Cerca

Venerdì 24 Novembre 2017 | 06:46

«Così hanno vinto la sfida della vita i nostri 4 gemellini»

di ISABELLA MASELLI
BARI - Hanno tre mesi e quattro giorni di vita e pesano insieme poco più di dieci chili. Sono i quattro gemellini nati e assistiti nel reparto di Neonatologia del Policlinico di Bari. Ieri sono tornati a casa, anzi ci sono andati per la prima volta nella loro vita. Sono venuti al mondo il 9 settembre 2014. Giuseppe, Filippo, Francesco e Alessandro pesavano tra un chilo, il più cicciottello di loro, e i 700 grammi. Piccoli, fragili. Ma sono stati forti
«Così hanno vinto la sfida della vita i nostri 4 gemellini»
di ISABELLA MASELLI

BARI - Hanno tre mesi e quattro giorni di vita e pesano insieme poco più di dieci chili. Sono i quattro gemellini nati e assistiti nel reparto di Neonatologia del Policlinico di Bari. Ieri sono tornati a casa, anzi ci sono andati per la prima volta nella loro vita. Sono venuti al mondo il 9 settembre 2014.
Per Mariella, la loro giovane madre, una gravidanza difficile. «A volte ho avuto paura - racconta - ma ero felice e non ho mai perso la speranza». Ha partorito alla 27ª settimana. Giuseppe, Filippo, Francesco e Alessandro pesavano tra un chilo, il più cicciottello di loro, e i 700 grammi. Piccoli, fragili. Ma sono stati forti, come i loro genitori, e ora sono nella loro casa al quartiere San Paolo, dove papà Nicola ha preparato due camere con quattro lettini tutti uguali, quattro fasciatoi, quattro piccoli armadi. Hanno lasciato l’ospedale tra l’emozione di tutto il reparto, medici e infermieri che li hanno visti lottare tra la vita e la morte in questi tre mesi.

«Non è frequente - dice il primario, Nicola Laforgia - che neonati di parti quadrigemellari riescano a essere dimessi vivi e in buone condizioni. Secondo uno studio recente accade solo nel 34 per cento dei casi. È un risultato eccezionale, quindi, che i quattro gemelli vadano a casa in ottime condizioni e senza supporto di ossigeno o terapie particolari».
Lui era lì la notte in cui Nicola ha accompagnato Mariella in ospedale perché le si erano rotte le acque. Dopo una minaccia di aborto il 14 agosto, i medici si erano preparati a quel momento. Sapevano che i quattro gemellini sarebbero nati prematuri e che questo poteva accadere da un momento all’altro.

«Eravamo in dodici in sala operatoria al momento del parto - racconta Nicola Laforgia - avevamo organizzato quattro équipe di tre persone, due medici e un’infermiera per ciascun neonato». Una notte difficile, come difficili sono stati questi tre mesi in ospedale, dalla terapia intensiva delle prime settimane alla porta d’uscita. Un percorso vero e proprio, fisico ma soprattutto psicologico.
«È stato difficile - dice Nicola con gli occhi lucidi - ma dal primo momento sapevo che ce l’avrebbero fatta tutti e quattro. Erano ancora nella pancia di mia moglie quando per la prima volta ho parlato con il dottor Laforgia. I medici mi prepararono alla possibilità di sopravvivenza o morte, ma io non ci ho mai creduto. I miei figli dovevano stare bene e oggi (ieri, ndr) vengono finalmente a casa con noi».

In questi tre mesi i piccoli hanno avuto molte complicanze, tutte superate. Per qualcuno di loro ci sono stati momenti in cui le condizioni erano davvero critiche. «Ma io sono stato sempre ottimista - dice Nicola - sapevo che un giorno non era come l’altro e che mentre uno migliorava magari l’altro stava peggio proprio in quel momento. Gioia e preoccupazione erano sentimenti e sensazioni sempre presenti».
«Fino ad oggi tutto è stato un’emozione - dice Mariella - dal primo bagnetto a quando gli hanno tolto flebo e respiratori, alla prima volta che hanno preso il biberon e il ciuccio».

«La gestione e la vita di questi bambini prematuri nelle prime settimane - spiega Laforgia - è come le montagne russe: quando si è in cima può esserci il crollo improvviso, l’ottimismo spesso è messo a dura prova ma la fiducia e l’em - patia sono fondamentali come l’atteggiamento dei genitori prima ancora della nascita. Farmaci, ventilazione, terapie non bastano da sole. La scienza, in questi casi così delicati, deve andare di pari passo con l’amore». Nicola e Mariella di amore ne hanno dimostrato tanto, tra di loro e con quei quattro batuffoli che ora vedono per la prima volta il mondo esterno. Sposati sei anni fa dopo 14 di fidanzamento. Il matrimonio, la gravidanza difficile, il parto e i tre mesi più difficili della loro vita. E da ieri tutto è cambiato ancora una volta.
«La notte prima di venire a prenderli non siamo riusciti a dormire - racconta Nicola - io e Mariella nel letto svegli aspettando che arrivasse l’alba, che arrivasse la luce del giorno più bello della nostra vita. L’ho pensato in tutto questo tempo e oggi lo confermo: qui lavorano santi, che per questi bambini sono in certi momenti più dei genitori. I miracoli esistono perché esistono persone che li fanno».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione