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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 10:23

Bari, ondata di influenza fine settimana da incubo

di ARMANDO FIZZAROTTI
BARI -  Ondata eccezionale di richieste di assistenza e terapia - «complice» la chiusura il sabato e la domenica degli studi dei «medici di base» - ai pronto soccorso, alle guardie mediche ed anche ai soccorritori d’emergenza del «118» per un picco di ammalati, colpiti dai tipici sintomi dell’influenza. O di qualche virus «para influenzale» sospettano alcuni esperti, dato che l’infezione di massa da parte del virus «doc» è prevista per fine gennaio
Bari, ondata di influenza fine settimana da incubo
di Armando Fizzarotti

BARI - Presìdi di guardia medica presi d’assalto, invasi in misura tale da richiedere un «supplemento», se non un’ondata, di richieste di intervento anche ai soccorritori del 118, il personale medico e paramedico mobile usualmente impegnato in emergenze soprattutto derivanti da incidenti.

È questo lo scenario del fine-settimana di questa vigilia pre-Befana a Bari e provincia per il possibile effetto di un brutto virus influenzale o para influenzale che colpisce soprattutto gli apparati intestinali e che sta mettendo a dura prova i servizi sanitari «festivi», chiamati ad un surplus di lavoro in sostituzione dei normali studi dei medici di base.

«Mezza città è a letto con questa forma influenzale» ha testimoniato a telefono una dottoressa della Guardia di Japigia, riferendo che i sintomi più tipici di questo virus «guasta feste» sono spossatezza e vomito continuo anche per più di un giorno.

È diventato quindi «incandescente» anche il centralino della sala operativa del «118». In piena notte fra sabato e domenica un operatore racconta alla «Gazzetta»: «Sotto un certo aspetto, questo periodo festivo è abbastanza fortunato. In altri anni siamo purtroppo dovuti intervenire su incidenti stradali, anche mortali ed in quali sono stati coinvolti giovani e giovanissimi, che hanno rovinato anche intere famiglie. Così non è quest’anno, ma in questo fine settimana siamo stati subissati dalle richieste di aiuto nelle famiglie colpite da questo brutto virus influenzale. Le guardie mediche sono al collasso e quindi la gente si rivolge a noi o addirittura al pronto soccorso. La paura è anche comprensibile - continua l’operatore - perché soprattutto bambini ed anziani con questo tipo di sintomi rischia anche di finire in disidratazione».

La conferma dell’«emergenza post-natalizia», o meglio dell’anno nuovo, viene dalla direttrice sanitaria della Asl Bari. «Sì, effettivamente - testimonia la dottoressa Silvana Fornelli - abbiamo registrato in questo fine settimana un’impennata di richieste di visita ed eventuale ricovero nei pronti soccorso che coordiniamo (principalmente i punti-accoglienza degli ospedali San Paolo e Di Venere - n.d.r.), tanto che ho dovuto provvedere, con procedura d’urgenza, a potenziare il personale in servizio, richiamando alcuni nostri operatori in servizio. Un quadro più chiaro del picco che si è registrato, dal punto di vista statistico/numerico, potremo però averlo nei prossimi giorni, anche consultando le consulenze offerte dalle nostre guardie mediche».

Netta l’impennata registrata al pronto soccorso del Policlinico. «Dal 1° gennaio a domenica pomeriggio - rivela il responsabile, il dr. Francesco Stea - abbiamo trattato 980 persone, rispetto ad una “media stagionale”, nello stesso periodo, di 270/300 persone al massimo».

Nessun potenziamento di personale però al punto d’emergenza della «cittadella sanitaria» prosegue il dottor Stea. «Ho mantenuto - prosegue - il servizio standard, che significa comunque un servizio d’emergenza assicurato da non meno di quattro medici, se non cinque, coprendo comunque non solo le necessità che si sono presentate ma anche quelle eventuali. Quando sono arrivati a Bari i naufraghi salvati dal traghetto incendiatosi in Adriatico, il “Norman Atlantic”, ho provveduto a raddoppiare il personale in servizio per fronteggiare eventuali emergenze di massa che fortunatamente non si sono presentate».

Quali le cause di questa ondata di ammalati? «L’ondata di freddo e le nostre particolari abitudini alimentari delle feste natalizie» taglia corto Stea, accennando un sorriso.

Il dato più significativo è che quasi tutte le persone visitate sono state rimandate a casa con terapie specifiche, senza che si siano registrati «casi di rientro», possibile spie di patologie più gravi.

Quindi, in teoria, erano quasi tutti casi risolvibili da medici non di pronto soccorso o specializzati nelle emergenze.

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