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Giovedì 23 Novembre 2017 | 21:38

Ansaldo, il lungo presidio per difendere il lavoro

di FRANCO PETRELLI
GIOIA DEL COLLE - Sotto il freddo polare di queste notti, a turno, i 197 dipendenti dell’Ansaldo Caldaie S.p.a., di Gioia del Colle, restano a presidiare la fabbrica. Una grande tenda blu, sedie bianche di plastica, bottigliette d’acqua, bandiere dei sindacati. La proprietà sta per chiudere. La paura è immensa sull’esito di una trattativa debole, sul futuro dei lavoratori e delle loro famiglie. E dell’ennesima realtà industriale pronta a lasciare il nostro territorio
Ansaldo, il lungo presidio per difendere il lavoro
di Franco Petrelli

GIOIA DEL COLLE - La tenda azzurra è stata allestita dinanzi alla fabbrica. All’interno, sedie bianche di plastica, bottigliette d’acqua, bandiere di varie sigle sindacali. I lavoratori stazionano infreddoliti, dopo la prima notte passata all’addaccio. Hanno paura che la proprietà svuoti lo stabilimento, smantelli tutto, porti via materiali e merci, così come sta portando via il loro futuro. Così hanno deciso di dar vita a un presidio permanente, l’ultimo tentativo disperato di non far morire la «loro fabbrica».Succede a Gioia del Colle, dove i 197 lavoratori dell’Ansaldo provano a deviare il corso delle cose. Dal 10 aprile, tuttavia, l’azienda che produce caldaie cesserà l’attività produttiva nello stabilimento della provincia barese. La procedura per il licenziamento collettivo sembra oramai uno di quei sassolini che precipitano dalla vetta della montagna e che una volta a valle diventano una frana inarrestabile.

«Siamo qui per difendere il lavoro. Non ce ne andremo», annunciano agguerriti i lavoratori dinanzi alla tenda azzurra. Vorrebbero tornare a lavoro, ma non è possibile. Attendono segnali di speranza dal governo, arriva invece la notizia che l’incontro convocato al Ministero dello Sviluppo Economico per martedì prossimo è slittato alle 14 del giorno successivo. Una notizia che non piace a nessuno. «Qualcuno prende tempo - commentano gli operai - Non sanno cosa dirci. Ma non hanno capito che noi siamo disposti ad andare fino in fondo. Da qui non solo non toglieremo il presidio ma all’occorrenza marceremo su Roma». Possibile che accanto a loro scendano anche gli amministratori comunali, non solo quelli di Gioia bensì quelli di ogni paese tra la provincia barese e quella tarantina dove risiedono i dipendenti dell’Ansaldo.

Ma la proprietà non sembra interessata a tornare indietro. E questa volta la crisi c’entra relativamente poco. Le commesse ci sono, eccome se ci sono. Allo stabilimento di Gioia il lavoro non manca. Il problema è che ogni operaio costa troppo, almeno il triplo di quanto si può pagare la manodopera in un paese straniero. E i vertici dell’Ansaldo lo hanno detto a chiare lettere. È la fredda legge del mercato.

Il presidio permanente insediato a Gioia, d’altra parte, ricorda la durissima vertenza della ex Om di Bari: anche qui gli operai hanno presidiato lo stabilimento giorno e notte per oltre due anni nell’obiettivo di evitare alla proprietà di portare via i carrelli elevatori già prodotti senza che prima non si definisse chiaramente quale sorte sarebbe toccata alle centinaia di lavoratori. Il presidio è stato tolto (e la proprietà si è ripresa i carrelli) solo dopo aver avuto notizia - nell’ambito di un tavolo istituzionale - dell’imminente acquisto dell’ex Om da parte di un nuovo imprenditore. Ma dell’imprenditore non c’è ancora traccia. E gli operai stanno in mezzo a una strada.

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