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Sabato 18 Novembre 2017 | 05:52

«In Ateneo a Bari giusto stop ai prof conviventi e non solo ai coniugi»

di LUCA BARILE
BARI - «Qualcuno ci è rimasto male, forse perché credeva che fossimo un orpello, una figura di pura rappresentanza e invece abbiamo fatto il nostro lavoro». Il professor Ugo Villani, presidente del collegio dei garanti dei comportamenti nell’Università di Bari, ha vinto la sua battaglia quando col divieto di partecipazione ai prossimi concorsi per chi abbia già mariti e mogli nel medesimo dipartimento. Ma i conviventi? L’esempio delle amanti è stato citato per davvero nella discussione dell’ultimo senato accademico (foto)
«In Ateneo a Bari giusto stop ai prof conviventi e non solo ai coniugi»
di Luca Barile

BARI - «Qualcuno ci è rimasto male, forse perché credeva che fossimo un orpello, una figura di pura rappresentanza e invece abbiamo fatto il nostro lavoro». Il professor Ugo Villani, presidente del collegio dei garanti dei comportamenti nell’Università di Bari, ha vinto la sua battaglia quando, venerdì scorso, il senato accademico ha deliberato, accogliendo la sua proposta, di vietare la partecipazione ai prossimi concorsi a chi abbia già mariti e mogli nel medesimo dipartimento. «Abbiamo salvaguardato l’immagine dell’ateneo all’esterno - aggiunge Villani, anche nella veste di decano dei giuristi baresi - ed all’interno abbiamo colto l’occasione di dare un esempio di coerenza morale ai nostri studenti». Ma con le coppie di fatto, come la mettiamo? E con gli amori clandestini?Tra il serio e il faceto, ma con ricadute pratiche molto concrete, l’esempio delle amanti è stato citato per davvero nella discussione, lunga e appassionata, dell’ultimo senato accademico. La decisione finale ha superato, di fatto, il vecchio codice etico del 2007, che fu redatto per redimersi dalla parentopoli universitaria, ma era aggirabile se i coniugi, pur nello stesso dipartimento, appartenevano a settori scientifici diversi. E supera la legge Gelmini del 2012, che doveva reprimere il fenomeno e vieta, per questo, le chiamate dei professori nello stesso dipartimento (indipendentemente dal settore) addirittura fino al quarto grado di parentela e affinità. Ma nulla dice del rapporto coniugale, che invece è il presupposto dell’affinità. Della serie: non posso chiamare il cugino di mia moglie, ma posso farlo con la mia signora.

Il parere Villani, recepito dal senato accademico, salta il problema dell’assunzione e vieta, a monte, la partecipazione ai bandi di concorso, interpretando la Gelmini valida anche per mogli e mariti. Esattamente come ha fatto, con sentenza del 2013, il Consiglio di Stato quando è stato interpellato per questioni analoghe in altra università. L’incompatibilità varrà per le prossime selezioni di docenti abilitati nel listone nazionale, quelli del nuovo sistema di reclutamento. A breve sarà lanciata una procedura per 31 nuovi professori associati. Ma non si applica per i vecchi idonei, quelli dei concorsi pre Gelmini. Il rovescio della medaglia, adesso, è capire se questo indirizzo dell’Ateneo di Bari ponga degli interrogativi su possibili disparità di trattamento. E qui si è aperto il capitolo delle relazioni clandestine e delle coppie di fatto.

«Non vi nascondo - dice il professor Villani - che ero favorevole ad estendere l’incompatibilità anche alle convivenze. Però andavamo incontro ad una discussione non facile - aggiunge - e temevamo di mettere troppa carne a cuocere con il rischio di non concludere nulla». L’esito del senato accademico, difatti, non era affatto scontato e decisivo, a quanto riferiscono fonti dell’Ateneo, pare sia stato il ruolo del rettore, Antonio Uricchio, in carica da un anno il quale sosteneva la linea del garante. «Non è da escludere che si ritorni sull’argomento - dichiara ancora Villani - ma non sarà facile per via della difficoltà di censire le situazioni di fatto». In altre università, la convivenza è stata inserita esplicitamente nel codice etico come parificata al coniugio. E poi, resta il capitolo del personale tecnico ed amministrativo. Perché, si stanno domandando tra i professori, il divieto dovrebbe valere soltanto per i concorsi dei docenti e non per i funzionari e dirigenti?

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