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Sabato 18 Novembre 2017 | 15:04

Quel parco mai nato costato 22 mld di lire

di TOMMASO FORTE
BITETTO - Il Parco dei sogni. Nel 1987 il Cipe finanzia la realizzazione di un parco attrezzato e il recupero ambientale di una ex discarica di rifiuti urbani per oltre 22 miliardi di vecchie lire. Uno dei più grandi parchi urbani del Mezzogiorno d’Italia chiuso da 18 anni. La magistratura non ha mai aperto un fascicolo d’indagine ma le responsabilità politiche sono state tante, sempre impunite
Quel parco mai nato costato 22 mld di lire
di TOMMASO FORTE

BITETTO - Il Parco dei sogni. Nel 1987 il Cipe finanzia la realizzazione di un parco attrezzato e il recupero ambientale di una ex discarica di rifiuti urbani per oltre 22 miliardi di vecchie lire. Uno dei più grandi parchi urbani del Mezzogiorno d’Italia chiuso da 18 anni. La magistratura non ha mai aperto un fascicolo d’indagine ma le responsabilità politiche sono state tante, sempre impunite. Nelle ultime quattro legislature i sindaci Palladino (Pds), Costa (FI), Iacovelli (Pd) e Occhiogrosso (Pdl), hanno sempre garantito l’imminente apertura del polmone verde, cosa che non è mai avvenuta. Anzi, il parco è una pattumiera di rifiuti, discarica abusiva.

Oltre 340mila metri quadri di degrado, dopo l’incapacità politica di avviare la fruizione di un sito, collaudato e consegnato al Comune di Bitetto nel 1996. La gestione del parco urbano, in ogni modo, è stata onerosa sia per i costi di vigilanza armata, risultata inopportuna, che per i lavori di messa in sicurezza per evitare intrusioni, risultata fallimentare, visti i continui sfregi e i furti di metalli.

LA EX CAVA - Con delibera del 1985 il sindaco Costa (Psi), annulla in autotutela la delibera del Consiglio che autorizza il Gruppo Calabrese a realizzare di una discarica di Rsu (rifiuti solidi urbani) in un area di oltre 40 ettari. Dopo le proteste della città gli atti furono revocati. Con delibera n. 244 del 22 giugno 1990 venne approvato definitivamente il progetto di risanamento territoriale con fondi della legge 64/86, rientranti nel Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale. Furono periodi bui per la comunità bitettese. La discarica doveva coinvolgere una vasta area di territorio agricolo e il pericolo ambientale era in agguato. Molti i cortei e i dibattiti politici.

IL GRANDE PARCO - Le opere realizzate sono state divise in tre ambiti: bonifica di un’ex cava, con sistemazione a parco per attività ludiche e sportive; trasformazione a parco urbano di un’area utilizzata dai motociclisti come pista abusiva; sistemazione della viabilità rurale di tutta l’area. Il recupero della ex cava prevedeva la realizzazione di un parco didattico-ricreativo dotato di posti auto e di ristoranti e strutture per il tempo libero. Oltre a questo, con finalità naturalistiche e didattiche, era stato ricreato il tipico paesaggio pugliese. E ancora: giardini, aiuole, tunnel per giochi, labirinto, un piccolo anfiteatro, laghetti artificiali oltre a una zona per il tiro con l’arco e campi da tennis. Perché il parco «Mater Domini» è ancora chiuso? Perché, in questi anni i sindaci hanno taciuto sui fatti? Perché alcuni esposti inviati alla Procura non hanno mai avuto seguito?

I LAVORI - L’opera, realizzata dal Gruppo Matarrese, doveva essere inaugurata nel 1996 (giunta Paladino), ma ciò non è mai avvenuto. Ad oggi, del parco “Mater Domini” sono rimasti solo rovine. La gara sulla gestione del parco fu vinta dal gruppo Fusillo, che rinunciò in quanto all’interno dell’area non poteva avviare opere edili. Solo il 23 agosto 2005 la Regione Puglia comunicò l’approvazion e della compatibilità paesaggistica e, quindi, la possibilità di modificare lo stato dei luoghi. Anche la giunta guidata dal sindaco Armando Costa (Pdl) fallì la sua missione. Ci ha provato poi la giunta Iacovelli (Pd) con un bando per project financing, andato però deserto. E anche la giunta Occhiogrosso ha mancato. Aveva promesso l’apertura che non è mai avvenuta.

IL NUOVO PRG - Con il nuovo strumento urbanistico, nel parco «Mater Domini», saranno consentite opere per il mantenimento, il ripristino e la riqualificazione dell’assetto idrogeomorfologico; interventi per il recupero e il riuso degli edifici esistenti, anche con la possibilità di ristrutturazione edilizia e cambio di destinazione d’uso, secondo la legge regionale 21/2008. Con queste novità si potrà, forse, rendere appetibile la nuova gara per la gestione del parco.

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