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Sabato 18 Novembre 2017 | 13:17

Bari, addio case studenti e a 80 milioni di fondi «Non c'è più tempo»

di LUCA BARILE
BARI - Non ci sarà nessuna mega residenza per universitari, a Mungivacca. Restano dove sono 80 milioni di euro che il Cipe, comitato interministeriale per la programmazione economica, aveva assegnato nel 2011 al Politecnico. Il motivo è che non ci sarebbero più i tempi per concludere la procedura entro i termini previsti, ossia il 31 dicembre prossimo.
ARCHIVIO - Campus, Università «saluta» il progetto e 66 milioni di fondi
Bari, addio case studenti e a 80 milioni di fondi «Non c'è più tempo»
LUCA BARILE
BARI - Non ci sarà nessuna mega residenza per universitari, a Mungivacca. Non con i soldi del vecchio Governo Berlusconi, perlomeno. Restano dove sono 80 milioni di euro che il Cipe, comitato interministeriale per la programmazione economica, aveva assegnato nel 2011 al Politecnico. Il motivo è che non ci sarebbero più i tempi per concludere la procedura entro i termini previsti, ossia il 31 dicembre prossimo. Il progetto era acquistare il grande immobile che si trova a ridosso del multicinema Showville, di proprietà dell’impresa Debar, per trasformarlo in una struttura da 1.300 posti letto per studenti e professori fuori sede.

Così cala il sipario su un altro pezzo forte del Piano per il Sud, lungo elenco di interventi voluto dall’allora ministro per i Rapporti con le regioni, Raffaele Fitto. Epilogo simile ha avuto, nei giorni scorsi, il progetto del nuovo Campus a Valenzano, valore 66 milioni di euro, di cui era invece assegnataria l’Università. Tornando a Mungivacca, l’esito della procedura è approdato l’altro ieri nel consiglio di amministrazione del Politecnico. Il quale adesso chiede alla Regione di verificare se un preliminare di compravendita, firmato nel 2012 con l’Università e con Debar, del gruppo De Bartolomeo, possa essere considerato un’obbligazione «giuridicamente vincolante» per rientrare nella scadenza del finanziamento. Cosa significhi, lo spiegheremo tra pochissimo, anche perché c’è da chiarire il ruolo assunto dall’Università.

Per quanto riguarda la Regione, ha scritto al Politecnico che il Cipe ha terminato una ricognizione sullo stato di utilizzo delle risorse del Piano per il Sud. Il comitato, quindi, ha salvaguardato gli interventi ancora realizzabili, riducendoli però del 10% e ha ritirato quelli fuori tempo massimo. Tra cui la mega residenza a Mungivacca. «Non siamo mai rimasti inerti in questa procedura» commenta il rettore del Politecnico, Eugenio Di Sciascio. Fu il suo predecessore, attuale direttore generale dell’Acquedotto pugliese, Nicola Costantino, ad avviare l’iter. In un secondo momento s’inserì l’Università (come aspirante comproprietaria al 50% dell’edificio Debar), che era guidata allora da Corrado Petrocelli, al momento rettore a San Marino. A Petrocelli è succeduto, nel frattempo, Antonio Uricchio.

Ma i venti, come gli equilibri, possono cambiare. Soprattutto in materia immobiliare. Non tutti, nel consiglio di amministrazione dell’Università, gradiscono la prospettiva di comprare l’ennesimo palazzo, seppur da affidare all’esterno per la gestione, con tutti gli edifici accumulati negli anni passati e alcuni clamorosi e costosissimi casi di inutilizzo. Ma il nodo della questione è che l’Università ha fatto sapere che il preliminare di compravendita non vale, di fatto, come obbligazione vincolante. A differenza del Politecnico, l’Ateneo non si ritiene assegnatario di finanziamento Cipe (lo ha chiarito per iscritto il direttore generale, Nuccio Prudente) e aveva subordinato l’efficacia del preliminare «all’effettiva erogazione delle somme». Forse non tutti ritengono di aver perso un’occasione.

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