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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 12:15

Imprenditore non versò 102mila euro di Iva Il giudice: non è reato

BARI – Il giudice monocratico di Bari Clara Rita Goffredo ha assolto "perchè il fatto non sussiste" un imprenditore barese dal reato di omesso versamento Iva per 101.992 euro. Applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, la 80 del 2014, secondo la quale non è penalmente sanzionabile l’omesso versamento di Iva per importi inferiori a 103.291,38 euro, il giudice ha assolto il 52enne Domenico Laghetti, rappresentante legale della società 'Nts New Transport Service Srl' con sede nella zona industriale di Bari, difeso dall’avvocato Antonio Falagario
Imprenditore non versò 102mila euro di Iva Il giudice: non è reato
BARI– Il giudice monocratico di Bari Clara Rita Goffredo ha assolto "perchè il fatto non sussiste" un imprenditore barese dal reato di omesso versamento Iva per 101.992 euro. Applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, la 80 del 2014, secondo la quale non è penalmente sanzionabile l’omesso versamento di Iva per importi inferiori a 103.291,38 euro, il giudice ha assolto il 52enne Domenico Laghetti, rappresentante legale della società 'Nts New Transport Service Srl' con sede nella zona industriale di Bari, difeso dall’avvocato Antonio Falagario.

L'illecito fiscale risale al 2007. La Consulta, chiamata a pronunciarsi sulla questione di costituzionalità proposta dal Tribunale di Bergamo nel settembre 2013, ha dichiarato l'illegittimità di un articolo della legge sui reati tributari, la n.74/2000, che sanzionava l’omesso versamento per importi superiori ai 50mila euro, mentre in un altro articolo puniva la dichiarazione infedele dei redditi solo nel caso in cui l'imposta evasa avesse superato i 103.291,38 di euro. In questo caso la norma, sul piano della pena, era più severa con chi aveva presentato regolarmente la dichiarazione Iva senza versare l'imposta dovuta, rispetto a chi non avendo presentato la dichiarazione ed evadendo l’imposta si era reso responsabile di un illecito più grave. Una discrasia che la Consulta ha ritenuto incostituzionale.

In particolare, la Corte costituzionale ha rilevato la violazione del principio di uguaglianza affermando che "è necessario allineare la soglia di punibilità dell’omesso versamento dell’Iva – quanto ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011 – alla più alta fra le soglie di punibilità delle violazioni in rapporto alle quali si manifesta l’irragionevole disparità di trattamento: quella, cioè, della dichiarazione infedele (103.291,38 euro)".

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