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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 19:39

Chiude Auchan «Bariblù» ma l'iper passa di mano 120 dipendenti in mobilità

di DANIELA D'AMBROSIO
TRIGGIANO (Bari) - La sede di Triggiano dell'ipermercato francese sarà ceduto a una società dello stesso gruppo, ma per ora non ci sono notizie certe. L'unico dato è che i 120 dipendenti verranno messi in mobilità e sul loro futuro pesa l'incertezza
Chiude Auchan «Bariblù» ma l'iper passa di mano 120 dipendenti in mobilità
DANIELA D'AMBROSIO
BARI - 
«Dal primo febbraio saremo in mobilità e lo abbiamo saputo solo l’altro ieri. Che ne sarà di noi?». La voce allarmata e quasi piangente, al telefono della Gazzetta è quella di una donna, una dei circa 120 dipendenti dell’ipermercato Auchan, ospitato all’interno del centro commerciale Bariblù, sulla provinciale Triggiano San Giorgio. Le notizie sono ancora vaghe e incerte secondo quello che ci riferisce la nostra informatrice ma nel corso di una riunione con i sindacati, avvenuta un paio di giorni fa, sarebbe stata data la notizia che l’ipermercato chiude e quindi i posti di lavoro diventano a rischio.

All’interno dell’iper, bocche cucite. La solita folla del sabato pomeriggio, code alle casse, il centro commerciale pieno più del solito grazie ai saldi. Trovare il posto è un’utopia. Allora, perché chiudere? Se la struttura ha i suoi clienti, se gli affari vanno bene, perché mandare a casa i dipendenti?
Continuando a girare fra gli scaffali e continuando a chiedere in giro poi, qualche dipendente un po’ più informato si lascia scappare una spiegazione in più, ma solo dietro garanzia assoluta di anonimato: l’ipermercato non chiude, passa di mano.

«Abbiamo sentito parlare di una trattativa con un’altra catena - racconta un impiegato - ovviamente speriamo di essere assorbiti dalla nuova gestione. La prego non ci faccia parlare. Si sa come vanno queste cose, le persone che chiacchierano troppo non sono ben viste. Che si tratti di sperare in un trasferimento in altra sede o che si tratti di firmare un nuovo contratto con un’altra azienda, l’importante è non perdere il posto di lavoro. Io ho i figli a casa da mantenere. No davvero, non mi faccia dire di più, non sappiamo nulla di preciso, sono solo voci».

«La sede Auchan di Bariblù - spiega meglio uno degli addetti che sembra essere un pochino più battagliero - non è di proprietà dell’azienda francese, a differenza di tutte le altre. Probabilmente i costi di gestione si sono rivelati troppo alti e questo avrà portato all’idea di dismettere. Le spese naturalmente le fanno sempre i lavoratori. Centoventi persone in mobilità: e dove andiamo a trovare un’altra situazione se davvero fosse così?».

Bisogna camminare a lungo fra gli scaffali e raccogliere una abbondante manciata di «non so nulla» prima di trovare qualcuno disponibile a parlare, superando la paura: «Di questi tempi un posto di lavoro è un utopia, chi ce l’ha se lo tiene stretto. E non certo per lo stipendio perché le lascio immaginare quanto guadagniamo. Ma meglio questo che nulla. E le riduzioni di personale sono sempre dietro l’angolo. In questo momento poi...».
Proviamo a incalzare: pensate di essere trasferiti? «Magari... sarebbe il meno... ma le altre sedi di certo non possono aggiungere personale... tutti poi...».
Le donne hanno le bocche cucite. Chi si lascia trascinare nel discorso è piuttosto qualche uomo: sperate di essere assorbiti da una nuova gestione? «Ma lei ha idea di quanta gente è in cerca di lavoro? Sperare? La speranza non esiste. Se ci sarà un accordo con i sindacati forse una parte si salverà. Certo non tutti. Non mi faccia parlare... lei lo sa come vanno queste cose... anzi guardi, lasciamo proprio perdere, mi lasci lavorare fintanto che il lavoro ce l’ho. Fate i giornalisti? Bene. Allora fateci un piacere: fateci sapere voi che fine faremo, visto che qui nessuno ce lo dice...».

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