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Lunedì 20 Novembre 2017 | 12:57

Cardiologo assolto «la mia odissea lunga 12 anni»

BARI - Mario Lepera, 51 anni, medico chirurgo specialista in cardiologia, dirigente medico del reparto di Cardiologia universitaria del Policlinico (padiglione Chini), è stato ritenuto completamente estraneo alla vicenda dei concorsi per i ruoli accademici di professori, ricercatori e dottori di ricerca in cardiologia
Cardiologo assolto «la mia odissea lunga 12 anni»
BARI - Ritornare al lavoro con la passione e con la dedizione di sempre, al servizio dei pazienti e della scienza, e finalmente con il cielo sgombro dalle «nubi» di un procedimento penale che per dodici anni gli ha tolto il sonno. Mario Lepera, 51 anni, medico chirurgo specialista in cardiologia, dirigente medico del reparto di Cardiologia universitaria del Policlinico (padiglione Chini), è stato ritenuto completamente estraneo alla vicenda dei concorsi per i ruoli accademici di professori, ricercatori e dottori di ricerca in cardiologia.

Una vicenda, la riassumiamo brevemente, che prese le mosse dalla Procura di Bari nel lontano 2002 e poi si estese ad altri uffici inquirenti italiani. Il teorema accusatorio complessivo era che nella comunità degli specialisti si sarebbe istituita una rete grazie alla quale i concorsi venivano pilotati. Il processo-madre, ricordiamo, è ancora in corso a Bari. In uno dei tanti rivoli processuali era stato coinvolto il professor Lepera. Il quale è stato assolto dal gup con formula piena al termine di un rito abbreviato nel quale è stato assistito dall’avvocato Michele Laforgia.

In sintesi, il giudice ha accertato che la tesi accusatoria originaria secondo la quale Lepera avrebbe fatto da tramite per scoraggiare le legittime ambizioni di carriera di un collega erano completamente infondate. Il convincimento assolutamente rasserenante del gup Antonio Diella è contenuto nella motivazione della sentenza, ormai definitiva.

Lepera afferma: «Ora sono molto felice perché è stato riconosciuto definitivamente che non avevo niente a che fare con quelle vicende. All’epoca rimasi sorpreso e addolorato per le accuse che mi furono rivolte, veramente lontane - evidenzia - dal mio modo d’essere. Comunque ho sempre riposto la massima fiducia nell’operato della magistratura e ho pazientemente aspettato che si accertasse la verità, anche se sono ovviamente amareggiato per il tanto tempo trascorso per avere giustizia». Conclude: «In questi dodici anni non ho mai perso la stima dei pazienti e dei colleghi, ma ora posso dedicarmi al reparto e alla ricerca con la massima serenità». [c.strag.]

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