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Giovedì 23 Novembre 2017 | 19:30

Assoluzioni, prescrizioni e restituzione dei beni per clan mafioso barese

BARI – Sei assoluzioni, proscioglimento per prescrizione dei reati per altri 10 imputati e restituzione dei beni sequestrati: si è concluso così il processo al clan mafioso Capriati per intestazione fittizia dei beni. Tra gli imputati il boss Antonio Capriati. I fatti risalgono al 2003-2006. La richiesta di processo è del dicembre 2009. Nel 2011 cominciò il processo dal giudice monocratico che, dopo quasi due anni, si dichiarò incompetente e inviò gli atti al collegio, dinanzi alla quale il dibattimento è ripartito da zero nel 2013
Assoluzioni, prescrizioni e restituzione dei beni per clan mafioso barese
BARI – Sei assoluzioni, proscioglimento per prescrizione dei reati per altri 10 imputati e restituzione dei beni sequestrati: si è concluso così il processo al clan mafioso Capriati per intestazione fittizia dei beni. Tra gli imputati il boss Antonio Capriati. I fatti risalgono al 2003-2006. La richiesta di processo è del dicembre 2009. Nel 2011 cominciò il processo dal giudice monocratico che, dopo quasi due anni, si dichiarò incompetente e inviò gli atti al collegio, dinanzi alla quale il dibattimento è ripartito da zero nel 2013.  

Oggi il Tribunale di Bari (presidente Clara Goffredo) ha assolto sei imputati, tra cui Antonio Capriati – in alcuni casi "perchè il fatto non sussiste", in altri "perchè il fatto non costituisce reato" – e ha dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione dei reati nei confronti di altri 10 imputati. I giudici hanno disposto il dissequestro e l’immediata restituzione dei beni: decine tra auto, moto, conti correnti, terreni e quote societarie.

Secondo il pm Eugenia Pontassuglia, il boss e alcuni presunti affiliati al clan hanno intestato a parenti e affiliati compiacenti beni provenienti dalle attività illecite del gruppo criminale. L’inchiesta, nel 2006, sfociò nel sequestro dei beni. La richiesta di rinvio a giudizio della Procura risale al dicembre 2009. Dal maggio 2010 si è celebrata l’udienza preliminare fino al rinvio a giudizio dei 16 imputati. Nel giugno 2011 è poi iniziato il processo dinanzi al Tribunale monocratico che, dopo quasi due anni di dibattimento, si è dichiarato incompetente (accogliendo una eccezione del difensore Massimo Chiusolo), rinviando gli atti alla seconda sezione collegiale dello stesso Tribunale, dinanzi alla quale il processo è ripartito da zero nel 2013.

Tra gli imputati per i quali è stata disposto il non luogo a procedere per prescrizione, il pregiudicato Francesco Quarto, ritenuto dalla Dda l’ex autista del boss e cassiere del clan, attualmente imputato in un altro processo con l’accusa di aver riciclato il denaro sporco dei Capriati.

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