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Lunedì 20 Novembre 2017 | 18:01

Ucciso per uno schiaffo 20 anni ai tre killer Brindisi, bruciò vivo l'amante condanna confermata

BARI – Il gup del Tribunale di Bari Alessandra Piliego ha condannato a 20 anni di reclusione i tre presunti killer del 34enne Cosimo Damiano Fraddosio, ucciso con cinque colpi di pistola alla nuca nell’autorimessa di famiglia (nella foto) al quartiere San Paolo di Bari il 30 ottobre 2009. Il movente del delitto: uno schiaffo
Ucciso per uno schiaffo 20 anni ai tre killer Brindisi, bruciò vivo l'amante condanna confermata
BARI – Il gup del Tribunale di Bari Alessandra Piliego ha condannato a 20 anni di reclusione i tre presunti killer del 34enne Cosimo Damiano Fraddosio, ucciso con cinque colpi di pistola alla nuca nell’autorimessa di famiglia al quartiere San Paolo di Bari il 30 ottobre 2009. Le condanne nei confronti di Giuseppe Misceo, 50enne ritenuto a capo dell’omonimo clan, Matteo Minella di 46 anni e Giuseppe Amoruso di 30, sono state emesse al termine del processo celebrato con rito abbreviato.

Per i tre imputati il pm antimafia Patrizia Rautiis aveva chiesto condanne a 18 anni di reclusione, inferiori a quelle decise dal giudice che non ha riconosciuto le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e del metodo mafioso. Il giudice ha inoltre assolto Misceo e Minella dal reato di tentato omicidio nei confronti del padre della vittima, Giuseppe Fraddosio, rimasto ferito durante l’agguato.

Stando alle indagini della Squadra Mobile di Bari, coordinate dalla Dda, Fraddosio sarebbe stato ammazzato per vendicare uno schiaffo dato a Michele Minella, fratello di Matteo e genero del boss Misceo. Il delitto sarebbe stato commissionato dal boss e materialmente eseguito da Amoruso. I tre imputati sono detenuti per questi fatti dal gennaio 2014. Agli atti del processo ci sono anche le dichiarazioni della moglie di Amoruso, che collaborato con le indagini, che ha raccontato agli inquirenti le fasi successive al delitto, dalle operazioni per ripulire gli abiti e disfarsi dell’arma, al lavaggio del killer con l’urina di tre bambini per cancellare le tracce di polvere da sparo. (foto Luca Turi)

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