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Sabato 18 Novembre 2017 | 09:31

Trasparenza in Regione? Esiste, ma solo a parole

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - L’idea è di far conoscere all’esterno tutto quello che avviene, facendo parlare i documenti. Si chiama trasparenza. Ma forse è più opportuno usare il condizionale, perché sui siti ufficiali delle amministrazioni e delle società pubbliche è difficilissimo trovare tutto ciò che la legge impone di pubblicare. O - anche se ci sono - spesso i dati sono talmente vecchi o poco tempestivo da risultare inutili. È una considerazione che vale a tutte le latitudini
Trasparenza in Regione? Esiste, ma solo a parole
di Massimiliano Scagliarini

BARI - L’idea è di far conoscere all’esterno tutto quello che avviene, facendo parlare i documenti. Si chiama trasparenza. Ma forse è più opportuno usare il condizionale, perché sui siti ufficiali delle amministrazioni e delle società pubbliche è difficilissimo trovare tutto ciò che la legge impone di pubblicare. O - anche se ci sono - spesso i dati sono talmente vecchi o poco tempestivo da risultare inutili. È una considerazione che vale a tutte le latitudini.

La «Gazzetta» ha fatto una ricognizione sui siti della Regione, delle agenzie e delle principali società collegate, concentrandosi in particolare su quattro aspetti: consulenze, personale, provvedimenti amministrativi e pagamenti effettuati. E, come volevasi dimostrare, nessuno rispetta alla lettera gli obblighi di pubblicazione imposti dalla trasparenza. Con una sola, lodevolissima eccezione: la piccola Puglia Sviluppo, la società che si occupa di aiuti alle imprese, pubblica tutto ciò che va pubblicato in maniera chiara e tempestiva e utilizzando formati aperti.

Certo, è una piccola realtà che non può essere confrontata con la stessa Regione, dove l’assolvimento degli obblighi di trasparenza riguarda una mole sterminata di dati e documenti. E la giunta regionale, da questo punto, si comporta piuttosto bene perché mette a disposizione anche documenti che esulano dagli obblighi imposti dal Dlgs 33/2013 e dalla stessa legge pugliese sulla trasparenza del 2008: tuttavia alcuni dati, in particolare quelli sul personale, non vengono aggiornati da quasi un anno. E dunque sono in parte inutili.

Chi segue l’esempio della Regione è Acquedotto Pugliese, che essendo una società ha obblighi di trasparenza affievoliti rispetto agli enti pubblici ma che, nonostante tutto, rende disponibili anche dati che non sarebbero obbligatori: anche in questo caso, però, le tabelle sulle retribuzioni dei dirigenti sono ferme al 2013. Sembrerebbe positivo anche l’approccio alla trasparenza di Pugliapromozione, che le informazioni obbligatorie le fornisce tutte: peccato però che le delibere vengano pubblicate a settimane di distanza dall’adozione, e soprattutto che venga utilizzato un formato (quello dei file con firma digitale) che sembra scelto apposta per evitare che qualcuno le legga. È in linea con gli obblighi anche il sito dell’Arem (l’Agenzia regionale della mobilità), il cui tallone d’achille sono gli aggiornamenti: la maggior parte dei dati è ferma addirittura al 2012, e mancano i pagamenti effettuati che possono però evincersi dai provvedimenti.

Tutto il resto è invece insufficiente, sia pure con diverse sfumature. Si ferma a un passo dal traguardo, ad esempio, Innovapuglia, che «dimentica» non solo i pagamenti ma anche i provvedimenti del consiglio d’amministrazione e quelli dirigenziali (c’è solo un elenco, e proprio non basta). L’Arif, l’agenzia dei forestali, ha un sacco di dipendenti a tempo determinato di cui sarebbe obbligata a fornire gli elenchi (invece si limita a renderne noto il numero), e i dati sui dirigenti sono fermi addirittura al 2012. Un po’ la stessa cosa accade con l’Arti, dove addirittura le consulenze vengono pubblicate ogni sei mesi (non va bene: c’è l’obbligo di pubblicarle prima dell’entrata in vigore), e gli ultimi dati sul personale a tempo determinato risalgono a metà del 2013.

Veniamo ora alle note dolenti, anzi dolentissime. Sono quelle del sistema dello spettacolo, che è bravissimo con gli annunci ma dimentica spesso e volentieri gli obblighi di trasparenza. Da questo punto di vista, il sito del Teatro Pubblico Pugliese è una barzelletta: i dati più importanti non ci sono, la «Gazzetta» lo ha anche fatto notare al presidente due mesi fa, a questo punto è evidente la volontà di nascondere l’elenco dei dipendenti a tempo determinato e le consulenze. Apulia Film Commission, invece, non organizza i dati con l’«albero» imposto dalla legge, ma li spalma in maniera da far passare la voglia di cercarli e - ben più grave per una fondazione che si occupa di incentivi - non pubblica l’elenco dei pagamenti.

La maglia nera della trasparenza va, infine, ad Aeroporti di Puglia, dove hanno fatto una scelta radicale: quella di non pubblicare assolutamente nulla di ciò che per legge è tenuta a rendere pubblico. Ma tanto nessuno controlla, nessuno dice nulla.

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