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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 02:55

«Io, truffato e picchiato ecco come non finire vittima di un raggiro»

di ENRICA D’ACCIÒ
BARI - «Non sono un truffatore, sono stato anche io truffato. E per questo dico ai disoccupati: non vi fidate degli annunci on line». Parla Felice Di Modugno, operaio edile di Ruvo. Eera pronto a partire per un ingaggio a Roma, dopo aver firmato un contratto e versato 150 euro di assicurazione. Solo che il bus che avrebbe dovuto portare i lavoratori sul cantiere non si è mai presentato e un gruppo di aspiranti operai lo ha picchiato
«Io, truffato e picchiato ecco come non finire vittima di un raggiro»
di ENRICA D’ACCIÒ

BARI - «Non sono un truffatore, sono stato anche io truffato. E per questo dico ai disoccupati: non vi fidate degli annunci on line». Dopo settimane di silenzio, e un trauma facciale per percosse, parla Felice Di Modugno, operaio edile di Ruvo, consigliere comunale di Rifondazione Comunista, finito suo malgrado al centro di un sporca vicenda. A fine settembre, insieme ad altri venti disoccupati, era pronto a partire per un ingaggio a Roma, dopo aver firmato un contratto e versato 150 euro di assicurazione. Solo che il bus che avrebbe dovuto portare i lavoratori sul cantiere non si è mai presentato e un gruppo di aspiranti operai ha picchiato duro Di Modugno, reo, a loro dire, di aver concertato l’intera truffa.

Il racconto: «Da due anni non lavoro. A fine agosto, trovo un annuncio on line. Cercano trasfertisti, muratori, idraulici, elettrici disposti a fare i pendolari dal nord Italia e dal nord Europa per lavorare. Ho subito chiamato il numero di cellulare che c’era nell’annuncio e ho conosciuto, sempre solo per telefono, un certo Marco. Si è presentato come il responsabile della ditta di Reggio Emilia, con sede legale a Monaco, in Germania, che cercava lavoratori per un cantiere a Roma».

L’offerta promette bene: contratto di un anno, 26 euro l’ora, 150 euro da versare per l’assicurazione per gli infortuni e l’integrazione in caso di pioggia. «Ho fatto vedere il contratto ad alcuni esperti. Ci sono decine di agenzie, in Svizzera e in Germania, che lavorano con i trasfertisti: chiedono tutti l’assicurazione, è di prassi». Di Modugno firma il contratto, versa la quota dell’assicurazione, ne parla con gli amici. «È partito il passaparola fra gli amici, e poi fra gli amici degli amici. Ognuno ha contattato questo Marco, ha firmato il contratto e fatto il bonifico. Io non sono stato il tramite di nessuno e non ho fatto promesse. Men che meno per il mio incarico di consigliere».

Arriva la prima convocazione. A metà settembre, un bus partirà da Foggia per il primo ingaggio. «Eravamo una decina, tutti da Ruvo. Il bus non si è presentato. L’agenzia ci ha detto poi che c’era stato un incidente sul cantiere, un operaio morto per infarto, e tutto era rinviato di una settimana». Nuovo appuntamento domenica 28 settembre. «Eravamo una ventina, da Ruvo, da Bitonto e dalla provincia di Foggia. C’erano anche alcuni ragazzi di Giovinazzo, che nessuno aveva mai visto». Quando il bus non arriva, qualcuno mugugna, qualcuno se ne va. «Poi, uno dei ragazzi di Giovinazzo mi ha preso la testa sotto il braccio, un altro mi ha spinto a terra, il terzo mi ha dato un calcio in faccia e uno sul petto. Ho tirato un morso al braccio che mi stringeva il collo, sono scappato e un passante mi ha raccolto dalla strada, portandomi all’ospedale».

L’emozione tradisce Di Modugno e gli occhi diventano lucidi. «Non so chi ha mandato quei ragazzi, perché erano lì ma sono sicuro che c’è una spiegazione e che la magistratura mi darà le risposte che cerco». Le indagini sono nelle mani dei carabinieri della stazione di Ruvo. Si indaga per truffa, si spulcia nei conti correnti indicati per il versamento dell’assicurazione. «Dopo l’aggressione, non ho parlato con i miei amici. Mi sento in colpa, deluso, eppure sono una vittima anch’io. Anche per questo, vorrei tranquillizzarli. I carabinieri li troveranno. E noi non dobbiamo cascarci più».

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