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Sabato 18 Novembre 2017 | 10:50

Pagava il «pizzo» a 3 famiglie di un clan sei arresti nel Barese

BARI – Un commerciante costretto a pagare per anni il pizzo alle famiglie di tre detenuti vicini al clan mafioso dei Di Cosola in contrasto tra di loro. Le indagini dall'aprile scorso dopo un attentato dinamitardo ai danni di un negozio di Adelfia, già danneggiato qualche mese prima da un incendio. Il commerciante terrorizzato avrebbe quindi deciso di pagare il pizzo a tutti e tre, arrivando a sborsare fino ad 800 euro mensili, fino a quando ha deciso di collaborare
Pagava il «pizzo» a 3 famiglie di un clan sei arresti nel Barese
BARI – Un commerciante di Adelfia sarebbe stato costretto a pagare per anni il pizzo alle famiglie di tre detenuti vicini al clan mafioso dei Di Cosola: per il reato di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso sei persone sono state arrestate dai Carabinieri di Triggiano. Tra loro due donne, moglie e madre di due dei detenuti coinvolti, alle quali sono stati concessi i domiciliari. I fatti contestati risalgono agli anni 2009-2014.

Le indagini, coordinate dall’Antimafia, sono cominciate nell’aprile scorso dopo un attentato dinamitardo ai danni di un negozio di Adelfia, già danneggiato qualche mese prima da un incendio. L’esplosione di aprile aveva gravemente danneggiato l'ingresso dell’esercizio commerciale e due auto parcheggiate, frantumando i vetri delle vicine abitazioni.

Le indagini hanno evidenziato come la vittima avesse iniziato a pagare il pizzo di 500 euro al mese circa cinque anni fa, a favore dei familiari del primo detenuto. Improvvisamente, all’inizio del 2013, per divergenze interne al clan, sarebbe arrivato l’ordine di pagare ai familiari di altri due detenuti. La cosa – hanno ricostruito i Carabinieri – non sarebbe evidentemente piaciuta alla famiglia del primo e lo sgarro sarebbe stato punito con la bomba. Il commerciante terrorizzato avrebbe quindi deciso di pagare il pizzo a tutti e tre, arrivando a sborsare fino ad 800 euro mensili, fino a quando, esasperato e sull'orlo del fallimento, ha deciso di collaborare con gli investigatori.  

L'ordinanza di custodia cautelare è stata notificata in carcere ai pregiudicati Giulio Marino, di 31 anni, Gaetano Moschetti, di 30 anni, Antonio Foggetti, di 26 anni, già detenuti per altra causa. In cella nell’ambito di questa indagine il pregiudicato 49enne Cosimo Marino, padre di Giulio. Arresti domiciliari per la moglie di Marino, la 32enne Annalisa Accettura, e per la mamma di Foggetti, la 51enne Lucia Emanuele.

Le donne avrebbero avuto il compito di ritirare i soldi e portarli in carcere ai familiari detenuti. In alcuni casi, hanno ricostruito i carabinieri, il denaro riscosso dalle donne finiva ai detenuti attraverso vaglia postali.

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