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Venerdì 24 Novembre 2017 | 02:55

Violentò e uccise 60enne, disposta perizia psichiatrica

BARI – Sarà una perizia psichiatrica a stabilire se Donald Nwajiobi, il nigeriano reo confesso di aver ucciso l’11 novembre 2013 la 60enne Caterina Susca nella sua casa di Torre a Mare, era capace di intendere e volere al momento del delitto e se sia nelle condizioni di affrontare un processo
Violentò e uccise 60enne, disposta perizia psichiatrica
BARI – Sarà una perizia psichiatrica a stabilire se Donald Nwajiobi, il nigeriano reo confesso di aver ucciso l’11 novembre 2013 la 60enne Caterina Susca nella sua casa di Torre a Mare, era capace di intendere e volere al momento del delitto e se sia nelle condizioni di affrontare un processo.

Lo ha deciso il gup del Tribunale di Bari Annachiara Mastrorilli accogliendo la sollecitazione del difensore dell’imputato, l’avvocato Antonia Bello. La perizia sarà eseguita dal professore di psicopatologia forense del Policlinico di Bari Roberto Catanesi. L’affidamento dell’ incarico è fissato all’udienza del 22 dicembre.

Nei confronti di Nwajiobi il pm che ha coordinato le indagini, Manfredi Dini Ciacci, aveva chiesto la condanna all’ergastolo per i reati di omicidio volontario, violenza sessuale, furto aggravato e false attestazioni sulla propria identità rese all’autorità giudiziaria. Stando alle indagini della Squadra Mobile di Bari, Nwajiobi si sarebbe introdotto nella villa della vittima saltando il cancello e sorprendendo la donna, dopo aver aspettato a lungo il momento più favorevole nascosto in giardino.

Secondo gli inquirenti era armato di un paio di forbici con le quali colpì Caterina Susca alla base del collo. Gli accertamenti medico-legali eseguiti sul corpo del vittima hanno poi rivelato che la donna subì violenza sessuale prima di essere brutalmente uccisa.

In aula i parenti della vittima, costituiti parte civile insieme con l’associazione Giraffa contro la violenza sulle donne, si sono opposti alla richiesta di una perizia. Il giudice ha però ritenuto necessario l’accertamento psichiatrico. Nella sua discussione il difensore dell’imputato aveva infatti sottolineato la "personalità disturbata del soggetto", ricordando i diversi tentativi di suicidio in carcere e i ripetuti scioperi della fame.

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