Cerca

Sabato 18 Novembre 2017 | 12:59

Hostess in stand Dubai Azienda di Altamura nel mirino di fondamentalisti

BARI – La presenza di due hostess per promuovere l’immagine di Gielle, l’azienda pugliese (di Altamura) che produce impianti antincendi, nello stand dell’Intersec di Dubai ha scatenato l’ira dei fondamentalisti su Facebook dove erano state postate dalla società le foto dell’evento, con oltre due milioni e mezzo di visualizzazioni (nella foto le due hostess a Dubai)
Hostess in stand Dubai Azienda di Altamura nel mirino di fondamentalisti
BARI – Fotografie di teste mozzate, minacce all’Occidente e critiche agli Emirati arabi "corrotti" e "colpevoli" di aver permesso che due donne facessero le hostess durante una fiera in Medioriente. "Uno scempio" lo hanno definito i tantissimi che si sono affannati a condannare pesantemente su Facebook la mossa della 'Gielle firè, l’azienda di Altamura (Bari) specializzata nella produzione di sistemi antincendio con gas, che alla Intersec di Dubai aveva nel proprio stand due ragazze: una siriana e l’altra libanese.

"La scelta – spiega Vincenco Galantucci, responsabile della pianificazione strategica del gruppo – è stata di un’agenzia di comunicazione cui ci siamo affidati". "Le hostess – racconta – appena hanno visto la divisa da pompiere che avrebbero dovuto usare nello stand, con una gonna lunga fin poco sopra il ginocchio, si sono subito preoccupate per le reazioni". E infatti immediatamente è "arrivata la polizia che ci ha obbligati a far indossare loro i pantaloni, niente gonne". La Gielle non ha battuto ciglio e le due hostess sono state tutto il tempo con una t-shirt e lunghi pantaloni neri.
"Ma il problema – sottolinea Galantucci – è stato aver usato due donne: è questo che ha scatenato il tran tran di critiche e minacce su Fb" dove l’azienda ha pubblicato le foto dell’evento cliccato quasi due milioni e mezzo di volte.

Nei Paesi arabi, precisa, "anche laddove ricoprono ruoli importanti, le donne non possono neanche stringere la mano agli uomini. E in effetti in alcuni casi ci troviamo in imbarazzo anche noi che lavoriamo in quei Paesi da tanti anni".

Era dunque una reazione prevedibile? "I cosiddetti 'caiman' ai posti di comando – rileva Galantucci – sono solitamente emancipati ma questa volta temiamo che, avendo toccato un argomento così delicato come la religione, potremmo avere riscontri negativi anche sui nostri affari". Tuttavia, in alcune foto con le hostess pare ci sia anche il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mansour Al Maktoum, che ha visitato lo stand ed è stato immortalato a parlare con le ragazze. "Lui - racconta Galantucci – mi ha mandato i link degli articoli negativi che sono usciti lì, ma non li ha commentati nè negativamente nè positivamente". Per ora, a preoccupare maggiormente Galantucci e le centinaia di dipendenti della Gielle, è la possibilità di attacchi "alle sedi in Italia e in Francia: non vorremmo aver suscitato involontariamente la collera e l’ira dei musulmani europei: ho il terrore della reazione di qualche integralista".

Per il momento la polizia dell’Interpol e la Farnesina che "stanno indagando" sul caso, hanno riferito a Galantucci che "le minacce sui social partono dallo Yemen", Paese di provenienza degli attentatori di Charlie Hebdo; e dalle "zone dell’Iraq in mano al califfato dell’Isis". Galantucci assicura che "rispettiamo l’Islam e tutte le religioni: se abbiamo offeso la loro coscienza chiediamo scusa, non era assolutamente nostra intenzione farlo".
"Noi – precisa – ci occupiamo solo di business". Intanto, però, hanno ora paura i tecnici della Gielle che a metà marza dovrebbero andare proprio nello Yemen, per sei mesi, a costruire un enorme sistema di protezione per una raffineria di petrolio.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione