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Sabato 18 Novembre 2017 | 01:56

Fondi Ue e politica Così Patto di Stabilità fa fallire imprenditrice

di ANDREA DEL MONACO
BARI - È il 24 ottobre 2014: Castellaneta ore 21,30. "Sono prima in un bando FEASR della Regione Puglia, mi sono indebitata con le banche per anticipare l'investimento ma non ho ricevuto nessun contributo regionale. Dicono che non possono pagarmi per il Patto di Stabilità. E' vero?" mi chiede un'imprenditrice agricola alla fine di un dibattito organizzato dall'associazione Il Tavolo Verde. Era vero. Perchè Renzi non è il presidente francese Hollande. Occorre andare altrove per capire
Fondi Ue e politica Così Patto di Stabilità fa fallire imprenditrice
Andrea Del Monaco *

È il 24 ottobre 2014: Castellaneta ore 21,30. "Sono prima in un bando FEASR della Regione Puglia, mi sono indebitata con le banche per anticipare l'investimento ma non ho ricevuto nessun contributo regionale. Dicono che non possono pagarmi per il Patto di Stabilità. E' vero?" mi chiede un'imprenditrice agricola alla fine di un dibattito organizzato dall'associazione Il Tavolo Verde. Era vero. Perchè Renzi non è il presidente francese Hollande. Occorre andare altrove per capire.

1 dicembre 2014, Roma, ore 11,30. " L'unità delle due Germanie non sarebbe stata possibile senza flessibilità .... Senza investimenti non c'è futuro... Il piano Juncker va nella direzione giusta" ma "va rafforzato". Così Matteo Renzi lunedì al Senato nell'ennesimo discorso contro l'austerità. La cornice era la Conferenza degli organi parlamentari specializzati negli affari UE dei Parlamenti dei 28 Stati Membri. Parole giuste. Mancano i fatti ovvero la violazione del Patto di Stabilità: solo così potremo investire e l'imprenditrice pugliese sarà pagata.

2 Dicembre 2014, Bruxelles, ore 11,30. "Non siamo fautori della flessibilità a oltranza". Il rinvio a marzo del giudizio dell'Unione europea sui conti pubblici di Italia, Francia e Belgio è "un appuntamento di verità". Così, il Commissario europeo Pierre Moscovici si è difeso nell'audizione al Parlamento UE. I deputati popolari Markus Ferber (Germania) ed Esther De Lange (Olanda) lo avevano appena rimproverato di non applicare le regole di bilancio per i tre paesi.

Nel semestre italiano di presidenza UE si è ripetuto il seguente copione: il Governo, a Roma, tuona contro l'austerità ma a Bruxelles non ottiene nulla. Torniamo a lunedì. Secondo Renzi in Europa "senza flessibilità diventiamo dei ragionieri". Secondo il primo vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans l'Italia spende poco e male i fondi europei. Renzi condivide ma ricorda che occorre escludere dal computo del 3% (Rapporto Deficit/PIL) il cofinanziamento italiano ai programmi UE: altrimenti l'Italia non può spendere. Ed ecco un altro film già visto: Renzi, da un lato, invoca flessibilità e crescita, dall'altro promette che l'Italia rispetterà le regole del Fiscal Compact. Impossibile. Deve scegliere. L'Italia non può investire se rispetta il Fiscal Compact. Al contrario l'Italia per investire deve violare il Fiscal Compact.

Renzi invoca la flessibilità mentre l’Istat certifica la recessione - Le contraddizioni di Renzi rinviano a cinque nodi: l'Istat conferma la recessione italiana; per uscire dalla crisi è necessario investire; il Fiscal Compact impedisce gli investimenti e impone il taglio dei fondi al Sud; Bruxelles impone l'austerità a Roma ma non a Parigi. La Puglia e la Basilicata non possono spendere i fondi europei se vogliono rispettare il Patto di Stabilità.Vediamo nel merito. Secondo i dati Istat pubblicati lunedì, nel terzo trimestre 2014 il PIL cala dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% rispetto al terzo trimestre del 2013. In un anno, il valore aggiunto scende nei principali comparti: meno 3,5% nel settore delle costruzioni, meno 1,1% nell’industria in senso stretto, meno 1,3% nell’agricoltura e meno 0,1% nei servizi. In una situazione simile avremmo avuto bisogno di una vera manovra espansiva. Al contrario il Governo non vara investimenti poichè teme una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo da Bruxelles.

Due pesi e due misure su Fiscal compact: Francia e Spagna sforano il 3%, Moscovici silente  - E gli altri paesi cosa hanno fatto? Sono giudicati con lo stesso rigore dell'Italia? No, due pesi e due misure. Questo il senso della conferenza stampa del vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis (Dialogo Sociale) e del Commissario UE Moscovici di venerdì 28. Nel rapporto Deficit/PIL la Francia arriverà al 4,5% nel 2014. Sforerà anche nel 2015. Così la Spagna nel 2014 al 5,8 %, al 4,2% nel 2015. A domanda dei giornalisti Moscovici risponde che la Commissione potrà solo chiedere alla Spagna se il 4,2% per il 2015 sia garantito oppure se sforerà maggiormente: è una notizia utile per noi, gli altri sforano e non succede nulla. E arriviamo all'Italia: per Moscovici non solo il debito è eccessivo ma forse non raggiungeremo gli obiettivi di medio termine. Cosa significa? Altri miliardi di tagli a marzo malgrado la Legge di Stabilità ci stia già impiccando al 3%. Analizziamo nel merito.

Perché non violiamo il 3% come la Francia? - Il Trattato di funzionamento della UE (TFUE) all'art.126 definisce eccessivo il disavanzo pubblico se: 1) il rapporto tra Deficit e PIL sfora il 3%; 2) il rapporto Debito/PIL supera il 60%. E qui l'Italia ha il problema maggiore (127,9 % nel 2013 anche con le nuove regole che conteggiano i proventi della mafia, della prostituzione e della droga). Vediamo la flessibilità possibile: secondo il Protocollo n. 12 allegato ai Trattati Europei (sulla procedura sui disavanzi eccessivi), il superamento del 3% è concesso se è eccezionale e temporaneo, oppure se è causato da un evento non controllabile dallo Stato Membro, ovvero se è causato da una grave recessione economica; oppure se il rapporto Deficit/PIL sta diminuendo in modo sostanziale e continuo, avvicinandosi al 3%.Quindi la recessione consente di investire e sforare il 3%. Ma la recessione c'è solo in Spagna e Francia? O c'è anche in Italia? Comparando le valutazioni di Bruxelles sul bilancio italiano, quello spagnolo e francese arriviamo alla seguente scoperta: la recessione in Italia non esiste; e così Renzi invoca la flessibilità, Francia e Spagna la usano. Ma non è finita qui.

Purtroppo il Fiscal Compact (da gennaio 2013) ha rafforzato le "regole d'oro" dell'austerità. Il deficit strutturale di bilancio non deve superare lo 0,5 del PIL. Salvo casi eccezionali è attivato automaticamente un meccanismo di correzione per lo Stato che sfora. Purtroppo per non sforare questo terzo parametro nel 2015 sarebbe necessario un avanzo strutturale di 1,2 punti di PIL nel 2014 e di 2,5 punti nel 2015. L'inviato dell'Avvenire ha chiesto se il taglio del debito dello 0,3% del PIL in Legge di Stabilità è sufficiente. La risposta di Moscovici non si è capita. Conclusione: a marzo Bruxelles potrebbe chiedere un taglio del debito di 0,7-1,2 punti di PIL, quindi dai 10 ai 18 miliardi.

Il Fiscal Compact non è un mutuo: Bruxelles non può pignorare il Colosseo - Le regole dell'austerità o valgono per tutti o si cambiano. Nella recessione Renzi dovrebbe evitare le battute sui ragionieri a Bruxelles; al contrario, in cambio del voto dato a Juncker, dovrebbe ottenere che l'Italia sia trattata dalla Commissione come la Francia. Compariamo dal 2008 il rapporto Deficit/PIL di Roma e Parigi: nel 2013 l'Italia sta al 3%, la Francia sfora al 4,3%; nel 2012 noi ci impicchiamo sempre al 3%, la Francia sfora al 4,9%; nel 2011 noi sforiamo al 3,9% ma la Francia arriva al 5,2%; nel 2010 noi arriviamo al 4,6% ma Parigi ci surclassa al 7%; nel 2009 Roma arriva al 5,5% e Parigi sfonda al 7,5%; nel 2008 noi stiamo al 2,7%, la Francia comunque sfora al 3,3%. I rigoristi diranno: la Francia è ancora sotto procedura di infrazione, noi no. Il punto non è l'apertura della procedura di infrazione, bensì la sua conclusione. Poichè la Commissione Europea non ha comminato sanzioni alla Francia per la violazione del 3% dal 2008, non potrebbe sanzionare l'Italia.

E anche qualora Bruxelles comminasse la sanzione cosa rischiamo? La sanzione principale è un deposito infruttifero presso la Banca Centrale Europea costituito in due parti: una fissa dello 0,2% del PIL, e una variabile, pari allo 0,1% del PIL per ogni punto (o frazione di punto) di sfondamento del 3%. Se sforiamo al 4% la multa vale meno di 5 miliardi. Inoltre dovremmo ridurre il rapporto Debito/PIL al 60 % e tagliare 900 miliardi di euro in vent'anni; allora meglio pagare 5 miliardi di multa che impiccarsi all'austerità. Tutti giustificano una manovra poichè temono erroneamente danni alla reputazione italiana e nuovi attacchi allo spread: gli speculatori angloamericani hanno venduto i nostri BTP nell'autunno 2011 non a causa del nostro Defict bensì perchè l'allora Governo italiano ha avuto una politica energetica sgradita: quella del Governo di Silvio Berlusconi nel novembre 2011 era considerata troppo vicina alla Russia di Valdimir Putin, e, prima alla Libia di Gheddafi. L'attacco allo spread non è dovuto allo sforamento del 3%. E se Bruxelles ci impone il pagamento della multa? Il Fiscal Compact non è il un mutuo su una casa. Se non paghiamo il mutuo sulla nostra abitazione la pignorano. Se non rispettiamo il Fiscal Compact Bruxelles non può pignorarci il Colosseo. La UE non può espropriarci beni poichè non paghiamo delle sanzioni. La Francia sfora il 3% dal 2008 poichè Bruxelles non può pignorare la Torre Eiffel.

Il Piano Juncker è una favola: prima spendiamo i 22 miliardi di nostri fondi Ue - In questa situazione il Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker ha proposto il suo nebuloso piano da 300 miliardi di investimenti. Partirebbe con un Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (EFSI) di 21 miliardi di euro: 5 di denaro vero della BEI, la Banca Europea degli Investimenti, 16 tra liquidità dell'attuale bilancio UE e garanzie. Successivamente la BEI concederebbe prestiti pari a tre volte il capitale iniziale: tali prestiti dovrebbero coinvolgere investitori privati con un ulteriore effetto moltiplicatore pari a cinque. E così si arriverebbe all'importo di 315 miliardi per i 28 Stati UE (con un moltiplicatore pari a 15) . Una Task Force europea dovrebbe valutare quali progetti finanziare. E qui il problema: un investitore straniero, puntando alla redditività, sceglierebbe di investire su una infrastruttura in Baviera o in Calabria? Qualcosa non quadra. Perchè perdere tempo sul piano Juncker quando abbiamo i nostri fondi? Renzi dovrebbe violare il 3% come fa Francois Hollande, quindi spendere i programmi cofinanziati dai fondi UE.

Ricapitoliamo gli importi. Per il ciclo 2014-2020 avremo 80 miliardi (44 miliardi UE più il cofinanziamento nazionale). Del ciclo 2007-2013, al 31 ottobre 2014, l'Italia ha speso solo 42,1 miliardi dei 64,5 miliardi dei programmi dei tre fondi europei (FSE-FESR-FEASR). Entro il 2015 dobbiamo spendere e certificare 22,4 miliardi: e 4 di quei 22 miliardi devono essere spesi entro il 2014. Sommando i programmi del Governo e delle Regioni, in Campania, Puglia, Sicilia, Calabria e Basilicata occorre spendere 15,5 miliardi entro il 2015: di questi, 3 miliardi devono essere spesi entro il 2014. Renzi non si pieghi alla Cancelliera Angela Merkel, pensi a questi soldi, e risponda all'imprenditrice agricola di Castellaneta: non viene pagata per colpa del Patto di Stabilità.

* Esperto Fondi Strutturali Europei

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