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Lunedì 20 Novembre 2017 | 01:28

Giustizia troppo «rapida» giudice annulla richiesta rinvio a giudizio boss Parisi

BARI – La Procura di Bari ha chiesto troppo presto, anticipando i termini previsti, il rinvio a giudizio di Savinuccio Parisi, boss del quartiere Japigia, e della sua figliastra. Così i difensori del boss hanno ottenuto dal gup dinanzi al quale doveva iniziare l’udienza preliminare, l'annullamento della richiesta di rinvio a giudizio. Gli atti sono quindi tornati alla Procura perchè riformuli la richiesta nei termini prescritti
Giustizia troppo «rapida» giudice annulla richiesta rinvio a giudizio boss Parisi
BARI – La Procura di Bari ha chiesto troppo presto, anticipando i termini previsti, il rinvio a giudizio di Savinuccio Parisi, boss del quartiere Japigia, e della sua figliastra. Così i difensori del boss, gli avvocati Raffaele Quarta e Rubio Di Ronzo, hanno ottenuto dal gup dinanzi al quale doveva iniziare l’udienza preliminare, Annachiara Mastrorilli, l'annullamento della richiesta di rinvio a giudizio. Gli atti sono quindi tornati alla Procura perchè riformuli la richiesta nei termini prescritti.

Dopo la chiusura indagini, infatti, il pm titolare del fascicolo, Federico Perrone Capano, non avrebbe considerato, oltre ai 20 giorni previsti, gli ulteriori 45 giorni di sospensione feriale. Secondo una sentenza della Cassazione, richiamata dai legali di Savinuccio, la sospensione non viene calcolata solo in caso di reati associativi di criminalità organizzata. I termini, quindi, scadevano il 4 ottobre ma la Procura ha chiesto il processo il 18 settembre, senza dare il tempo alla difesa di depositare memorie o chiedere interrogatorio.

I fatti contestati risalgono agli anni 2007-2008 e si riferiscono a due presunte estorsioni aggravate dal metodo mafioso e dall’aver commesso i reati mentre Savino Parisi era sottoposto alla sorveglianza speciale. Le accuse si fondano sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. Il boss - ha raccontato il pentito agli inquirenti – avrebbe costretto gli amministratori di una società di servizi a pagare in contanti una somma di 700mila euro, minacciando, in caso contrario, ritorsioni personali e patrimoniali. Il collaboratore raccontava anche di essere stato costretto ad assumere la figliastra del boss pagandole uno stipendio di 900 euro al mese per quasi un anno, a fronte di una prestazione lavorativa di fatto inesistente. Per queste vicende Savinuccio è detenuto dal dicembre 2013.

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