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Domenica 19 Novembre 2017 | 13:34

Tragedia greca in salsa barivecchiana

di ALBERTO SELVAGGI
Molte meraviglie vi sono al mondo, nessuna meraviglia è pari all’uomo. Ma nessuno fu straordinario quanto l’essere di cui nel giorno del voto delle primarie del centrosinistra qui cantiamo. Egli porta come nome Michele Umiliàno. È gagliardo, bellicoso, tuzzatore testardo. Ha occhi sbilenchi, mezzo volto effeminato e il restante dinosaurico.
Tragedia greca in salsa barivecchiana
di ALBERTO SELVAGGI

Molte meraviglie vi sono al mondo, nessuna meraviglia è pari all’uomo. Ma nessuno fu straordinario quanto l’essere di cui nel giorno del voto delle primarie del centrosinistra qui cantiamo. Egli porta come nome Michele Umiliàno. È gagliardo, bellicoso, tuzzatore testardo. Ha occhi sbilenchi, mezzo volto effeminato e il restante dinosaurico. Calza scarpe da pallacanestro, essendo un giocatore mancato. Dimora nelle pescherie di Bari e durante i dibattiti viene zittito con lanci di spigole, scorfani e orate. Ha come consigliere politico uno scheletrito studioso dalle labbra esangui a forma di papiro di Artemidoro, Giuliano Anfora, dal quale è scudisciato spesso in quanto capra. E mai come in questi giorni di liti e di bassezze per la candidatura a presidente di Regione, in cui i figliocci politici inchiappettano i padri neo-renziani e gli zii fanno di peggio con il nipotame, è furibondo.

CORO: Parla, o figlio infelice, dei destini tuoi, guadagna il palco di questo Teatro barese dell’Ente Regione in via Capruzzi. Manda, deh!, sui ritmi giambici che Aristotile amava il tuo vocione di mostro di laboratorio agli spettatori, affinché sappiano ciò che non conoscono ancora!
MICHELE UMILIÀNO: Aaaàrgh..! Aaaàrgh! Kin d’ m... tutt’ quand’! Non sono un mostro frutto di più scornacchiati cuciti in una sola creatura! Odio Dario Stefàno perché è leccese e cortagno, odio Guglielmo Minervini perché, come diceva Sofocle, iè ‘nu trimonazz’! Ma sono piombato dentro a questo teatro greco-barivecchiano per menarvi nelle corna un imperativo giudiziario: chiedo giustizia su questa terra che ha stata ingiusta con me pure se fui magistrato!
CORIFEO ANFORA: Asino fascista! Si dice: è stata. Per punizione dovrai mandare tutto il mio La crisi dell’utopia. Aristofane contro Platone a memoria!
CORO: Umiliàno non parla, piuttosto soffre, fra mimesi e catarsi ed eruttazioni salmastre. Ascoltiamo quanto vuole dirci nella sua eccellente dizione da rione San Pasquale.
MICHELE UMILIÀNO: Ho stato fottuto da un brutto figlio di z..!
CORIFEO ANFORA: Capra capra capra (ups, scusate, quest’invettiva ha già un copyright, ndr)..! Ti infliggerò anche il mio La maschera democratica dell’oligarchia, da manducare pagina per pagina.
MICHELE UMILIÀNO: C’è un uomo che si è frecato la roba mia, cioè il mio nome, le cariche, gli elettori, tutto quanto! Con un trucchetto all’Ana - grafe si è registrato come Michele Emiliano, ovvero con il mio nome alterato, si è candidato alle primarie del centrosinistra e se ne è andato in giro per la Puglia a fare la campagna elettorale di ‘stu c..!
CORIFEO ANFORA: Basta con queste cozzalità, o ti sbatto nei gulag.
CORO: Povera anima spolpata. Eppure ci appare più simile all’Eracle che alle Supplici di Euripide il grande. Va avanti, prima che ci ritiriamo dalla scena imboccando i pàrodoi, i corridoi teatrali pieni di carte di focaccia e deiezioni di cane.
MICHELE UMILIÀNO: Procure cornute: fate chiarezza, indagate, e subito, cioè entro 40 o 50 anni, come si usa in Italia. C’è un Michele Emiliano che usurpa le mie proprietà elettorali e mangia le mie cozze pelose e le spigolazze.., cioè, si è appropriato dei miei contatti, del mio lavoro per il bene delle persòune. Ed è anche ‘nu mostr’. Fermate a kudd’ kitt’e mmurte!, vaf... a kedda scas..!
CORO: Guardate come si dimena con gestacci ellenistici barivecchiani! Guardate, perfino il suo consigliere Giuliano Anfora getta la maschera e lascia sconsolato la scena sibilando. Eppure siamo certi che sotto questo garbuglio elettorale covi qualcosa di più amaro: vomita, Umiliàno, colpa che sia o condanna!
MICHELE UMILIÀNO: Deh! Aaaaàh...! (tal lamento degenera in beruttazione plutodemocratica, ndr). Come entro alle parti vengo scacciato a stampate, perché fieto di pesce, e si sa. Ma la gente ignora il mio passato brutto brutto assai! Mi sento a mio agio solamente nelle pescherie perché mamma, come mi facevo la cacatura addosso da bambinetto a casa in viale Unità d’Italia, mi portava per la recchia a Nico, il pescivendolo di via Re David e diceva: “Michelino si è fatto di nuovo la puppù addosso, mettilo in punizione dentro al frigo a media temperatura”. E io là dentro piangevo, mangiavo scorfani crudi e giocavo a bilie con i taratuffi.
CORO: Egli lagrima, il suo cuore ripensa il destino che fu: povero Michelino Umilàno, poveri a tutti noi che già ci stiamo imparando a parlare come a lui!
MICHELE UMILIÀNO: Pure quel mulacchione infame di Nichi Vendòla disse a Eddy, il zito suo: quando si presenta Umiliàno in Regione digli che non ci sono, fieta di brutto, non lo voglio vedere proprio. E infatti non mi ha invitato nemmanco al ricevimento di Pisapia con i camerieri negri e tutta la Milano ricca e classista che conta. Perciò, cari elettori, e voi Minervini e Stefàno che vi volete frecare la poltrona, sappiate che anche per vendetta contro a quel merdacchione non posso perdere quest’occasione: Michele Umiliàno presidente della Reggiòune.

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