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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 14:09

Barivecchia da salvare Il borgo antico dopo il piano Urban

BARI - Così il 6 novembre, anche con il contributo dell’auditorium della Vallisa, nella Sala Odegitria si terrà la prima vera conferenza pubblica sullo stato di salute di Barivecchia. Un incontro aperto, al quale si spera partecipino ampi pezzi di città, sia solo per ascoltare o per guardarsi allo specchio. Un breve «viaggio» che la Gazzetta comincerà a pubblicare a partire da mercoledì
Se il futuro tramonta, salviamo il borgo antico di Carmela Formicola
Barivecchia da salvare Il borgo antico dopo il piano Urban
BARI - Don Franco Lanzolla, il parroco della Cattedrale, con la Gazzetta del Mezzogiorno, il mese scorso, commentava la scena di una limousine lunga 12 metri che di domenica mattina portava un bambino in chiesa per la prima comunione. Erano poi seguiti i fuochi d’artificio. È come se in quel modo, al di là della spacconeria, o del kitch, qualcuno volesse dare un messaggio ben preciso alla gente del quartiere: siamo noi il vostro Welfare.
Don Franco, senza accenti d’accusa piuttosto da osservatore delle dinamiche cittadine, commentava anche il ruolo della borghesia, intellettuali e professionisti «chiusi nelle ville», mentre la strada consuma la sua quotidianità più o meno difficile.

«Beh, sì, un po’ mi sono sentito chiamato in causa. E così sono andato a trovare don Franco Lanzolla», dice Franco Neglia, presidente dell’associazione Murattiano, associazione nata dopo lo scandalo Tarantini, quando l’Italia intera disquisiva dei coca party cittadini e delle fanciulle baresi offerte in dono al Cavaliere. «Ma Bari non è tutto questo», si dissero con un po’ d’orgoglio Neglia e soci: così nacque il Murattiano che continua a interrogarsi sulla città, sulle sue dinamiche con una intensa (giustificata) preoccupazione del futuro.

E torniamo a Barivecchia. I locali che precedono la stanza di don Lanzolla, in Cattedrale, sono un viavai di gente d’ogni tipo, una quotidiana anticamera in cerca di varia forma d’aiuto. Lavoro, lavoro, lavoro: è la richiesta prioritaria. Ma c’è tanto altro, a parte il ritornare a certe scorciatoie di vita, frutto della crisi, per la gran parte, e di un po’ di abbandono: al di là delle ultime elezioni amministrative, quando da queste parti si è venuti come da copione a bussare per rastrellare voti, l’attenzione sul territorio nella sua complessità sembra esser venuta meno. «La verità è che Bari è debitrice nei confronti della città vecchia per numerose cose - commenta Franco Neglia - per il culto di San Nicola, con tutto ciò che comporta, per il senso di comunità, che qui è il dna stesso, non ultimo per le migliaia di braccia fornite all’economia barese, dalle commesse ai lavoratori del porto».

Dal dialogo tra l’associazione Murattiano e la parrocchia Cattedrale è nata la voglia di tornare a parlare, collettivamente, di passato e futuro. Così il 6 novembre, anche con il contributo dell’auditorium della Vallisa, nella Sala Odegitria si terrà la prima vera conferenza pubblica sullo stato di salute di Barivecchia. Un incontro aperto, al quale si spera partecipino ampi pezzi di città, sia solo per ascoltare o per guardarsi allo specchio. Parlare, dunque. Ma le parole non bastano. In quell’occasione si tenterà di produrre idee, progetti, strategie perché il Welfare dell’illegalità non prenda il sopravvento e tutto il cammino di riscatto fatto dal quartiere non vada smarrito.

Come? Prima ancora del lavoro c’è da preoccuparsi dei bambini. Qualche educatore della stessa città vecchia ha spesso sentenziato «dopo i 10 anni li hai praticamente persi», alludendo a quell’infanzia che nell’abbandono istituzionale, respirando illegalità, si trasformi quasi inevitabilmente in un’adolescenza incline a infrangere le regole. Infanzia vuol dire futuro. Ma anche presente e passato: genitori e nonni, e dunque la famiglia di oggi e quella di ieri.

Che succede alle famiglie di Barivecchia? Come vivono le donne, le ragazze, le nonne, la realtà mutata della città nella città? Commercio, lavoretti, turismo, impiego pubblico? E i vecchi mestieri? E quali prospettive in tempi di crisi? E quali priorità nell’educare i figli. E soprattuto: andare via o restare? E perché? Interrogativi che la Gazzetta ha fatto propri girandoli a loro, alle donne, giovani e meno giovani della città vecchia. Le risposte? Sono contenute in un breve «viaggio» che cominceremo a pubblicare a partire da mercoledì.

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