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Sabato 18 Novembre 2017 | 16:37

Camera commercio Bari «Servono politiche  per le imprese»

BARI  – "Dall’inizio della crisi, cioè dal 2008, una piccola e media impresa ogni 5 è uscita dal mercato. Prima ancora che di politiche del lavoro credo sia opportuno parlare di politiche per le imprese, perchè sono le uniche oggi in grado di produrre lavoro per le persone". Lo ha detto nel suo intervento alla "Mappa del Lavoro" della Cgil, stamani a Bari, il presidente della Camera di Commercio di Bari Alessandro Ambrosi, alla presenza del segretario generale della Cgil Susanna Camusso
Camera commercio Bari «Servono politiche  per le imprese»
BARI  – "Dall’inizio della crisi, cioè dal 2008, una piccola e media impresa ogni 5 è uscita dal mercato. Prima ancora che di politiche del lavoro credo sia opportuno parlare di politiche per le imprese, perchè sono le uniche oggi in grado di produrre lavoro per le persone, quelle persone che nei corpi sociali intermedi, dalle Camere di commercio ai sindacati ai patronati, hanno punti di riferimento importanti e qualora ne vengano privati rischiano di non saper più dove andare, a chi chiedere, come fare e cosa fare". Lo ha detto nel suo intervento alla "Mappa del Lavoro" della Cgil, stamani a Bari, il presidente della Camera di Commercio di Bari Alessandro Ambrosi, alla presenza del segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

"Anche le imprese – ha aggiunto Ambrosi – sono persone. Persone collettive, famiglie. Dove il lavoro è un valore etico prima ancora che economico. Quelle imprese in Italia non vengono curate ma tartassate da obblighi d’ogni genere, da una pressione fiscale insostenibile. L’ultima vessazione: il prelievo sugli immobili strumentali d’impresa. Siamo arrivati all’Imu sulle presse! Che si aggiunge alla "vacazio" del credito. Avrebbero dovuto salvarci i mini-bond, che sì, sono uno strumento intelligente. Bene: su 144mila PMI italiane sono soltanto 29 quelle che hanno emesso obbligazioni finanziarie per un valore che si è fermato a 226 milioni. La torta complessiva dei mini bond agevolati sul piano fiscale, pari a 4,2 miliardi, è andata per il 95% alle grandi imprese.

L’accesso al credito resta una questione strutturale, come le strade e le ferrovie, perchè tolte le banche locali gli istituti di credito si occupano di alta finanza, non di dar fiducia a progetti industriali". E poi c'è la burocrazia che soffoca e scaccia gli investimenti esteri. "Noi, le Camere di commercio, non ne facciamo parte: abbiamo inventato – ha concluso – la firma digitale e l’impresa in un giorno e non graviamo di un euro sulle casse dello Stato". 

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