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Martedì 21 Novembre 2017 | 16:52

«Treni d'oro» alle Sud Est spunta auto come tangente Indagine alla stretta finale

di GIOVANNI LONGO
e MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Novità dall'inchiesta della Procura che si avvia verso la conclusione:cinque le persone indagate, tra cui l'amministratore delle Sud est, Fiorillo. Dalle carte della Finanza spunta anche una Bmw usata come tangente. Una carrozza usata acquistata a 37mila e 500 euro e rivenduta poi (ristrutturata) a 900mila euro. La società del ministero delle Infrastrutture avrebbe pagato l'intera fornitura di 25 carrozze circa 5 milioni di euro in più. La Regione Puglia sarebbe stata raggirata con un falso mandato di pagamento. I dettagli della vicenda
«Ma la Varsa non è una scatola vuota»
«Treni d'oro» alle Sud Est spunta auto come tangente Indagine alla stretta finale
GIOVANNI LONGO
MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI -L’uomo della pioggia è un sessantenne di Bologna, Carlo Beltramelli. È lui, secondo la Finanza, che si nasconde dietro la società polacca Varsa, quella al centro dello scandalo dei treni d’oro delle Ferrovie Sud-Est. Beltramelli, uno dei cinque indagati nel fascicolo che il pm Isabella Ginefra sta per definire con la chiusura delle indagini, è ritenuto il perno della vicenda: l’ipotesi è che abbia orchestrato il meccanismo con cui le Sud Est, la più estesa ferrovia concessa d’Italia, hanno gonfiato il valore delle 25 carrozze comprate di seconda mano e dei 27 treni nuovi Pesa. Ed è sempre Beltramelli, secondo gli accertamenti dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria del comando provinciale di Bari, ad aver pagato tangenti.Agli atti delle indagini c’è infatti una macchina, una Bmw 320 XD, che l’ex direttore generale delle Sud-Est, Nicola Alfonso, avrebbe acquistato con 40.500 euro ricevuti da Beltramelli: per questo a carico dei due, viene ipotizzata anche la corruzione. Il nodo centrale è però la truffa ai danni dello Stato per 14,8 milioni, reato contestato all’amministratore delle Sud Est, l’avvocato tarantino Luigi Fiorillo, al commercialista bolognese Marco Mazzocchi (ritenuto prestanome della Varsa) e all’imprenditore emiliano Giuseppe Fiaccadori, che avrebbe reperito in Germania le 25 carrozze Silberling dismesse dalle ferrovie tedesche.

La storia è ormai nota. La società barese (le Sud-Est sono di proprietà del ministero delle Infrastrutture) ha comprato le carrozze per 37.500 euro l’una (in totale 912mila euro: c’è un piccolo sconto) e le ha rivenduto immediatamente dopo alla Varsa di Varsavia per 280mila euro ciascuna: totale, 7 milioni di euro. Le 25 carrozze vengono revampizzate (cioè ristrutturate) nella fabbrica croata Gredelj, e a quel punto Varsa le rivende a Sud-Est a 900mila euro l’una. Totale, appunto, 22,5 milioni.

I problemi sono due. Il consulente nominato dalla Procura, Daniele Giannetta (direttore delle Ferrovie del Gargano) ha valutato le carrozze ristrutturate 448mila euro l’una, cioè 11,2 milioni in totale: Sud Est le ha pagate (al netto della plusvalenza) 16,4 milioni. Quasi il 50% in più del reale valore di mercato. La truffa ai danni dello Stato scatta perché 7 delle 25 carrozze sono state finanziate dalla Regione, con fondi ministeriali. Per ottenerli, le Sud-Est avrebbero presentato una fattura della Varsa da 6,7 milioni datata 19 ottobre 2006 (vera) e un mandato di pagamento del 27 febbraio 2007 sui quali ci sono dei sospetti, in quanto sarebbe stato emesso dal conto Bnl di Fiorillo. Con questa manovra Sud-Est sono riuscite a incassare 5,36 milioni di contributo pubblico (pari all’80% del costo delle 7 carrozze): secondo l’indagine il prezzo reale sarebbe stato 3,1 milioni, e dunque la società avrebbe percepito illecitamente 2,8 milioni in più.

La seconda vicenda al centro dell’inchiesta riguarda i treni Atr-200 di Pesa, pagati per con fondi europei. Le Sud-Est ne hanno comprati 27, costati 93 milioni, dopo una trattativa privata. Anche in questa operazione («architettata dai vertici di Fse in collaborazione con Carlo Beltramelli», secondo gli atti) si è interposta Varsa, che ha sottoscritto un contratto di agenzia con Pesa e che per la vendita avrebbe percepito provvigioni per 12,6 milioni di euro. Con questo passaggio, dice la Finanza, i costi dei treni sono stati «artatamente gonfiati», per far finire «parte dell’illecita percezione» nelle casse di Varsa.

Il totale dei contributi pubblici illegittimamente percepiti è pari dunque a 14,8 milioni (2,8 per le 7 carrozze, 12,6 per la provvigione sui treni Pesa). È la somma che la Finanza ha chiesto alla Procura di sequestrare a Sud-Est (indagata secondo la legge 231), e che è anche al centro di un fascicolo della Corte dei Conti per danno erariale.

Ma c’è un altro particolare, tangenziale all’inchiesta, che spunta dalle carte del fascicolo. I finanzieri hanno radiografato la situazione patrimoniale degli indagati, e per l’avvocato Fiorillo è emerso che per il suo ruolo di amministratore delegato delle Sud Est (48mila euro l’anno) e di dipendente di Fs Formazione (una società del gruppo Ferrovie dello Stato, oggi in liquidazione), nel 2013 ha percepito uno stipendio di 518.176 euro lordi. Giusto per fare un confronto: il numero uno di Fs, il barese Michele Elia, deve accontentarsi di 248mila euro l’anno, mentre il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si ferma a 360mila.

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