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Lunedì 20 Novembre 2017 | 08:37

Immigrazione a Bari I profughi di Santa Chiara in tendopoli e a Villa Roth

di ANTONELLA FANIZZI
BARI - I migranti che occupano abusivamente l’ex convento di Santa Chiara, divenuto inagibile a causa di un incendio, saranno trasferiti nella tendopoli di via Brigata Regina, fra via Napoli e corso Vittorio Veneto, e a Villa Roth. Il sindaco Antonio Decaro, incaricato dalla Prefettura di gestire la seconda accoglienza degli extracomunitari che hanno ottenuto lo status di rifugiato e che hanno diritto, in base alla legge italiana, a una sistemazione dignitosa, ha incontrato il presidente della Provincia Francesco Schittulli per chiedergli di mettere a disposizione un immobile per fronteggiare l’emergenza abitativa
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Immigrazione a Bari I profughi di Santa Chiara in tendopoli e a Villa Roth
di Antonella Fanizzi

BARI - I migranti che occupano abusivamente l’ex convento di Santa Chiara, divenuto inagibile a causa di un incendio, saranno trasferiti nella tendopoli di via Brigata Regina, fra via Napoli e corso Vittorio Veneto, e a Villa Roth.

Il sindaco Antonio Decaro, incaricato dalla Prefettura di gestire la seconda accoglienza degli extracomunitari che hanno ottenuto lo status di rifugiato e che hanno diritto, in base alla legge italiana, a una sistemazione dignitosa, ha incontrato il presidente della Provincia Francesco Schittulli per chiedergli di mettere a disposizione un immobile per fronteggiare l’emergenza abitativa.

Il problema si è posto perché il campo in fase di allestimento nell’area dismessa della Set di via Brigata Regina non ha spazi sufficienti a ospitare i 200 stranieri.

Schittulli non ha avuto remore a concedere Villa Roth, l’edificio sul quale è in corso una causa, giunta al terzo grado di giudizio, finalizzata ad attestare che la proprietà è del Comune: Villa Roth precedentemente è già stata occupata dal collettivo poi sfrattato e che ha in seguito preso possesso dell’ex caserma Rossani.

Ottenuto il via libera dalla Provincia, da oggi l’Amiu e la Multiservizi si occuperanno di ripulire il luogo. La palazzina dovrà essere attrezzata per ospitare gli immigrati, probabilmente le famiglie con i bambini.

La decisione ha un duplice obiettivo: garantire condizioni di vita migliori nella tendopoli, dove a giorni saranno sistemati i container per i servizi igienici dotati di luce e acqua calda, e cercare di ridurre la presenza massiccia dei rifugiati nel quartiere Libertà, dove i cittadini protestano contro l’arrivo dei nuovi ospiti.

In prima fila nella battaglia contro il trasferimento degli occupanti dell’ex convento della città vecchia ci sono le mamme i cui figli frequentano la materna «Il padiglione», la scuola che fa parte dell’istituto comprensivo Perone-Levi, e che confina con i capannoni dismessi della ex Società europea trasporti.

Anche ieri le donne sono tornate alla carica: alla preside hanno chiesto di trovare una sistemazione alternativa per i bambini, possibilmente all’interno della scuola Collodi. Ipotesi però di difficile realizzazione: la Collodi non ha aule da destinare ai 120 piccoli della materna. E comunque sarebbe necessario creare due ingressi separati per gli alunni della elementare e per quelli della scuola dell’infanzia.

Le madri non si arrendono: questo pomeriggio, alle 18, parteciperanno all’assemblea cittadina promossa dal comitato di quartiere, che si terrà al Bar Mistral di via Tommaso Fiore. Finora nessuna ha tolto i figli dalla scuola, ma la minaccia è stata portata all’attenzione del sindaco Antonio Decaro che quattro giorni fa ha dialogato con le signore.

Il sindaco è stato chiaro: quel trasferimento si farà la prossima settimana perché il Comune non è in possesso di altri siti idonei ad ospitare i migranti. Lo spostamento sarà temporaneo, della durata di un mese e mezzo, il tempo necessario a costruire i moduli abitativi finanziati con un milione 300mila euro dal ministero dell’Interno. La seconda accoglienza, per chi ha i documenti in regola, è un obbligo di legge, gestito insieme alla Protezione civile e alla Prefettura.

Le mamme e gli abitanti del Libertà temono però disordini. Richiamano ad alta voce l’incendio che ha reso pericolante il convento, hanno paura che fra stranieri e residenti scoppino conflitti sociali e che ad andarci di mezzo siano i bambini.

Eppure a dividere l’area ex Set e la scuola c’è un muro con il filo spinato e gli extracomunitari che hanno vissuto nella città vecchia per due anni non hanno creato nessun problema. Molti di loro hanno visitato i capannoni e si augurano che quello diventi un luogo di scambio di culture e di esperienze.

Intanto al fianco dei residenti si sono schierati i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia - Alleanza nazionale e l’associazione Sos città.

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