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Domenica 19 Novembre 2017 | 05:53

Condannato, non lo sa albanese torna in Italia ed è arrestato a Bari

BARI – Torna in Italia dopo 15 anni e, ignaro di essere stato processato e condannato per violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione, viene arrestato alla frontiera con un ordine di carcerazione perchè deve scontare una pena definitiva a 5 anni e 6 mesi di reclusione. La sentenza, però, apprende durante la detenzione in Puglia, non è mai stata notificata al suo difensore di fiducia che, quindi, non ha potuto impugnarla. È la storia di un imprenditore albanese di 47 anni, Luan Tabaku
Condannato, non lo sa albanese torna in Italia ed è arrestato a Bari
BARI – "E' stato un incubo" ha detto al suo avvocato durante i due mesi di detenzione nei penitenziari di Bari e Lecce per scontare una condanna definitiva di cui non aveva mai saputo nulla. L’imprenditore 47enne Luan Tabaku, proprietario di un piccolo albergo in Albania, è tornato in libertà nei giorni scorsi ma la sua vicenda giudiziaria è tutt'altro che conclusa.

Lo scorso agosto è tornato in Italia dopo 15 anni e, ignaro di essere stato processato e condannato per violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione, è stato arrestato alla frontiera con un ordine di carcerazione per scontare una pena definitiva a 5 anni e 6 mesi di reclusione. La sentenza, però, non sarebbe mai stata notificata al suo difensore di fiducia che, quindi, non ha potuto impugnarla.

La storia inizia nel 1999. L’uomo, in vacanza a Milano, conosce una ragazza ucraina e se ne innamora. La relazione dura pochi mesi e dopo la separazione lei lo denuncia sostenendo di essere stata attirata in Italia con la promessa di un lavoro e di essere stata poi indotta alla prostituzione dal 47enne. Sulla base delle dichiarazioni della presunta vittima, Tabaku viene indagato dalla Procura di Milano. Nomina un difensore di fiducia e lascia il Paese per motivi di famiglia prima dell’inizio del processo, "conscio e sicuro – sostiene oggi il suo difensore - della propria estraneità ai fatti". Ad aprile 2002 la sentenza di primo grado (mai impugnata e diventata definitiva ad ottobre dello stesso anno) che lo condanna a 5 anni e 6 mesi di reclusione, "in assenza di riscontro – dice l’avvocato – alle dichiarazioni delle persone offese" la cui "fantasiosa ricostruzione" potrebbe essere "dovuta alla circostanza - riferisce il legale – di poter richiede e ottenere il permesso di soggiorno in caso di denuncia di sfruttamento della prostituzione".

Della vicenda processuale l’imputato non viene mai informato, fino al rientro in Italia nell’agosto scorso. Nel porto di Bari l'uomo viene arrestato e condotto prima nel carcere del capoluogo poi in quello di Lecce. Nominato un nuovo difensore, Fabio Schino, scopre che la sentenza di condanna era stata notificata al legale sbagliato. L’avvocato Schino chiede quindi al Tribunale di Milano di sospendere l’esecuzione della pena per nullità della notifica della stessa. Il Tribunale chiede parere alla Procura di Milano che, dopo due mesi di detenzione, dispone la scarcerazione di Tabaku (tenuto conto anche della circostanza che i reati contestati sono ormai prescritti) in attesa di un incidente di esecuzione che dia all’imputato la possibilità di accedere al giudizio di secondo grado.

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