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Giovedì 23 Novembre 2017 | 13:58

Il dilemma di un padre «O il lavoro o mio figlio»

di ANTONIO GALIZIA
CONVERSANO - Un bambino di 12 anni in ospedale da cinque mesi. Una madre in attesa del quarto figlio. Un padre in difficoltà, che per garantire assistenza al suo piccolo uscito dal coma, ha dovuto chiudere la sua attività. E poi tanta gente buona che, contrariamente alla freddezza e all’indifferenza delle istituzioni, ha aperto una gara di solidarietà. Francesco Locaputo, 44 anni, affida alla «Gazzetta del Mezzogiorno» il suo sfogo e il suo appello per il dramma che ha colpito la sua famiglia
Il dilemma di un padre «O il lavoro o mio figlio»
di ANTONIO GALIZIA

CONVERSANO - Un bambino di 12 anni in ospedale da cinque mesi. Una madre in attesa del quarto figlio. Un padre in difficoltà, che per garantire assistenza al suo piccolo uscito dal coma, ha dovuto chiudere la sua attività. E poi tanta gente buona che, contrariamente alla freddezza e all’indifferenza delle istituzioni, ha aperto una gara di solidarietà. Francesco Locaputo, 44 anni, affida alla «Gazzetta del Mezzogiorno» il suo sfogo e il suo appello per il dramma che ha colpito la sua famiglia.

Francesco è l’artigiano e padre di tre figli, con il quarto in arrivo, al quale il 29 luglio scorso è crollato il mondo addosso. Racconta: «Quella sera alle 21 in via Lago Sassano mio figlio Giuseppe fu investito con la sua bicicletta da un’auto guidata da una donna e trasferito in gravi condizioni al Policlinico di Bari - ricorda -, dove fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico per scongiurare danni neurologici. A seguito di quell’intervento entrò in coma farmacologico, dal quale ora finalmente è uscito. Grazie al prezioso impegno dei medici e del personale sanitario della Neuroriabilitazione e della Rianimazione del grande ospedale barese, mio figlio ha cominciato a stare meglio. Ora è libero da tracheotomia, peg (alimentazione tramite sondino cutaneo, ndr) e da tutto quello che lo teneva monitorato, ha ripreso a parlare ma ha bisogno di molta logopedia».

Ancora: «Ricorda tutto, ha ripreso anche a ripassare la matematica e l’inglese, riconosce gli amici, muove tutti gli arti ma non controlla ancora le dita e la pianta del piede. Ha bisogno di molta fisioterapia, mangia regolarmente con il nostro aiuto, che siamo parte indispensabile per la riabilitazione integrale 24 ore su 24».
Per stare vicino a suo figlio, Francesco ha dovuto abbassare la saracinesca del suo laboratorio da tappezziere in via Europa Unita. Venuta meno l’unica fonte di sostentamento, ora la famigliola è in serie difficoltà economiche.

«Purtroppo noi artigiani non siamo tutelati in nessun modo - lamenta il capofamiglia -, la legge 104 non ci viene riconosciuta e in questi casi devi scegliere se stare vicino alla famiglia e interrompere l’attività, oppure al contrario continuare a lavorare e lasciare la vita di un figlio al destino o, peggio, alla deriva. Io ho scelto di stare vicino a Giuseppe ma non posso nascondere le difficoltà che sto affrontando insieme con mia moglie, che a gennaio darà alla luce la nostra quartogenita».

Il papà in difficoltà si è rivolto anche al Comune ma non ha ricevuto alcuna risposta. I soli a mobilitarsi sono stati alcuni amici e conoscenti, che hanno attivato una raccolta di fondi per alleviare le sofferenze della famiglia. Chi vuole può versare un’offerta indicando il codice Iban IT48Q0200841461000102932043 Unicre dit - Conversano.

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