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Giovedì 23 Novembre 2017 | 14:11

Bari, la Caritas apre la casa dei padri separati

di ISABELLA MASELLI
BARI - «Vorremmo essere più di un semplice tetto. Vorremmo soprattutto incoraggiare a non perdere la fiducia e la speranza, a non vivere mai da rassegnati, a non accontentarsi». Don Vito Piccinonna, direttore della Caritas diocesana invita a «colorare gli spazi grigi della nostra città» e lo fa dal dormitorio «Don Vito Diana» nel sottopassaggio Duca degli Abruzzi, vicino alla stazione centrale
Bari, la Caritas apre la casa dei padri separati
di ISABELLA MASELLI

BARI - «Vorremmo essere più di un semplice tetto. Vorremmo soprattutto incoraggiare a non perdere la fiducia e la speranza, a non vivere mai da rassegnati, a non accontentarsi». Don Vito Piccinonna, direttore della Caritas diocesana invita a «colorare gli spazi grigi della nostra città» e lo fa dal dormitorio «Don Vito Diana» nel sottopassaggio Duca degli Abruzzi, vicino alla stazione centrale. La struttura compie sei anni. Dal 2009 ad oggi ha ospitato 1.428 persone, uomini senza fissa dimora, italiani e non. In occasione del sesto anniversario del dormitorio, la Caritas ha organizzato una cerimonia in cui sono stati presentati dati, raccontate storie, in cui si è lanciato un appello alla solidarietà e alla condivisione, in cui si è pregato insieme, mano nella mano in silenzio, ognuno nella propria religione. Alla cerimonia hanno partecipato il vicario generale della diocesi, monsignor Domenico Ciavarella, e l’assessore al Welfare del Comune, Francesca Bottalico, che ha manifestato la disponibilità dell’amministrazione ad «attivare iniziative insieme, a partire da un gruppo di lavoro per monitorare l’emergenza abitativa in città».

CHI SONO - Dai dati relativi all’ultimo anno, emerge che dei 195 ospiti del dormitorio (11 stanze per complessivi 44 posti letto destinati unicamente a uomini maggiorenni muniti di regolari documenti e con possibilità di soggiornare per un massimo di tre mesi) ben 70 sono italiani, 29 iracheni, 18 afghani e gli altri originari di 25 Paesi tra Europa, America, Africa e Asia. Mettendo a confronto i dati dei sei anni, salta agli occhi l’aumento dei senza fissa dimora di nazionalità asiatica (dagli 8 del 2009 ai 78 del 2014) e, parallelamente, la forte diminuzione degli ospiti di origine africana (da 159 a 39). L’età media è di 39 anni, dal più giovane 18enne al più anziano 74enne.

IL DISAGIO - Questi numeri sono contenuti in un report statistico redatto dai ragazzi del servizio civile, coordinati da Monica Del Vecchio. L’analisi riguarda anche la distribuzione degli ospiti per livelli di istruzione. La maggior parte di loro (25) non hanno alcun titolo e altrettanti hanno la licenza media, 18 il diploma professionale e 11 sono laureati (prevalentemente provenienti da Medio Oriente e Nord Africa). Le interviste somministrate ai senza fissa dimora del dormitorio dalla segreteria di accoglienza hanno puntato l’attenzione anche su eventuali disagi diversi da quello abitativo. È emerso che il 50 per cento degli ospiti ha problemi familiari (divorzi, conflittualità genitori-figli o fughe da casa), il 38 per cento problemi di salute e di dipendenze, l’11 per cento problemi legali e l’1 per cento ha manifestato disagi legati a intolleranza religiosa.

NON INNALZIAMO MURI - «La storia anche locale - ha detto ancora il direttore della Caritas - ci chiede di non innalzare muri tra italiani e immmigrati. I tanti immigrati che sono passati anche da questo dormitorio scappando da situazioni di guerre, di morte e di pericolo, non ci può lasciare indifferenti». Tra gli ospiti, infatti, ci sono molti richiedenti asilo o migranti che hanno già ottenuto lo status di rifugiati ma che non hanno un posto dove andare. Agli ospiti che ne facciano richiesta la Caritas offre poi anche assistenza legale. «Su 42 storie familiari intercettate - ha spiegato l’avvocato Orazio Zaccheo - abbiamo curato ben 22 casi di sfratti per morosità o di emergenza abitativa derivante dalla mancanza di lavoro. Ed in tutte le storie erano coinvolti minori».
Oltre ad offrire un tetto e un posto letto con colazione a 44 uomini, il dormitorio mette a disposizione di chiunque ne abbia bisogno un servizio docce attivo 3 giorni a settimana, che fino ad oggi ha accolto dai 124 ai 44 ospiti ogni mese. L’impegno del dormitorio e dalla Caritas diocesana continua con una raccolta di coperte fino al 18 novembre e con l’annunciata apertura (a partire dal prossimo 17 dicembre) di una casa per padri separati a Modugno.

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