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Sabato 18 Novembre 2017 | 20:38

Il marziano, i Pintucci e i negozi sul lastrico

di ALBERTO SELVAGGI
BARI - Passata l’ondata del «Glamorous Weekend» Condé Nast, che ha dato una mano ai sopravvissuti commercianti in difficoltà, un marziano atterra su Bari e chiede lumi sul tipico commerciante locale: «Raffaele Pintucci». Che con il figlio Nicola, in piena crisi, ha aperto il quarto negozio, in via Melo. Ma il presidente della Confcommercio, Sandro Ambrosi, vede nero: «Nessuna luce in fondo al tunnel, gli show non bastano. E il 2015 sarà più amaro dell’anno che sta terminando»
Il marziano, i Pintucci e i negozi sul lastrico
di ALBERTO SELVAGGI

BARI - Se un giorno un marziano verde atterrasse su questa terra e domandasse, per completare gli archivi di Venere, «scusi, che cosa significa, commerciante di Bari?», un cittadino qualsiasi risponderebbe: «Pintucci». Sicuramente. E la descrizione scientifica per quei cornuti di extraterrestri si farebbe da sé.

Eccoli, padre e figlio, Raffaele e Nicola, eredi in terza e quarta generazione di omonimi che nel 1900 crearono «La pantofola Pintucci» in via Melo 4 partendo da una bottega di ciabattino. In solitaria, ancor meglio a braccetto: fantastici, semplicemente. Avanzano pintuccianamente assettando con rapidi scarti l’abito di venditori perfetti. Dall’alto di un terzo piano un tizio (io, per esempio) sbircia la chioma velica di Raffaele solcare con rasserenata sapienza via Dante e via Melo, affiancata dal barbone del figlio nel nuovo look da naufrago a Myra. Arte umana elevata dalla vil moneta in tintinnio.

La Confcommercio ha conferito al decano l’onorificenza che ai nostri occhi ha portato sempre all’occhiello: «Maestro del commercio». E pensare che rischiavamo di perderlo, anzi di perderli: pianista e chitarrista, come compositore nei Sessanta Raffaele s’è cimentato nel Disco per l’estate, Gondola d’oro, Cantagiro, firmandone la sigla per l’edizione sessantottesca: Viva la notte, dopo Non è un addio, Vorrei sapere.

Come al tavolo da poker al Lido in quei bei tempi con Augusto Martelli, big della musica fidanzato di Mina, il suo compianto paroliere Nino Cataldi, Luciano Beretta (il Clan di Celentano) ha rischiato vincendo. E con Nicola-Santa Klaus ha insistito aprendo il quarto negozio, dopo quelli in via Dante, via Putignani e via Argiro, proprio mentre tanti chiudono, troppi patiscono sotto il manto mortifero che soffoca il Murat, le periferie, la provincia.

«Dobbiamo continuare a investire - dice baloccandosi di ricordi baresi purissimi nel suo nuovo salotto avvolgente percorso di teorie di scarpe delle quali conosce anche i genitori e le zie -, come nel ‘68 quando fondai la ditta. Senza l’azzardo non riparte l’economia».

L’economia segue percorsi indipendenti come le malattie. Non tiene in conto previsioni degli uomini e stime. È una divinità che irraggia d’oro o lascia deperire, senza gioire e senza soffrire. Dall’indecrittabile orbita delle sue visioni guida automobili di commercianti al suicidio, mani che rubano terra al vicino, che annodano cappi dopo una cena tra amici in veste di inconfessati falliti, occhi sgomenti che scrutano dai balconi di affittuari insolventi l’abisso dei debiti sul volo di Icaro, braccia di poveracci che abbassano per l’ultima volta la saracinesca che emette sentenza nel suo cigolio: «Criiì». E tu, tra il pianto di questi infelici, non ti stupisci se ascolti l’ennesimo che parla nel confessionale del tuo orecchio: «Evito sempre di sentire in tv di gente che si uccide. Perché la mattina, alle 5,30, è il mio primo pensiero».

Bari è una boutique. Non è un’industria, né una fabbrichetta. E il negozio qui ha una valenza che travalica nell’appartenenza le stesse economie. Gli orientali, cinesi in testa, partendo dalla zona stazione stanno avanzando mese dopo mese e divorano già il primo lembo di crema. Come nelle partite a scacchi, chi può occupa spazi investendo sul ricorso storico di un futuro più conveniente. La due giorni «Glamorous weekend» per lo shopping ha lasciato tracce d’orgia visiva nel circolo sanguigno del centro. Lo stesso dicasi dei tentativi precedenti: via Manzoni è rimasta la Caporetto che era. «Certo, è meglio di zero, ma queste iniziative non risolvono il problema», dice Sandro Ambrosi, presidente della Confcommercio. Lui lungo il tunnel lumicini non ne vede «manco mezzo». Scorge soltanto bile di seppia, «un 2015 che sulla base dei dati sarà ancora più amaro dell’anno che sta finendo». E, dato che è un uomo orientato a dire il vero, al succitato alieno disceso per chiedere lumi sul modello di «commerciante di Bari», probabilmente risponderebbe: «Spero sopravviva perlomeno quel Pintucci III che abbiamo fatto Maestro». Vivo e vegeto, non nel Museo delle cere.

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