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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 06:47

«Parentopoli» All'Università di Bari il caso di mariti e mogli

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - La legge Gelmini ha un buco, un buco che sta spaccando il mondo accademico e in particolare l’Università di Bari, dove sono in arrivo i bandi per reclutare 31 nuovi professori associati. Nell’eterna lotta al familismo universitario si pone un problema non da poco: sebbene sia vietato assumere chi ha «parenti o affini fino al quarto grado» nello stesso dipartimento, quel divieto non vale per mogli o mariti
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di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Forse si è trattato di una svista. Forse, ed è più probabile, di un calcolo ben ponderato. Fatto sta che la legge Gelmini ha un buco, un buco che sta spaccando il mondo accademico e in particolare l’Università di Bari, dove sono in arrivo i bandi per reclutare 31 nuovi professori associati. Nell’eterna lotta al familismo universitario si pone un problema non da poco: sebbene sia vietato assumere chi ha «parenti o affini fino al quarto grado» nello stesso dipartimento, quel divieto non vale per mogli o mariti. E a Bari, tra quanti aspirano a un posto da professore, ce ne sono parecchi. Il problema è stato sollevato dal Collegio dei garanti, che ha fatto emergere le incongruenze tra la legge (e il nuovo regolamento di Ateneo) e il codice etico dell’Università di Bari, in cui - oltre ai parenti fino al quarto grado - è vietata anche l’assunzione del coniuge.

In una lettera, il presidente del Collegio, Ugo Villani, ha dunque invitato i colleghi a una interpretazione «costituzionalmente orientata» della legge Gelmini: «Sarebbe irragionevole - scrive - sancire il divieto per gli affini entro il quarto grado e non per il coniuge». Al telefono, il professor Villani è ancora più esplicito: «Non posso chiamare in dipartimento il cugino di mia moglie, che magari non ho mai visto in vita mia, ma posso chiamare mia moglie. È una situazione assolutamente irragionevole, ed ecco perché mi sembrava giusto sollevare una questione che ha una indubbia rilevanza etica: per questo proponiamo una interpretazione della legge Gelmini che a noi pare giusta, ed è sostenuta da una sentenza del Consiglio di Stato».

I giudici amministrativi hanno infatti annullato un assegno di ricerca che l’Università di Teramo aveva assegnato alla moglie di un ricercatore dello stesso dipartimento: «Se l’affinità presuppone il coniugio - hanno scritto i giudici -, la ragione di incompatibilità riferità all’affinità a maggior ragione vale per il coniugio»: in caso contrario, hanno avvertito, si rischia di istituzionalizzare «il biasimevole, ma non infrequente, fenomeno detto del familismo universitario».
Ma per il momento il corpo docente barese si è mostrato scettico. Il codice etico, fanno notare in molti, è obsoleto (è stato emanato prima della legge 240, quando esistevano ancora le facoltà, e parametrava le incompatibilità ai settori scientifico-disciplinari), e spesso le relazioni personali tra colleghi nascono proprio in dipartimento.

Altre Università (Milano Bicocca, Firenze, Venezia) hanno però emanato regolamenti che vietano anche mariti e mogli, seppur con sfumature diverse (in alcuni casi il divieto vale solo per i nuovi ingressi e non per le progressioni di carriera). Bari, invece, ha emanato un regolamento - non ancora in vigore - che richiama parola per parola il testo della legge Gelmini, e dunque salta a piè pari il problema dei coniugi. «Sono impegnatissimo a difendere il codice etico - dice il rettore Antonio Uricchio - ma quella del Collegio dei garanti non è una interpretazione univoca. Per questo motivo ho convocato per venerdì il Senato accademico, in quella sede il professor Villani rappresenterà le sue conclusioni e decideremo».

È probabile che si arrivi a una votazione, ed a quel punto potrebbe accadere di tutto: anche che il Senato voti per ammettere ai concorsi mariti e mogli. Anche perché le prime 31 assunzioni secondo la legge Gelmini preludono a una successiva infornata di professori associati: se i vincitori dei concorsi (una procedura comparativa telematica) risulteranno già in servizio presso l’Università, infatti, i singoli dipartimenti potranno utilizzare le risorse economiche liberate per effettuare chiamate dirette a chi ha conseguito l’ido - neità nel concorso nazionale.

A Bari i casi di marito professore e moglie ricercatore nello stesso dipartimento (o viceversa) sono diverse decine. A Giurisprudenza, a Medicina, ma anche (e forse soprattutto) nelle facoltà scientifiche. La legge Gelmini ha eliminato la figura del ricercatore a tempo indeterminato, quelli che ci sono sono destinati a diventare tutti (prima o poi) professori. E c’è una vera guerra per chi deve entrare per primo.

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