Cerca

Sabato 25 Novembre 2017 | 12:35

Bambini cinesi in aula ma nessuno li capisce

di VALENTINO SGARAMELLA
BARI - Un gruppo di bambini cinesi all’interno di un’aula di una scuola elementare. Sono i figli dei commercianti delle varie «Chinatown» che nascono e crescono come funghi a Bari e in provincia. I bambini vanno regolarmente in classe ogni mattina. Peccato che non capiscano una sola parola di italiano. E ovviamente neanche le maestre. Cosa fanno, dunque, nel corso delle ore di lezione? Niente
Bambini cinesi in aula ma nessuno li capisce
di VALENTINO SGARAMELLA

BARI - Un gruppo di bambini cinesi all’interno di un’aula di una scuola elementare. Sono i figli dei commercianti delle varie «Chinatown» che nascono e crescono come funghi a Bari e in provincia. I bambini vanno regolarmente in classe ogni mattina. Peccato che non capiscano una sola parola di italiano. E ovviamente neanche le maestre. Cosa fanno, dunque, nel corso delle ore di lezione? Niente. Si guardano, di tanto in tanto si sorridono. Uno dei paradossi italiani. I bambini stranieri che vengono iscritti nelle scuole italiane devono, per legge, essere assistiti da un mediatore linguistico, una figura fondamentale per l’apprendimento, per l’istruzione e anche per l’in tegrazione delle diverse etnie all’interno della comunità italiana. Ma in questa scuola di periferia, non arrivano soldi per un mediatore linguistico e dunque i piccoli cinesi si siedono tra i banchi e aspettano che passi il tempo mentre le maestre consumano la frustrazione dei dialoghi impossibili.

La scuola ha fatto richiesta del mediatore linguistico già da mesi. I docenti si sono sentiti rispondere che nel bilancio di previsione di quel Comune l’amministrazione non avrebbe destinato risorse a quel capitolo di spesa. Non ci sono soldi, è ormai la litania consueta. Una società che fa dell’acco glienza agli stranieri una bandiera di civiltà non è pronta a favorirne l’inserimento nemmeno per gli aspetti più elementari. Con i tagli continui di risorse che anche la scuola subisce, manca oltre tutto uno sportello psico-pedagogico. È evidente, infatti, che accanto al mediatore linguistico ci sia bisogno di una figura professionale che si occupi dell’integrazione psicologica di questi bambini, talvolta portatori di storie estreme, di dolore, di disagio, di guerre e miseria alle quali sono sfuggiti con le loro famiglie.

Della piccola comunità cinese, e dei suoi bambini, si occupano pertanto i Servizi Sociali del Comune. Il responsabile dell’area riferisce che se ci sono disagi vengono segnalati dalla scuola al Comune ma che il Comune, al di là dell’assenza del mediatore linguistico, non è a conoscenza di nessun episodio di disagio reale che i bambini avrebbero manifestato da quando frequentano la scuola.
Gli aspetti sono due, insomma: da una parte la situazione tragicomica dell’incomunicabilità, alunni e maestre al massimo si comprendono a gesti, dall’altra qualcosa di più profondo ed oscuro che potrebbe annidarsi nella piccola comunità cinese che vive a una manciata di chilometri da Bari. Segnalazioni, intanto, sulle condizioni di questi bambini, su qualche episodio che potrebbe aver destato allarme tra i docenti, sono state fatte alla magistratura e allo stesso Garante regionale per l’infanzia. La guardia è alta. Anche se non ci sono soldi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione