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Domenica 19 Novembre 2017 | 04:08

Quadretti Selvaggi Quando l'obesità vuol dire discriminazione

di ALBERTO SELVAGGI
BARI - Sono tutti col naso in su. Anche dal cielo c’è qualcuno che scruta, magari. È in corso il più grande spettacolo del mondo, non fosse che il Dispiacere, come nel circo i clown, ha dipinto il suo volto sul volto di tutti quanti. Perché conoscono «quella brava donna». Una signora sepolta in se stessa da 230 chilogrammi.I vigili del fuoco volteggiano attorno al balcone del quinto piano, camion rosso in strada, una scala infinita, la toboga, barella tarata sui 300 kg, sale per imbracare uno dei più vasti corpi di donna di Bari
Quadretti Selvaggi Quando l'obesità vuol dire discriminazione
di ALBERTO SELVAGGI

Sono tutti col naso in su. Anche dal cielo c’è qualcuno che scruta, magari. È in corso il più grande spettacolo del mondo, non fosse che il Dispiacere, come nel circo i clown, ha dipinto il suo volto sul volto di tutti quanti. Perché conoscono «quella brava donna». Una signora sepolta in se stessa da 230 chilogrammi.

I vigili del fuoco volteggiano attorno al balcone del quinto piano, camion rosso in strada, una scala infinita, la toboga, barella tarata sui 300 kg, sale per imbracare uno dei più vasti corpi di donna di Bari. «È un intervento di grande difficoltà», spiegano i pompieri del gruppo Saf (Speleo alpino fluviale), l’unico in grado di compiere simili incarichi.

Essere obesi gravi è un destino dannato. Lei è lì, dannazione, nella gigantesca, molle prigione che le si è espansa attorno alle ossa. Cetaceo spiaggiato su un intero letto matrimoniale. È distante dal soggiorno che s’apre allo sbarco, per trascinarla, sedata, sotto ossigeno, flebo, ci vogliono cinque uomini. Murata viva da dieci anni, prima girava a fatica col bastone. Ha abbandonato la florida attività commerciale. Devono trasportarla ad Avellino, in un centro attrezzato: mai avrebbe potuto entrare nell’ascensore. Per le scale la circonferenza le impedisce oltretutto la necessaria visione. Condannata da un male evidente perché sconosciuto.

Dio, che impressione. Nel rione Madonnella un altro condannato, sotto sedativi, si è risvegliato in discesa tra le cinghie sulla scala telescopica e ha cacciato un «Madonna aiutami!». «A Barletta è stato un inferno - racconta un prode del Saf - strade strettissime nel centro storico, non riuscivamo a manovrare».

C’è voluto lo choc di questi frangenti veri e visionari a provarci che Fabio aveva ragione. Fabio De Nunzio, quello che su Striscia la notizia con Mingo fa coppia muto. Quello che da 145 kg è sceso a 125 «mangiando mediterraneo, come tutti i bimbi dovrebbero fare: sindaco, assessori comunali e regionali, aiutateci a prevenire il male». Quel Fabio che ha scritto un libro con Vittorio Graziosi, Sotto il segno della bilancia (Aliberti editore), ottenendo il riconoscimento di Cavaliere del Millennio per la pace ad Assisi. Che ha svelato l’impossibile davanti ai nostri occhi ogni giorno.

In Italia ci sono sei milioni di obesi, tra i quali il 36% sono bambini, cifra che sale - sopratutto al Sud - al passo con l’alimentazione sbagliata e con la sedentarietà legata a smartphone e computer. Esiste il diabete in infanzia. E mancano barelle adeguate al Giovanni XXIII come al Policlinico. I centri obesità sono sopratutto al Nord. La «discriminazione da taglia» invece è diffusa. Perché nessuno la immagina, nessuno la nomina. L’obesità non va in carrozzella, né con un cane per ciechi, è in scacco alle barriere architettoniche.

Vedete «il buon Fabio», «cicciotto a causa di cure precoci al cortisone contro l’asma bronchiale?». Bene. Seguiamolo. Entra in una banca del Libertà. Deposita «gli oggetti metallici nell’apposita cassettiera». Ma la porta girevole non lo lascia passare: «È vietato entrare in più di una persona». Perché tarata sull’esclusione.

Fabio entra in un negozio di abiti: «Ritiriamo solo taglie normali, al massimo la 48-50. Mai le 60 o 70». Non riesce a infilarsi nei vecchi ascensori a due porte, nel Petruzzelli, nei cinema non esistono poltrone riservate, idem nelle restanti sale italiane. Fabio è nato col sole, sorridendo ha retto allo scherno scolastico, ma tanti si deprimono, si rintanano in casa e l’assenza di movimento alimenta il cancro del grasso.

Compleanno alla buona in un fast-food. Le sedie sono avvitate al pavimento, i tavoli anche. Fabio non riesce a sedere al suo posto, si emargina a un angolo su una sedia portata dal titolare. Fabio deve andare a Milano in Mediaset per aggiornare il contratto. È già un problema salire il gradino del bus. Raggiungere la zona posteriore dove ci si può accomodare su due posti vacanti. Già; e il volo? Sulla poltrona l’inviato di Striscia entra come il tappo nel collo di champagne. «Se aumento di dieci chili sono spacciato». Per la cintura di sicurezza chiama la hostess: «È corta, mi serve l’aggiunta». Eccola, color arancione, marchio squillante di discriminazione.

Sui treni è peggio: i superveloci tipo Bari-Milano prevedono soltanto sedili da acciughe. Prenotare il salottino, prima classe più l’extra, è la soluzione: il biglietto più costoso. E in albergo? Verificare il bagno su internet, per prima cosa. Se c’è la doccia quadrata, ad apertura diagonale, «no buono», Fabio non riuscerà a entrare, dovrà smontare l’antina, e la cameriera dirà: «Ma scusi, si è rotta?».

Non parliamo poi delle tazze per evacuazioni. In Salento, dopo una serata, De Nunzio si assise su un cesso a sospensione, di quelli che si usano oggi: tra-track! Si disancorò dal muro, «anche se riuscii a completare l’operazione» puntellando la frana coi lombi. Non sappiamo se il vaso glielo misero in conto.

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