovere la cultura del preservativo quando si va con persone sconosciute».

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