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Lunedì 20 Novembre 2017 | 19:49

Pubblicità a Bari al Tar la battaglia contro abusivi ed evasori

di NINNI PERCHIAZZI
BARI - Pubblicità abusiva caos senza fineLa guerra a manifesto selvaggio rischia di finire davanti al Tribunale amministrativo. Ad annunciarlo è l’Aicap (l’associazione Aziende italiane cartelli e arredi pubblicitari) dopo il rifiuto da parte del Comune di permettere alle ditte pubblicitarie l'accesso ai documenti relativi alle imprese abusive ed agli evasori tributari. Intanto le numerose aziende fuorilegge - la cui irregolarità è accertata dalla stessa amministrazione - continuano ad imperversare in città
Pubblicità a Bari al Tar la battaglia contro abusivi ed evasori
di Ninni Perchiazzi

BARI - Impianti pubblicitari, la guerra ad abusivi ed evasori finisce davanti al Tribunale amministrativo. Ad annunciarlo è l’Aicap (l’associazione Aziende italiane cartelli e arredi pubblicitari) dopo l’ennesimo rifiuto da parte del Comune di Bari di permettere alle ditte pubblicitarie l'accesso ai documenti relativi alle imprese abusive ed agli evasori tributari. Intanto le numerose aziende fuorilegge - la cui irregolarità è accertata dalla stessa amministrazione comunale - continuano ad imperversare in città come testimoniano le diverse centinaia di cartelloni irregolari non rimossi.

TRIBUNALI - «Non ci fermeremo, ricorreremo al Tar e presenteremo nuove richieste di documenti», tuona Girolamo Morisco, titolare di una delle società promotrici della protesta nonché segretario regionale dell'Aicap. Che poi rincara la dose. «Stiamo, inoltre, valutando la possibilità di denunciare la vicenda alla Magistratura contabile e riteniamo inaudita tale sordità del Comune. Ci sentiamo discriminati, quasi fossimo noi gli evasori. Il Comune dovrebbe collaborare e supportarci in questa fase e, invece, si trincera dietro cavilli burocratici per giustificare, o meglio, sostenere tale stato di inerzia».

LA CRONISTORIA - L’ultima richiesta in ordine di tempo delle imprese operanti nel settore della cartellonistica pubblicitaria, a quanto pare risale al novembre scorso, ma si parte almeno dalla scorsa primavera, nel tentativo di venire a capo di una situazione davvero incresciosa, caratterizzata da comportamenti illeciti ad opera di furbastri e maneggioni. A danno della concorrenza, ma anche dell’erario, quindi di tutti i cittadini.L’intera vicenda, invece, trova un punto fermo nell’ottobre 2013 - dopo anni di assoluto Far west - quando numerosi operatori della pubblicità barese nel lamentare la sleale concorrenza da parte di altre società titolari di impianti abusivi e, soprattutto, non in regola con il pagamento delle imposte pubblicitarie, fanno partire di diffide e solleciti, compresa anche un’interrogazione consiliare, che fa emergere una situazione raccapricciante riguardo alla evasione tributaria. È l’ufficio Tributi a rivelare che dal 2001 al 2012, l'amministrazione ha accertato un'evasione, per la sola imposta di pubblicità e Tosap, di oltre sette milioni di euro.

REGOLAMENTO A META' - Ebbene, di tale somma, poco meno della metà - 3 milioni - è stata riscossa, mentre circa 4 milioni vengono iscritti a ruolo e la restante parte (più di 2 milioni) è oggetto di procedimenti sanzionatori in corso, il cui recupero è stato affidato ad Equitalia. Ma non è finita. La polizia municipale ha elevato e continua ad elevare centinaia verbali per contestare gli illeciti ad abusivi ed evasori. A questo punto, però, abbastanza inspiegabilmente la catena sanzionatoria prevista dal regolamento s’interrompe. Infatti, il regolamento approvato grazie all’iniziativa dell’allora assessore Gianni Giannini prevede la rimozione degli impianti oppure la copertura degli stessi al fine di inibirvi l'attività pubblicitaria sia per evitare il perpetrarsi dell'evasione tributaria, sia per non creare una turbativa di mercato rispetto a chi le regole le rispetta. E non solo. Il mancato pagamento dell’imposta prevede anche il ritiro della concessione relativa all’impianto incriminato.

«Gli uffici comunali preposti alla rimozione o alla copertura dei messaggi pubblicitari sono rimasti assolutamente inerti per ben tredici mesi, rimuovendo solo una decina o poco più d'impianti abusivi - denunciano dall’Aicap - e nessuno tra quelli evasori ed oggetto di decadenza, che peraltro continuano imperterriti a lucrare alle spalle del Comune». Ovvero ad esercitare l’attività sui medesimi cartelloni, divenuti di fatto abusivi, ed a guadagnare.

IL RISCHIO - Che nel settore ci sia una fetta di operatori marci e che ci marcia (scusate il gioco di parole) è un dato assodato e preoccupante. Infatti gran parte delle somme iscritte a ruolo ed accertate rischia di diventare inesigibile, poiché molte imprese debitrici risultano in evidente stato di dissesto se non di insolvenza. Ai casi eclatanti come quelli della Pes srl (dichiarata fallita dal Tribunale di Roma - proprietaria di oltre 120 impianti a Bari, già abusiva e debitrice di centinaia di migliaia di euro verso l’erario, ma ancora operativa tramite escamotage e prestanome), si affiancano altre società non attive o in stato di liquidazione (è il caso dell’Astra neon), che come detto continuano ad operare come se fossero in perfetta regola.

«A questo punto vogliamo capire perché ci viene negato l’accesso agli atti in barba ai principi di trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione, anche per eventualmente agire nei confronti del Comune per accertarne le responsabilità amministrative», dice ancora Morisco, nel rivendicare i diritti della ditte in regola, che rappresentano oltre il 70% degli impianti presenti su Bari).

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